Nuove tabs per Home e Feed su Facebook: cosa c’è da sapere

Meta sta effettuando un’importante revisione dell’app di Facebook, con l’obiettivo di ottimizzarla costantemente per premiare gli utenti e contrastare la concorrenza delle piattaforme simili, in particolare TikTok. In quest’ottica si inserisce l’ultima miglioria, che riguarda la divisione del feed in due schede. Il feed di notizie originale è stato rinominato Home. Continuerà a funzionare come il vecchio feed di notizie visualizzando storie, post e altri contenuti di Facebook che l’algoritmo riterrà che possano interessare l’utente. La tab Feed invece, quella appena introdotta, mostrerà solo i contenuti di amici, gruppi e pagine seguite. In sintesi, fornirà contenuti dalle fonti che si seguono in ordine cronologico, il che significa che si vedranno prima i post più recenti.

Le parole di Mark Zuckerberg

Secondo Mark Zuckerberg, l’obiettivo è rendere più semplice il controllo dei contenuti che vedi e scopri su Facebook. E ha dichiarato in occasione della presentazione di questa novità: “Stiamo introducendo il nome Home per la tab che vedi quando apri l’app Facebook. Home è il punto di partenza per connettersi con familiari e amici, scoprire contenuti o creare post e Storie. Da Home puoi creare un Reel, vedere cosa condividono i tuoi contatti nella tab Feed e nelle Storie e creare una community basata su interessi nuovi e condivisi. La tua tab Home è personalizzata in modo univoco grazie al nostro sistema di classificazione tramite apprendimento automatico. Questo sistema prende in considerazione migliaia di segnali per evitare confusione e classificare i contenuti in base all’ordine che riteniamo potrebbe essere più valido per te. Stiamo investendo nell’AI per continuare a mostrare contenuti suggeriti in questa nuova esperienza con classificazione. Mentre nella tab Home troverai sempre nuove community con passioni e interessi condivisi, con Feed puoi continuare a vedere tutti gli aggiornamenti delle persone e community a cui tieni di più”.

Come si visualizza 

Sempre nel post di annuncio delle nuove funzioni è spiegato come si visualizzano. “Alcune persone vedranno Feed come tab nella barra dei collegamenti rapidi. Su iOS questa barra si trova in fondo all’app e su Android in alto. Prevediamo che questi aggiornamenti verranno implementati a livello globale nel corso della prossima settimana. Le tab nella barra dei collegamenti rapidi cambiano in base alle parti dell’app che usi di più. Puoi anche personalizzare e fissare una tab nella barra dei collegamenti rapidi, e in questo modo la sua posizione non cambierà”. 

Assicurazione auto: grazie al web gli italiani risparmiano 

Molti italiani fanno sempre più fatica a risparmiare: la difficile congiuntura economica, il rialzo dell’inflazione e i pesanti rincari sull’energia stanno mettendo a dura prova la capacità di spesa delle famiglie. Insomma, le conseguenze del rialzo generalizzato dei prezzi si possono toccare con mano anche nella cosiddetta ‘economia reale’.  Ma se per contenere la spesa mensile generale molti tendono a ‘tagliare’ beni e servizi considerati superflui, esistono alcuni costi fissi con cui è necessario continuare a confrontarsi. È il caso dell’assicurazione auto, che in Italia è obbligatoria per tutti coloro che possiedono un mezzo a motore, anche se non lo usano regolarmente. Per cercare di ridurre l’entità di questa spesa gli automobilisti si stanno rivolgendo alla rete per individuare le polizze caratterizzate dal miglior rapporto qualità-prezzo.

Stipulare la polizza direttamente online

Il web offre un grande aiuto nella gestione delle spese, soprattutto grazie alle possibilità offerte dai portali di comparazione. Un esempio è 6sicuro, realtà di riferimento nel settore attiva dal 2000, che propone un servizio a 360 gradi, affidabile e gratuito. Più in dettaglio, ogni assicurazione auto su 6sicuro viene selezionata guardando esclusivamente alle proposte più interessanti formulate dalle principali compagnie del settore. Il tutto con la possibilità di poter stipulare direttamente la polizza online. E questo si traduce in un risparmio ulteriore sui costi, poiché evita di dover passare per un intermediario ‘fisico’.

Valutare quale tipo di copertura scegliere

In Italia vige l’obbligo di assicurare il proprio mezzo a motore: tale stipula copre l’intestatario contro i danni derivati in caso di sinistro, tuttavia esistono anche altre garanzie, chiamate coperture accessorie, che possono essere molto utili, e in alcuni casi, anche fortemente raccomandate. È il caso della polizza contro furto e incendio, che tutela il contraente in forma diversa a seconda della tipologia di contratto che si decide di attivare. L’utente, ad esempio, può scegliere di sottoscrivere una copertura solo parziale, per cui la compagnia assicurativa risarcisce solo per un determinato importo. Il costo, ovvero il cosiddetto premio assicurativo, dipende da molte variabili, fra cui il valore vero e proprio dell’auto.

Dalla Kasko all’assistenza in caso di guasto

Un’altra copertura accessoria molto richiesta è la Kasko, che tutela l’intestatario anche qualora sia responsabile dei danni provocati. Inoltre, copre tutti gli incidenti che possono riguardare il veicolo, nonché i danneggiamenti accidentali. Si può anche decidere di assicurare solo alcune parti dell’auto, magari quelle più fragili e più esposte agli incidenti. È il caso della polizza cristalli, che assicura i vetri della macchina qualora siano soggetti a un incidente o a un danneggiamento accidentale, come ad esempio la caduta fortuita di un oggetto.
Molti utenti, poi, in particolare quelli che fanno largo uso della vettura o che per lavoro devono guidare per molte ore, scelgono di sottoscrivere l’assicurazione che prevede l’assistenza in caso di guasto. In questo caso, il sottoscrittore potrà richiedere l’intervento di un carro attrezzi che recuperi l’auto rotta senza costi aggiuntivi.

Mercato digitale: nel 2021 vale 75,3 miliardi, +5,3% 

Secondo il Report Il digitale in Italia 2022, condotto da Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende Ict, in collaborazione con netconsulting, la crescita del mercato digitale italiano nel 2021 si è attestata al+5,3%, per un valore complessivo di 75,3 miliardi di euro. Grazie alla ripresa dell’economia e alla spinta significativa ai progetti di digitalizzazione in molti settori produttivi, nell’anno passato il mercato digitale nazionale è tornato a crescere. Nella prima metà del 2022 il quadro internazionale, economico e geopolitico però è mutato. Per poter proseguire nel suo ruolo sempre più centrale e di traino del sistema Paese per il mercato digitale saranno fondamentali le riforme e gli investimenti previsti dal Pnrr.

Segno positivo per quasi tutti i settori del mercato

Dal rapporto annuale di Anitec-Assinform emerge che nel corso del 2021 a crescere sono stati quasi tutti i settori del mercato digitale. I Dispositivi e i Sistemi, ad esempio, hanno registrato un incremento del 9,1%, per un valore di 21,1 miliardi di euro, evidenziando un’accelerazione dovuta principalmente alle vendite dei personal computer e degli apparecchi televisivi. Anche il segmento del Software e delle Soluzioni Ict ha chiuso il 2021 a quota 8,1 miliardi di euro, con una crescita dell’8%, mentre i Servizi Ict hanno raggiunto 13,6 miliardi di euro, segnando una crescita complessiva del 7,6%.
Una crescita dovuta alla ripresa degli investimenti nei servizi di System Integration, tra i principali driver dei piani industriali delle maggiori aziende in tutti i settori, nonché dall’ulteriore importante crescita dei servizi di Cloud 

Il segmento dei Contenuti Digitali è in ripresa

Continua invece il trend negativo per i Servizi di Rete Tlc (-3,3%), anche se la diminuzione è avvenuta in misura minore rispetto all’anno precedente. Il rapporto segnala inoltre la ripresa del segmento dei Contenuti Digitali (+8,7%), trainati principalmente dal ritorno agli investimenti pubblicitari su piattaforme internet. 
“I dati fatti registrare nel corso del 2021 certificano che la digitalizzazione è stata un fattore imprescindibile per la ripresa dell’economia del nostro Paese – commenta Marco Gay, presidente Anitec-Assinform -. Non a caso la crescita del mercato digitale ha interessato tutti i principali settori economici. Lo scorso anno abbiamo inoltre accentuato e normalizzato l’impiego di soluzioni digitali nella vita di tutti i giorni, dal lavoro allo studio”. 

“Il digitale è qui per restare”

“I numeri sull’utilizzo di device e sugli investimenti in tecnologie ci rassicurano sulla diffusa percezione che il digitale è qui per restare – aggiunge Gay -. Ora stiamo affrontando uno scenario nuovamente mutato a causa del conflitto bellico in Ucraina, da problemi nelle catene di fornitura di alcuni beni, dal costo dell’energia e più in generale da un’inflazione crescente e preoccupante. Pertanto per bilanciare tali dinamiche e fare avanzare la transizione digitale dell’economia saranno fondamentali l’attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal Pnrr”.

Per un occupato su 4 “chi trova un amico trova un impiego” 

Negli ultimi dieci anni quasi un lavoratore su quattro (23%) ha trovato occupazione tramite amici, parenti, conoscenti, o attraverso contatti stabiliti nell’ambiente lavorativo (9%). Tra il 2011 e il 2021 i canali informali di ricerca hanno generato il 56% dell’occupazione: circa 4,8 milioni di posti di lavoro sottratti alla intermediazione ‘palese’. E oltre il 60% dell’occupazione generata dalle piccole imprese private (1-5 e 6-10 addetti), il 40% del totale del settore privato, passa in maniera consistente attraverso l’intermediazione informale. Ma il canale di ricerca cresciuto maggiormente negli ultimi dieci anni è l’autocandidatura, passata dal 13% al 18%, probabilmente anche in relazione al ruolo crescente dei social media.

L’intermediazione digitale rischia di alimentare ulteriormente l’informalità 

È quanto emerge dal policy brief dell’Inapp, che prende in esame i dati dell’indagine Inapp-Plus, sulla dinamica dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
“Sebbene solo il 2% degli occupati dichiari di avere trovato lavoro tramite app o social network – commenta Sebastiano Fadda, presidente Inapp – tuttavia, l’intermediazione digitale, se non adeguatamente regolata, rischia di alimentare ulteriormente l’informalità. Basti pensare che si è passati dal 25% degli occupati che nel 2000 dichiaravano di aver fatto ricorso a Internet durante la fase di ricerca di lavoro, al 50% del 2010, fino al 75% del 2021”.

Si riduce il ruolo dei concorsi pubblici

Tra i canali formali, si riduce il ruolo dei concorsi pubblici (10%, -7% rispetto a dieci anni fa), per effetto della riduzione del perimetro del settore pubblico e del blocco del turn-over nella PA. Si registra, inoltre, un crescente, ma comunque sempre inferiore rispetto ai canali informali, ricorso alle agenzie private e ai job center di istituzioni scolastiche e formative. In un mercato del lavoro esposto a complesse ricomposizioni e transizioni serve un player pubblico che sostenga tutti i processi di allocazione e di riallocazione della forza lavoro. I centri per l’impiego, ad esempio, trattano prevalentemente un’utenza debole (il 32% ha le medie inferiori) e riescono a condurre al lavoro poco più del 4% dell’utenza.

Occorre attribuire un ruolo attivo ai centri per l’impiego

La retribuzione di chi ha trovato lavoro grazie ai centri per l’impiego è in media 23.300 euro lordi all’anno, contro 35.000 di chi ha vinto un concorso pubblico o 32.600 di chi ha trovato lavoro nell’ambiente professionale. La quota di laureati che hanno trovato lavoro attraverso i Servizi per l’impiego è la più bassa (23%) dopo quella delle agenzie interinali (20%). Dunque, da un lato c’è un problema di carenza di opportunità di qualità e dall’altro l’onere di trattare un’utenza particolarmente fragile.
“Per un miglioramento complessivo del funzionamento del mercato del lavoro i centri per l’impiego devono essere potenziati anche nella loro interconnessione con le imprese, i servizi dell’orientamento, i servizi formativi, gli altri organismi operanti nell’intermediazione – aggiunge Fadda -. Ovvero, ai centri per l’impiego bisogna attribuire un ruolo attivo nel mercato del lavoro e offrire le condizioni per poterlo svolgere”.

Il nuovo paradigma dell’abitare per le famiglie italiane 

In un contesto generale di sfiducia, in cui 10,4 milioni di famiglie dubitano dei propri mezzi economici, 3,4 milioni sono comunque interessate a migliorare la propria condizione abitativa. In questo quadro difficile la casa si conferma quindi un’aspirazione che prescinde dalla congiuntura internazionale.
“La dimensione fisica del bene ‘casa’ unita alla possibilità di fruizione conferiscono all’immobile una connotazione naturalmente difensiva – dichiara Luca Dondi, AD Nomisma -. Ancora una volta, come nel periodo pandemico, bisogna ricorrere all’emotività per capire perché la casa è tornata al centro del villaggio”. 

Mutuo: da trampolino a ostacolo

“Il ruolo del credito è diventato imprescindibile e ha consentito di coniugare l’aspirazione di miglioramento abitativo con la possibilità reale di acquisto, ma è un canale che oggi rischia di ridurre le proprie dimensioni – spiega Dondi -. Il mutuo che è stato il trampolino per tante famiglie oggi può diventare uno scoglio”. Negli ultimi 12 mesi “circa 880 mila famiglie hanno fatto fatica a pagare il canone di affitto e 330 mila famiglie hanno incontrato difficoltà con la rata del mutuo – aggiunge Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma -. Vulnerabilità che avranno a che fare non tanto con l’attaccamento alla casa, ma incideranno sul sistema di finanziarizzazione e selezione da parte del credito bancario”. 

Le preferenze dopo la pandemia

Le famiglie che hanno una reale capacità di acquisto sono quelle più giovani, fra 18-34 anni (7,9%) e fra 35-44 anni (8%), che vogliono transitare dall’affitto alla compravendita (8,2%), e che hanno un reddito medio elevato. La domanda si concentra sui comuni capoluogo delle Città metropolitane.
“Siamo di fronte a un interesse abitativo che vede due ondate – ribadisce Marcatili -. Se nella fase pre-pandemica la domanda delle famiglie ricadeva sulla casa e non sull’abitare, oggi la situazione è molto diversa. Se prima le famiglie segnalavano come driver d’acquisto il contesto e i servizi, l’emergenza sanitaria ha mostrato le inadeguatezze di questi comfort”.
I nuovi bisogni sono legati, ad esempio, più all’efficienza energetica o alla ricerca di nuovi spazi interni ed esterni, che possano migliorare le relazioni familiari e conciliare vita e lavoro.

Da abitare ‘sociale’ ad abitare ‘arricchito’

Il concetto di ‘abitare sociale’ non è più adatto ai tempi. “È tempo di un nuovo paradigma: ‘l’abitare arricchito’, capace di guardare a tutte le diverse forme di vulnerabilità”, prosegue Marcatili.
L’abitare arricchito è quindi in realtà “una chiave trasformativa della propria fiducia per migliorare la propria condizione familiare – puntualizza Mercatili -. Non esiste una domanda aggregata pronta per l’uso, ma tante storie familiari da aggregare in maniera sociale di cui i fondi, i soggetti della finanza e il pubblico devono farsi carico”.

Messenger lancia la scheda Chiamate

Secondo il gruppo Meta, complice anche la pandemia, negli ultimi due anni le chiamate audio e video su Messenger sono aumentate del 40%, con 300 milioni di telefonate effettuate ogni giorno. Messanger ha introdotto per la prima volta le chiamate vocali nel 2013, e con la nuova scheda dedicata compie un ulteriore passo in avanti come hub di comunicazione completo. Meta, già Facebook, ha infatti lanciato la nuova scheda ‘Chiamate’ a livello globale nell’app Messenger per iOS e Android. La sezione terrà traccia di ogni chiamata effettuata o ricevuta nell’app e renderà più semplice usare il client per entrare in contatto con i propri amici, quasi come su WhatsApp. L’idea di Meta è infatti quella di spingere le persone a utilizzare maggiormente Messenger per telefonare, e non solo per sfruttarne le funzionalità di chat testuale.

Una lunga lista di concorrenti

Nel 2014, Facebook aveva separato l’app dal social principale, pubblicandone una versione indipendente sia su App Store di iOS sia sul Play Store di Google. Un anno dopo aveva debuttato la funzione di videochiamata, seguita dalle chat di gruppo. E più di recente, Meta ha aggiunto nuove scorciatoie, incluse opzioni per avvisare tutti in una conversazione, oppure inviare messaggi che non danno luogo a notifiche. Nel settore delle app di messaggistica gratuite Messenger ha una lunga lista di concorrenti, tra cui Google Voice, Viber, Signal e la stessa WhatsApp, che Meta ha acquistato nel 2014.
Tra le tante però, Messenger rimane una delle poche, oltre a FaceTime di Apple, a non richiedere un numero di telefono in fase di registrazione per funzionare, riporta Ansa. 

Un sistema completo per effettuare conversazioni scritte, vocali e video

Se l’app di Facebook Messenger è nata con il solo scopo di offrire agli utenti un sistema per poter chattare in maniera distaccata dal social network vero e proprio, attualmente offre un sistema completo per poter effettuare conversazioni scritte, vocali e video. La nuova scheda può tornare utile per aiutare a mantenere tutte le chiamate organizzate in un’unica posizione, migliorando la visibilità di queste funzioni.

Posizionata al centro tra le schede Chat e Persone

Posizionata al centro tra le schede ‘Chat’ e ‘Persone’, riporta Punto informatico, la nuova scheda Chiamate permette di accedere rapidamente all’elenco dei contatti e presenta pulsanti separati per le chiamate vocali e le videochiamate, permettendo agli utenti di chiamare direttamente un determinato utente senza dover per forza fare troppi passaggi. Il che rende la piattaforma molto più intuitiva anche per chi non l’ha mai utilizzata.
La fase di implementazione della nuova scheda è già in corso, quindi tutti gli utenti dovrebbero vederla comparire nelle prossime ore, sia su Android sia su iOS/iPadOS.

Mobilità sostenibile, la bicicletta è il mezzo preferito

La sostenibilità è una delle tematiche più importanti di questi ultimi anni, e che soprattutto ci coinvolge tutti. In questo ambito, uno degli argomenti maggiormente dibattuti è proprio quello della mobilità, specie quella urbana: la bicicletta potrebbe essere la risposta a molte delle esigenze “green”. A dirlo è un nuovo sondaggio Ipsos -condotto in 28 Paesi, tra cui l’Italia- che ha indagato le principali opinioni dei cittadini in merito all’utilizzo della bicicletta. L’indagine rileva un consenso internazionale sul ruolo chiave che le bici svolgono per ridurre le emissioni di carbonio e, più in generale, il traffico. Non solo, in tutti i mercati esaminati la bicicletta riscuote consensi da parte della cittadinanza e si registra anche un ampio sostegno per dare loro la priorità nei nuovi progetti infrastrutturali. In questo contesto, qual è il punto di vista degli italiani? In prima battuta, la maggioranza degli italiani (88%) ritiene che l’uso della bicicletta svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico (85%).

In Italia la bici riscuote l’81% dei consensi

Poco meno della metà degli italiani (43%) considera l’infrastruttura ciclistica (ad esempio: piste ciclabili dedicate) della propria zona eccellente. Invece, una solida maggioranza di cittadini (71%) è d’accordo sul fatto che i nuovi progetti di infrastrutture stradali nella propria area dovrebbero dare priorità alle biciclette rispetto alle automobili. Inoltre, nella maggior parte dei mercati esaminai, la bici gode di un livello di favore più elevato rispetto a tutte le altre forme di trasporto. In Italia, la bicicletta riscuote l’81% dei consensi e la bici elettrica il 77%. A seguire si posizionano: l’automobile (68%), moto/motorini (60%), monopattino (39%) e camion (34%).

Tutti in sella 

Il 57% degli intervistati afferma di saper andare in bicicletta e il 49% di possederne una da poter utilizzare personalmente per i propri spostamenti. Il 26% afferma di utilizzare la bicicletta per fare attività fisica e soltanto il 10% per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. Infine, l’8% afferma di utilizzare i sistemi pubblici di condivisione delle biciclette (bike sharing). Bisogna, tuttavia, sottolineare che soltanto il 6% degli italiani non ha accesso a un’automobile da poter usare (la percentuale più bassa tra tutti i 28 Paesi esaminati). In linea generale, è il 37% degli italiani che va in bicicletta almeno una volta alla settimana quota che si riduce al 13% tra quanti dichiarano di utilizzare la bici come mezzo di trasporto principale per un tragitto di 2 chilometri; preceduta dalla camminata a piedi (42%) e dall’utilizzo della propria automobile (29%). Tuttavia, ed è il solo elemento di criticità.  Tuttavia, oltre la metà dei rispondenti italiani (62%) ritiene che andare in bicicletta nella propria zona sia troppo pericoloso. 

Quali sono i prodotti alimentari che sono aumentati di più?

Nel bimestre aprile-maggio si prospetta un’ulteriore intensificazione dell’inflazione. Rispetto al bimestre precedente, si attendono quindi aumenti per la media di 46 prodotti alimentari maggiormente consumati, e la crescita su base annua potrebbe arrampicarsi fino al +12,7%. Secondo l’indagine condotta da Unioncamere, con la collaborazione di BMTI e REF Ricerche, relativa alle rilevazioni sui prezzi pagati all’industria alimentare dalle Centrali di Acquisto della Gdo, mostrano un aumento del +2,1% nel mese di marzo, con una crescita che si porta al +10,9% rispetto a marzo 2021. E tra i prodotti che a marzo hanno registrato più variazioni rispetto al mese precedente spicca l’aumento del pollo fresco (+4,3%), a causa di un’offerta ridimensionata per l’influenza aviaria e per l’aumento dei costi dei mangimi. E quello del burro (+3,8%), segnato dalla riduzione delle disponibilità a livello continentale.

Bimestre aprile-maggio: in media prezzi a +3,5%

Le indicazioni fornite dalle Centrali di Acquisto della GDO preconizzano significativi aumenti anche per il bimestre aprile-maggio: in media per i 46 prodotti alimentari monitorati l’aumento si attesta al +3,5%, trainato soprattutto dai prodotti derivati dei cereali, e in particolar modo dalla pasta di semola (+6,6%) e dal pane (+6,5%). Ma sono attesi aumenti significativi anche per il burro (+5,6%).

Pasta di semola +3,7%, riso +3,7%, e pane +3,4%

Diffusi ed elevati aumenti anche nei prodotti cerealicoli e derivati (pasta di semola +3,7%, riso +3,7%, biscotti +3,6%, pane +3,4%), per effetto dei rincari delle materie prime, come grano duro e grano tenero, e dell’energia, già in atto nel 2021. L’inflazione per il mese di marzo, secondo i dati di preconsuntivo forniti dalle Centrali di Acquisto, subisce una vistosa accelerazione al +10,9%, con i rincari maggiori per la carne di pollo (+34,8%), e l’olio di semi vari (+30,5%), complice la carenza di approvvigionamenti di olio di girasole dal Mar Nero: Russia e Ucraina sono infatti due maggiori produttori di olio di girasole al mondo. Ma anche per la pasta di semola (+22,5%).

Riso: un’offerta disponibile inferiore alla domanda

La filiera risicola nazionale è segnata negli ultimi mesi da un’offerta disponibile inferiore alla domanda delle riserie, da timori legati all’impatto sulle prossime semine delle condizioni siccitose registrate in Nord Italia, e dagli elevati costi di produzione, a cominciare da energia e fertilizzanti.
Le anticipazioni raccolte sui prezzi pagati all’industria alimentare dalle Centrali d’Acquisto, riporta Agi, suggeriscono una ulteriore accelerazione dell’inflazione alimentare al consumo nei mesi estivi, verso valori superiori al 7%. Per la media dell’anno 2022 la previsione è al +6,1%.

Dalla UE nuove regole per le Big Tech

Il Parlamento e Consiglio Europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla legge sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA): insieme al Digital Markets Act, il DSA stabilirà gli standard per uno spazio digitale più sicuro e condizioni di parità per aziende e Big Tech nei prossimi anni. In base alle nuove regole, le piattaforme online, come social media e mercati, dovranno adottare misure per proteggere gli utenti da contenuti, beni e servizi illegali. La Commissione e gli Stati membri avranno accesso agli algoritmi di piattaforme online molto grandi, inoltre vi sarà una rimozione rapida di contenuti illegali, inclusi prodotti e servizi. Gli utenti saranno autorizzati a segnalare contenuti illegali e le piattaforme dovranno agire rapidamente.

Diritti fondamentali da tutelare anche online

Tutele più forti anche per garantire che le segnalazioni siano trattate in modo non arbitrario e discriminatorio e nel rispetto dei diritti fondamentali, compresa libertà di espressione e protezione dei dati. I mercati online devono poi garantire che i consumatori possano acquistare prodotti o servizi sicuri, rafforzando i controlli per dimostrare che le informazioni fornite siano affidabili (principio Know Your Business Customer), nonché adoperarsi per prevenire la visualizzazione di contenuti illegali. Le vittime di violenza informatica saranno meglio protette, soprattutto contro la condivisione non consensuale (revenge porn) con rimozioni immediate. Piattaforme e motori di ricerca possono essere multati fino al 6% del loro fatturato mondiale. Nel caso di piattaforme con più di 45 milioni di utenti la Commissione avrà il potere esclusivo di esigere la conformità.

Meno oneri e più tempo per adattarsi alle Pmi

La Commissione seguirà da vicino i potenziali effetti economici dei nuovi obblighi per le Pmi, e i nuovi obblighi di trasparenza consentiranno agli utenti di essere meglio informati su come viene consigliato il contenuto. Inoltre, gli utenti avranno un migliore controllo su come vengono utilizzati i loro dati personali, e la pubblicità mirata sarà vietata quando si tratta di dati sensibili. Le piattaforme accessibili ai minori dovranno adottare misure specifiche per tutelarli, anche vietando totalmente la pubblicità mirata, e sarà vietato manipolare le scelte degli utenti attraverso ‘modelli oscuri’: piattaforme e mercati online non dovrebbero spingere le persone a utilizzare i loro servizi, ad esempio esortando il destinatario a modificare la propria scelta tramite l’interferenza dei pop-up. E annullare un abbonamento dovrebbe diventare facile come abbonarsi.

Risarcimento di eventuali danni o perdite

I destinatari dei servizi digitali avranno il diritto di chiedere il risarcimento di eventuali danni o perdite subiti a causa di violazioni da parte delle piattaforme. Le piattaforme molto grandi, riporta Italpress, dovranno rispettare obblighi più severi nell’ambito della DSA, proporzionati ai rischi che comportano quando diffondono contenuti illegali e dannosi, compresa la disinformazione. Inoltre dovranno valutare e mitigare i rischi sistemici ed essere soggette ad audit indipendenti ogni anno. E le grandi piattaforme che utilizzano i ‘sistemi di raccomandazione’ (algoritmi che determinano ciò che vedono gli utenti) devono prevedere almeno un’opzione che non sia basata sulla profilazione.

I prestiti? Servono per sposarsi

Nonostante il tempo passi, gli italiani si confermano dei fan del matrimonio in grande stile. Insomma, per il giorno del sì non ci devono essere rinunce. La riprova è che i nostri connazionali sono tornati a chiedere prestiti personali per sposarsi tanto è vero che, nei primi tre mesi del 2022, il peso percentuale delle richieste di finanziamento per matrimoni e cerimonie è aumentato del 46% rispetto allo stesso periodo del 2021; il 12% in più se confrontato con i livelli pre-pandemia rilevati nel primo trimestre 2019. In base alle stime del comparatore, i finanziamenti erogati nel corso del trimestre per far fronte a questo tipo di spesa equivarrebbero a circa 100 milioni di euro. Lo dice una recente indagine realizzata da Facile.it e Prestiti.it, condotta su un campione di oltre 30.000 domande di prestiti personali.

La cifra richiesta

Per le spese del matrimonio i richiedenti hanno fatto domanda, in media, 9.856 euro, valore in linea con quanto rilevato nel 2019, da restituire in 60 rate (5 anni). In calo, invece, l’età media dei richiedenti, che è passata dai 40 anni del periodo pre-Covid ai 37 anni rilevati nei primi tre mesi del 2022.
“Grazie all’allentamento delle restrizioni il 2022 è visto da molti operatori del settore come l’anno di ripresa per l’industria dei matrimoni e i dati sulla richiesta dei prestiti personali sembrano confermare questo trend”, spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it. “Positivo il calo dell’età media dei richiedenti su cui hanno avuto un peso anche le politiche a sostegno dei giovani introdotte dal Governo, in particolare le agevolazioni per l’acquisto della casa e la sottoscrizione di mutui rivolti agli under 36”.
Interessante notare come a presentare richiesta di prestito personale per spese legate ai matrimoni e cerimonie sia stata, nel 40% dei casi, una donna; il valore risulta nettamente superiore alle altre tipologie di prestito personale, dove il campione femminile normalmente rappresenta meno del 25% della domanda.

Più liquidità anche per altri desideri

Allargando l’analisi alle richieste totali di prestiti personali raccolte online emerge che, nel primo trimestre 2022, gli italiani che si sono rivolti ad una società di credito hanno cercato di ottenere, in media, 11.502 euro. Il valore risulta non solo superiore a quello del 2021 (+4%), ma anche più alto rispetto all’importo medio richiesto pre-Covid (11.200 euro nel primo trimestre 2019).
Guardando alle finalità dichiarate in fase di domanda emerge che la prima ragione che ha spinto gli italiani a rivolgersi ad una società di credito è stata la richiesta di liquidità (32%), seguita da quelle per l’acquisto di auto usate (18%). In forte aumento la richiesta per il consolidamento debiti, che rappresenta circa il 15% delle domande; il dato va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che, nel primo trimestre dell’anno, sono rimasti estremamente favorevoli offrendo così ai consumatori la possibilità di consolidare debiti già in corso, in alcuni casi anche risparmiando sulla rata del finanziamento.