Trovare un operaio specializzato in Italia è diventata una missione quasi impossibile. Lo confermano i dati diffusi dall’Ufficio studi della CGIA, che ha analizzato i report Unioncamere-Ministero del Lavoro e il Sistema Informativo Excelsior.
Nel 2024, su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro, quasi 840 mila riguardavano proprio operai qualificati: parliamo del 15% del totale. Eppure, nonostante la forte domanda, i datori di lavoro incontrano ostacoli enormi nel reperirli.
Una ricerca spesso inconcludente
In quasi due terzi dei casi, le imprese hanno dichiarato difficoltà a trovare candidati. Anche quando la selezione è andata a buon fine, il tempo medio per coprire la posizione ha sfiorato i cinque mesi. Nessun’altra professione registra ostacoli così elevati.
Ancora più significativo il dato sui colloqui: quattro volte su dieci, la selezione si è interrotta perché non si è presentato nessun candidato. Per molte aziende, soprattutto le più piccole, reperire carpentieri, fresatori, saldatori o operatori di macchine a controllo numerico resta dunque una sfida quotidiana.
Generazioni a confronto: cambiano le aspettative
La carenza di manodopera qualificata ha radici profonde. Da un lato, pesano denatalità e invecchiamento della popolazione, che riducono la disponibilità complessiva di forza lavoro. Dall’altro, si aggiunge il divario tra la formazione scolastica e le competenze tecniche richieste dalle imprese, in particolare nel manifatturiero.
Non va poi trascurato il cambio di mentalità dei giovani. Rispetto al periodo pre-Covid, molti preferiscono lavori che garantiscano flessibilità, tempo libero e un migliore equilibrio vita-lavoro. Al contrario, sono meno disposti ad accettare orari lunghi, turni festivi o attività fisicamente gravose. Una tendenza che, secondo gli esperti, si consoliderà negli anni a venire.
Mestieri che rischiano di sparire
Le difficoltà si concentrano in alcuni settori chiave. Nell’edilizia scarseggiano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti e gruisti. Nel comparto del legno mancano ebanisti e restauratori; nel tessile-abbigliamento modellisti e confezionisti; nel calzaturiero orlatori e cucitori.
La metalmeccanica, infine, fatica a trovare tornitori, saldatori certificati e tecnici per l’assemblaggio di componenti complessi. Mestieri che, pur essendo fondamentali, rischiano di scomparire dal mercato se non verranno adeguatamente valorizzati.
Nordest l’area più critica, va meglio al Sud
Il problema non è distribuito in modo uniforme sul territorio. Il Nordest resta l’area più critica: nel 2024 il Trentino Alto Adige ha registrato una difficoltà di reperimento pari al 56,5 per cento, seguito dal Friuli Venezia Giulia e dall’Umbria. Pordenone guida la classifica nazionale con il 56,8 per cento di difficoltà, tallonata da Bolzano e Trento.
Il Sud, invece, mostra valori più contenuti: in Sicilia le difficoltà si fermano al 42 per cento, in Puglia al 41,9 e in Campania al 41. La media nazionale è del 47,8 per cento.
Le città che assumono di più
Guardando al futuro prossimo, le imprese prevedono 1,4 milioni di nuove entrate tra agosto e ottobre 2025. Milano e Roma si confermano i poli più attrattivi, con oltre 115 mila assunzioni ciascuna.
Seguono Napoli, Torino, Bari e Brescia. Numeri che confermano come, nonostante le difficoltà, il mercato del lavoro resti in fermento.