Contratti, stipendi e attese: fotografia del lavoro a fine 2025

Per avere una fotografia realistica del mondo del lavoro occorre affidarsi a fonti ufficiali. Come quella scattata a dicembre 2025 su dati dell’Istat. I numeri parlano chiaro, almeno per quanto riguarda i contratti collettivi nazionali.

Un sistema che funziona a metà

Alla fine dell’anno scorso i contratti collettivi nazionali in vigore, limitatamente alla parte economica, sono 48. Coprono circa 7,6 milioni di lavoratori, poco meno del 58% del totale dei dipendenti. Il restante è ancora in attesa. Una coperta corta, che si allunga e si accorcia a seconda del settore.

Nel privato la situazione è decisamente migliore: quasi tre lavoratori su quattro hanno un contratto aggiornato. In agricoltura la copertura è totale, nei servizi privati sfiora il 95%, mentre l’industria resta più indietro. Nel pubblico, invece, tutti i contratti sono scaduti.

Un trimestre tranquillo, senza colpi di scena

Negli ultimi mesi del 2025 non ci sono stati scossoni. Sono stati recepiti nove contratti e nessuno è arrivato a scadenza. Un dato che dà un po’ di respiro, ma che non risolve il problema di fondo. A fine anno i contratti da rinnovare restano 27 e coinvolgono circa 5,5 milioni di dipendenti.

Più o meno divisi a metà tra settore privato e pubblica amministrazione, dove le trattative continuano a procedere con una certa lentezza.

Si accorcia l’attesa, ma non basta

C’è però almeno una parziale buona notizia c’è. Si accorciano, anche se di poco, i tempi di attesa per il rinnovo. A dicembre il tempo medio scende a 18,9 mesi, contro i quasi 20 di inizio anno. Non è un cambio di passo clamoroso, ma per chi aspetta da tempo anche qualche settimana in meno conta.

Stipendi in crescita, finalmente sopra l’inflazione

Sul fronte delle retribuzioni il 2025 chiude con un aumento medio del 3,1%, lo stesso ritmo del 2024. Nel privato si sale leggermente di più, grazie soprattutto all’agricoltura e all’industria, mentre i servizi avanzano con maggiore cautela. La pubblica amministrazione si ferma al +2,7%, effetto dei rinnovi legati al triennio 2022-2024.

A dicembre gli stipendi contrattuali crescono dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 2,9% su base annua. Gli aumenti più evidenti riguardano ministeri, forze armate e vigili del fuoco. Altri settori, come farmacie private e telecomunicazioni, restano invece al palo.
Nel complesso, dati Istat alla mano, il potere d’acquisto prova lentamente a rialzare la testa. L’inflazione corre meno degli stipendi, ma la sensazione è che il recupero sia ancora fragile.