Welfare aziendale, per gli italiani aiuta la felicità al lavoro

Lo ha scoperto la quinta edizione dell’Osservatorio BenEssere Felicità, realizzata dall’Associazione Ricerca Felicità con la partnership tecnica di Up Day: il 60% delle lavoratrici e dei lavoratori italiani riconosce il welfare aziendale come utile alla felicità al lavoro, e il 45% lo considera un elemento di benessere in azienda, anche se non un plus per cambiare lavoro.

Ma in un Paese dove la Great Resignation rallenta, ma in generale si è lievemente meno felici rispetto al 2024 (in media 3.09 punti su 5 rispetto a 3.24 del 2023), donne, Generazione Z e lavoratori autonomi sono, a sorpresa, i più felici del proprio lavoro. 

Generi e generazioni a confronto: donne e GenZ più felici

Di fatto, se le donne superano gli uomini per felicità al lavoro (3.28 vs 3.23) la GenZ è capofila, con un valore medio di 3.34 punti.
Seguono a ruota Baby Boomers (3.31), Millennials (3.27) e Generazione X (3.21).
Tra dipendenti e autonomi, poi, questi ultimi sono più felici del proprio lavoro (3.40 vs 3.22), e i laureati lo sono più di chi non ha avuto un percorso formativo universitario (3.33 vs 3.21).

Alla domanda ‘quanto il welfare aziendale determina la felicità dei/delle collaboratori/collaboratrici in azienda?’ emerge che uomini e donne sono pressoché allineati, con rispettivamente una media di 3.59 e 3.58 punti. 

Great Resignation: quasi il 60% oggi dice no

Tra le generazioni, i più positivi sono i Millennials, con 3.66 punti, seguiti da Baby Boomers (3.61) GenZ (3.57) e Generazione X (3.53).
Il Sud e le Isole, con 3.71 punti, guidano geograficamente questa consapevolezza.
Seguono Nord Ovest (3.56), Nord Est (3.52) e chiude Centro con 3.50.

I dati confermano inoltre come quest’anno rallenti lievemente la Great Resignation. Infatti, alla possibilità di cambiare posto di lavoro o lavoro nei prossimi 12 mesi il 59.9% dice no (nel 2024 era il 55%).
Rimane costante il 24% di chi vorrebbe cambiare azienda o posto di lavoro, ma scende al 17% la percentuale di chi vorrebbe cambiare lavoro (l’anno scorso era il 21%).

Stipendio resta il criterio principale della scelta

“Tra gli aspetti considerati più importanti nello scegliere un nuovo posto di lavoro rimane in prima posizione avere uno stipendio maggiore – afferma Elisabetta Dallavalle, presidente Associazione Ricerca Felicità -, che rispetto al 42% dell’anno scorso sale al 48%, oltre 25 punti percentuali sopra flessibilità (22%) e opportunità di crescita (21%)”.

Scende poi la possibilità di un welfare aziendale o del settore migliore, che passa dal 17% del 2024 al 13%.
E anche quest’anno come l’anno passato, lavorare in un ambiente/azienda dal marchio noto è l’ultima scelta per i lavoratori e le lavoratrici italiane.