A dicembre le aziende italiane prevedono di aprire circa 350 mila posizioni, che diventano oltre 1,3 milioni se si guarda al periodo dicembre 2025 – febbraio 2026. È il quadro tracciato dal Bollettino del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro.
Un dato che, letto così, sembrerebbe rassicurante. Eppure, scavando un po’ più a fondo, emerge una realtà in chiaroscuro: la domanda di lavoro rallenta e il fabbisogno complessivo si riduce di quasi il 6% rispetto allo scorso anno.
Industria così così, bene le costruzioni
Nel settore industriale si avverte una brusca frenata. A dicembre le attivazioni previste non superano le 79 mila unità, in calo rispetto all’anno precedente, e il trend non cambia nel trimestre invernale. La manifattura, in particolare, segna una contrazione sensibile: le entrate programmate scendono a 48 mila, un dato che pesa soprattutto su comparti storicamente forti come meccanica, elettronica, alimentare e metallurgia.
Controcorrente il comparto delle costruzioni, spinto ancora da alcune misure di incentivo e da una domanda strutturale di manodopera: qui le assunzioni attese aumentano, superando quota 31 mila nel mese e 132 mila nel trimestre.
Servizi al top: il turismo guida la classifica
Il terziario resta il “motore” del mercato del lavoro: 256 mila contratti previsti a dicembre, pur con un lieve rallentamento. Il turismo – tra alloggi e ristorazione – continua a guidare la classifica dei settori più dinamici, seguito da commercio e servizi alla persona.
Ruoli “difficili” per il comparto dell’agricoltura
Nel primario la domanda resta più o meno in linea con l’anno precedente, con una prevalenza di ingressi nelle coltivazioni arboree e nei campi. In lieve crescita le opportunità per chi lavora negli allevamenti e nelle serre, dove però trovare personale qualificato non è semplice.
Come reperire i profili giusti
Il dato più preoccupante non riguarda tanto il numero delle assunzioni quanto la difficoltà di portarle a termine. Quasi un profilo su due – il 46% – è difficile da reperire. Le criticità maggiori emergono nell’industria metalmeccanica, nelle costruzioni e nel legno-arredo. Professioni tecniche, informatiche, ingegneristiche e alcuni mestieri artigiani risultano particolarmente scarsi sul mercato.
Nord-Est e Trentino-Alto Adige guidano la classifica delle regioni con più difficoltà di reperimento, mentre una quota importante delle posizioni – quasi il 23% – sarà coperta da personale straniero.