Composizione negoziata: nel 2025 strumento preferito per salvare le imprese

Nel 2025 la composizione negoziata è il principale strumento di soluzione della crisi di impresa. Secondo i dati elaborati da Unioncamere sulla composizione negoziata aggiornati al 10 novembre, sono 423 le istanze con esito positivo presentate dalle aziende coinvolgendo complessivamente 23mila dipendenti.

Da quando la composizione negoziata è stata introdotta per consentire il risanamento di aziende in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, le istanze sono oltre 3.600, +1.800 rispetto al 2024, 2.043 archiviate (di cui 210 rifiutate e 423 con esito positivo), 320 i giorni necessari ad accompagnare le aziende in un percorso di risanamento e soluzione della crisi. 

Tempistiche brevi, costi contenuti, accesso a misure protettive del patrimonio

L’attrattività di questo strumento stragiudiziale si deve a una serie di vantaggi, tra cui il carattere stragiudiziale e volontario, le tempistiche brevi stabilite per legge, le trattative riservate tra debitore e creditore, i costi contenuti e la salvaguardia della continuità aziendale, la gestione diretta dell’impresa e l’accesso alle misure protettive del patrimonio. 

Nel 2025, oltre ad aumentare sensibilmente il numero delle istanze presentate raddoppiano i casi di successo. Il tasso di successo, in media del 20%, nell’ultimo trimestre 2025 raggiunge il 25%.
Le istanze attualmente in gestione presso i vari esperti incaricati sul territorio nazionale sono 1.230.

Solo il 4% delle istanze riguarda le piccole imprese

La maggior parte delle istanze ci concentra nel Nord Italia (53%), con Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto che insieme superano il 50% del totale. 
Delle 3.483 imprese che hanno avuto accesso allo strumento, solo il 4% appartiene alla categoria di imprese con ricavi minori di 200mila euro, attivo patrimoniale inferiore a 300mila euro. debiti inferiori a 500mila euro. Questo dimostra come la composizione negoziata continui a rilevarsi poco attrattiva e anche poco efficace per le piccole imprese. Il tasso di successo in questo caso è pari solo al 9%. 

Le analisi condotte confermano che uno dei principali elementi di forza della composizione negoziata è rappresentato dalle tempistiche di svolgimento della procedura che sono più rapide e contenute rispetto a quelle giudiziali delle procedure concorsuali.

Oltre 22.800 addetti coinvolti nei processi di risanamento

Le tempistiche necessarie per giungere a una chiusura favorevole della composizione negoziata sono mediamente di 320 giorni. Nei casi di esito sfavorevole la durata media è di 207 giorni.
I settori economici più rappresentati sono le attività manifatturiere (22,6%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (20,8%) e le costruzioni (15,2%).

Il numero di addetti convolti nei processi di risanamento è di oltre 22.800, il valore medio di addetti per impresa è 70 e, nelle classi dai 10 addetti in su, si concentra oltre il 59% delle imprese, di cui il 16% presenta un numero di addetti superiore a 100.
Il valore medio della produzione delle imprese considerate, invece, è di circa 16 milioni di euro.

Prezzi al consumo: a ottobre 2025 scendono dello 0,3%

A ottobre 2025, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione rallenta sensibilmente, scendendo a +1,2%, appena al di sotto del valore di fine 2024. La decelerazione risente del marcato ridimensionamento del ritmo di crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati e del calo di quelli degli Energetici regolamentati.

In rallentamento la crescita su base annua dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+2,3% da +3,1%), mentre l’inflazione di fondo rimane invariata. Il tasso di inflazione acquisito a ottobre, calcolato sulla base dei dati provvisori, si attesta al +1,6%.
Secondo queste stime, nel mese di ottobre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, evidenzia una variazione del -0,3% su base mensile, e del +1,2% su base annua (da +1,6% nel mese precedente).

Rallentamento tendenziale per Energetici regolamentati e Alimentari non lavorati

La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione si deve prevalentemente al marcato rallentamento su base tendenziale dei prezzi degli Energetici regolamentati (da +13,9% a -0,8%), degli Alimentari non lavorati (da +4,8% a +1,9%), e in misura minore, di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +2,0%). 

Tali effetti sono solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1% a +3,3%).
Nel mese di ottobre, inoltre, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta invariata (+2,0%) e quella al netto dei soli beni energetici rallenta (da +2,1% a +2,0%).

Cresce il differenziale inflazionistico tra beni e servizi

La crescita tendenziale dei prezzi dei beni si attenua (da +0,6% a +0,2%) e quella dei servizi rimane stabile (+2,6%). Pertanto, il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni aumenta, salendo a +2,4 punti percentuali dai +2,0 del mese precedente.

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano (da +3,1% a +2,3%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +2,3%).

IPCA: -0,2% su base mensile, +1,3% su base annua

La variazione congiunturale negativa dell’indice generale riflette la diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,7%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%), degli Energetici non regolamentati (-0,8%), dei Beni durevoli, dei Servizi relativi alle comunicazioni e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,3% tutti e tre), parzialmente attenuata dalla crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati (+0,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3%).

L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6% per l’indice generale e a +2,0% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -0,2% su base mensile e a +1,3% su base annua (da +1,8% del mese precedente).

Stress al lavoro: quasi metà lavoratori lo sperimenta. GenZ meno tollerante al malessere emotivo

Lo rivela la ricerca condotta all’interno dell’Osservatorio Mindworke: il 49% dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia sperimenta elevati livelli di stress lavoro-correlato. La situazione è ancora più critica tra i dirigenti (58%).
Al contrario, chi si è appena affacciato al mondo del lavoro, pone il benessere al centro delle scelte professionali e cerca aziende capaci di offrire condizioni sane e significative. Insomma, la GenZ porta una nuova visione in azienda.

Oggi le organizzazioni hanno la responsabilità e la necessità di investire su benessere e leadership consapevole. La qualità delle relazioni e la cultura organizzativa hanno infatti un impatto diretto sul benessere delle persone. Quando i manager sono sotto pressione, engagement, motivazione e benessere psicologico del team ne risentono.

Burnout: manager sotto pressione

Il fenomeno del burnout si manifesta soprattutto nella sensazione di sfinimento, diffusa nel 40% del campione, e interessa complessivamente oltre 7 lavoratori su 10. Ma quando si presenta porta a una diagnosi per 1 su 5.
I fattori scatenanti più citati sono il sovraccarico di lavoro, e nel caso dei dirigenti, il senso di impotenza legato alla responsabilità del ruolo.

I giovani rappresentano la categoria di lavoratori che necessita di più tempo per recuperare, con una media di 7,6 giorni di assenza dal lavoro contro 6,2 degli impiegati e 7,0 dei dirigenti.
Al contempo, la GenZ registra un livello di benessere elevato nel 36% dei casi (white collar 26%), ed è anche la generazione più propensa a fermarsi in caso di disagio.

Autopercezione dei dirigenti e valutazione dei loro team

Quasi la metà dei giovani (46%) dichiara assenze per malessere emotivo e oltre 6 su 10 (61%) ha lasciato un impiego per tutelare la propria salute psicologica.

Quanto all’autopercezione dei dirigenti e la valutazione dei loro team emerge un distacco significativo. Se l’84% dei manager si considera in grado di promuovere un clima di fiducia e ascolto solo il 42% dei collaboratori riconosce questa qualità. E mentre l’81% dei leader ritiene di saper riconoscere i segnali di malessere nel team, la percezione dei collaboratori scende al 40%. Un divario che spiega la difficoltà dei manager a mantenere alti coinvolgimento e motivazione.

Aziende impegnate a diffondere benessere psicologico

Le sfide principali indicate dai manager sono riuscire a mantenere alta la motivazione delle persone (33%), la gestione dei conflitti (15%), e il mantenimento della coesione di gruppo (15%). Il tema dell’equità e dell’inclusione completa il quadro.

Il 49% degli impiegati percepisce la propria azienda come attenta alle pari opportunità, con punte del 69% tra i dirigenti. Tuttavia, solo il 30% si sente libero di parlare apertamente del proprio disagio psicologico.
Nonostante ciò, l’impegno dell’azienda nella promozione del benessere psicologico ha un impatto determinante sia sulla retention (59% del campione) sia su motivazione ed engagement (62%).

Intelligenza Artificiale: opportunità o minaccia per il futuro?

Gli strumenti di Intelligenza artificiale come ChatGPT avranno un impatto negativo sulle persone, distruggendo posti di lavoro? Per il 64% degli italiani, si, dei quali il 10% è fortemente in accordo con l’affermazione.
Nel confronto generazionale c’è una significativa omogeneità nelle risposte. La preoccupazione più elevata si riscontra tra i Millenials (29-44 anni), con il 14% fortemente d’accordo, ma nel complesso il timore è ampiamente diffuso.

La ricerca Sustainable AI, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale mettendo a confronto quattro generazioni (GenZ, Millenials, Generazione X, Baby Boomers) mostra però come i cittadini italiani percepiscano il potenziale dell’AI anche come vettore di sostenibilità nei diversi settori.

AI e ambiente, una relazione complicata?

Un italiano su dieci (10%), allo stesso modo, si dichiara fortemente convinto del fatto che gli strumenti di AI avranno un impatto negativo sull’ambiente. Ciò che manca, secondo gli intervistati, è un’adeguata compensazione. In altre parole, i vantaggi che porta non compenserebbero il consumo energetico necessario per addestrarne i modelli e per utilizzarli.

La percentuale si mantiene sostanzialmente stabile tra la GenZ e i Millenials, per calare leggermente all’aumentare dell’età: 9% nella Generazione X e 7% nei Baby Boomers. 
Anche in questo caso, dunque, non sembra esserci una correlazione evidente tra la generazione di appartenenza e il timore nei confronti degli effetti della tecnologia.

Un contrasto all’Overtourism

Oltre il 60% degli italiani si dichiara poi d’accordo con il fatto che tecnologie come l’AI sono utili nel contrastare il fenomeno del sovraffollamento turistico, ma soltanto il 9% è fortemente in accordo con l’affermazione.

Una convinzione abbastanza moderata, ma con alcuni picchi significativi. Mentre, infatti, la percentuale si abbassa tra i Baby Boomers (6%) e nella Generazione X (8%), cresce molto tra i Millenials (11%) e soprattutto nella GenZ (15%). I più giovani si mostrano quindi più ottimisti nei confronti del contributo che l’AI può offrire all’interno di un settore di cruciale importanza per il Paese.
Quanto alla sanità, quasi un italiano su tre è poco o per nulla convinto rispetto al contributo che l’AI può offrire nel miglioramento del servizio in ambito sanitario. Anche in questo caso, solo il 12% è molto d’accordo.

Una fiducia ancora da costruire

Nel confronto generazionale circa la metà del campione si posiziona nella fascia intermedia “dell’abbastanza d’accordo”, evidenziando una percezione positiva dei vantaggi, ma spesso priva di reale convinzione.

Insomma, riporta Agi, quella degli italiani nei confronti dell’AI è una fiducia ancora da costruire, indipendentemente dall’ambito in cui questa tecnologia viene applicata. E le differenze nelle percezioni delle diverse generazioni indicano la necessità di attivare un dialogo intergenerazionale instaurando politiche inclusive per governare la trasformazione in atto.

Operai specializzati cercasi: sono il 15% dei nuovi ingressi nel mercato (ma non si trovano)

Trovare un operaio specializzato in Italia è diventata una missione quasi impossibile. Lo confermano i dati diffusi dall’Ufficio studi della CGIA, che ha analizzato i report Unioncamere-Ministero del Lavoro e il Sistema Informativo Excelsior.

Nel 2024, su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro, quasi 840 mila riguardavano proprio operai qualificati: parliamo del 15% del totale. Eppure, nonostante la forte domanda, i datori di lavoro incontrano ostacoli enormi nel reperirli.

Una ricerca spesso inconcludente

In quasi due terzi dei casi, le imprese hanno dichiarato difficoltà a trovare candidati. Anche quando la selezione è andata a buon fine, il tempo medio per coprire la posizione ha sfiorato i cinque mesi. Nessun’altra professione registra ostacoli così elevati.

Ancora più significativo il dato sui colloqui: quattro volte su dieci, la selezione si è interrotta perché non si è presentato nessun candidato. Per molte aziende, soprattutto le più piccole, reperire carpentieri, fresatori, saldatori o operatori di macchine a controllo numerico resta dunque una sfida quotidiana.

Generazioni a confronto: cambiano le aspettative

La carenza di manodopera qualificata ha radici profonde. Da un lato, pesano denatalità e invecchiamento della popolazione, che riducono la disponibilità complessiva di forza lavoro. Dall’altro, si aggiunge il divario tra la formazione scolastica e le competenze tecniche richieste dalle imprese, in particolare nel manifatturiero.

Non va poi trascurato il cambio di mentalità dei giovani. Rispetto al periodo pre-Covid, molti preferiscono lavori che garantiscano flessibilità, tempo libero e un migliore equilibrio vita-lavoro. Al contrario, sono meno disposti ad accettare orari lunghi, turni festivi o attività fisicamente gravose. Una tendenza che, secondo gli esperti, si consoliderà negli anni a venire.

Mestieri che rischiano di sparire

Le difficoltà si concentrano in alcuni settori chiave. Nell’edilizia scarseggiano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti e gruisti. Nel comparto del legno mancano ebanisti e restauratori; nel tessile-abbigliamento modellisti e confezionisti; nel calzaturiero orlatori e cucitori.

La metalmeccanica, infine, fatica a trovare tornitori, saldatori certificati e tecnici per l’assemblaggio di componenti complessi. Mestieri che, pur essendo fondamentali, rischiano di scomparire dal mercato se non verranno adeguatamente valorizzati.

Nordest l’area più critica, va meglio al Sud

Il problema non è distribuito in modo uniforme sul territorio. Il Nordest resta l’area più critica: nel 2024 il Trentino Alto Adige ha registrato una difficoltà di reperimento pari al 56,5 per cento, seguito dal Friuli Venezia Giulia e dall’Umbria. Pordenone guida la classifica nazionale con il 56,8 per cento di difficoltà, tallonata da Bolzano e Trento.

Il Sud, invece, mostra valori più contenuti: in Sicilia le difficoltà si fermano al 42 per cento, in Puglia al 41,9 e in Campania al 41. La media nazionale è del 47,8 per cento.

Le città che assumono di più

Guardando al futuro prossimo, le imprese prevedono 1,4 milioni di nuove entrate tra agosto e ottobre 2025. Milano e Roma si confermano i poli più attrattivi, con oltre 115 mila assunzioni ciascuna.

Seguono Napoli, Torino, Bari e Brescia. Numeri che confermano come, nonostante le difficoltà, il mercato del lavoro resti in fermento.

ChatGPT crea valore nella vita quotidiana e nel lavoro

Ormai l’adozione di ChatGPT si è estesa oltre la cerchia dei primi utilizzatori riducendo significativamente i divari demografici tra gli utenti. In particolare, il divario di genere. Se infatti a gennaio 2024 la percentuale di utenti con nomi femminili era del 37%, a luglio 2025 questa quota è salita a oltre il 52%, rendendo l’adozione di ChatGPT simile a quella della popolazione adulta generale

Lo rivela uno studio sull’uso di ChatGPT, frutto del lavoro congiunto tra il team di ricerca economica di OpenAI e l’economista di Harvard David Deming.
Lo studio si basa sull’analisi di 1.5 milioni di conversazioni, offrendo una visione panoramica su come l’Intelligenza artificiale stia creando valore economico nella vita di tutti i giorni e sul posto di lavoro.

Nei Paesi a reddito più basso il tasso di adozione dell’AI è 4 volte superiore

L’AI è diventata uno strumento globale, con una crescita particolarmente rapida nei Paesi a basso e medio reddito, dove a maggio 2025 i tassi di adozione sono stati oltre 4 volte superiori rispetto ai Paesi a reddito più elevato.

L’uso di ChatGPT da parte dei consumatori si concentra in gran parte su attività quotidiane e pratiche. I tre quarti delle conversazioni hanno infatti un orientamento pratico, vertendo principalmente sulla ricerca di informazioni e sulla scrittura. E se la scrittura è l’attività lavorativa più comune, la programmazione e l‘espressione personale per ora rimangono utilizzati da una nicchia di utenti.

Chiedere, Fare, Esprimere, le tre categorie dell’interazione

Secondo lo studio, le interazioni possono essere suddivise in tre categorie principali.
Con il 49% dei messaggi Chiedere (Asking) è la categoria che dimostra come le persone considerino ChatGPT più come un consigliere che come un semplice esecutore di compiti.

Fare (Doing, 40%), comprende invece interazioni orientate al compito, come la stesura di testi, la pianificazione o la programmazione, mentre Esprimere (Expressing, 11%), include un uso volto alla riflessione personale, l’esplorazione o il gioco.

AI, non è solo uno strumento per la produttività

L’impatto economico di ChatGPT si estende quindi dal lavoro alla vita personale, con circa il 30% del suo utilizzo destinato ad attività professionali e il restante 70% a scopi non lavorativi.

Entrambe le categorie, riferisce Adnkronos, continuano a crescere, sottolineando il duplice ruolo dell’AI come strumento di produttività e fattore di valore per i consumatori.
Un modo fondamentale in cui viene generato valore è attraverso il supporto decisionale, con l’AI che aiuta a migliorare il giudizio e la produttività, specialmente nelle mansioni ad alta intensità di conoscenza.

Milano Cortina 2026, per le PMI è un’occasione di crescita

Un evento sportivo può trasformarsi in un’occasione di sviluppo economico e sociale. È quanto emerge da un’indagine condotta da Ipsos per Visa, Official Payment Technology Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

Secondo lo studio, il 95% delle piccole e medie imprese del Nord Italia coinvolte nelle aree ospitanti si aspetta effetti positivi dall’appuntamento di Milano Cortina 2026, con il 64% che intravede ricadute concrete per la propria attività.

Opportunità diverse a seconda della geografia

Le aspettative cambiano a seconda della geografia. A Milano, oltre sette aziende su dieci puntano su una crescita della clientela locale e nazionale. Nelle località montane, invece, prevale l’idea di un afflusso più marcato di turisti internazionali: l’83% delle imprese crede che i Giochi saranno un potente strumento di visibilità.

Secondo Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, lo studio offre una fotografia preziosa dell’impatto che l’evento avrà sul tessuto imprenditoriale. Una “legacy” che non si limiterà ai due anni di preparazione e all’evento stesso, ma potrà proiettarsi nel tempo.

Tra investimenti e digitalizzazione

Quasi la metà delle imprese intervistate ha già investito o intende farlo in vista dei Giochi. Le priorità riguardano ristrutturazioni, personale, marketing e soprattutto innovazione digitale. Il 53% di chi ha pianificato spese punta infatti sui sistemi di pagamento, considerati strategici per accogliere un pubblico sempre più internazionale.

In media, le aziende hanno messo a budget il 14% del proprio fatturato per iniziative legate all’evento, con alberghi e ristorazione tra i settori più attivi.

I pagamenti digitali come volano di sviluppo

Più del 90% delle PMI ritiene che i visitatori utilizzeranno principalmente pagamenti elettronici. Lo scenario è chiaro: carte e sistemi contactless guideranno lo shopping, i trasporti e la ristorazione.

Visa, dal canto suo, sta lavorando per estendere la digitalizzazione nei territori coinvolti. “Abbiamo già introdotto i pagamenti contactless sui principali mezzi pubblici di Milano, Venezia e Verona, e presto lo faremo anche nelle altre aree dei Giochi” ha spiegato Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia.

Uno sguardo oltre il 2026

I benefici non si fermano al breve termine. Il 47% delle PMI prevede un aumento del fatturato anche dopo i Giochi, mentre il 39% immagina miglioramenti sul territorio in termini di infrastrutture e servizi.

Milano Cortina 2026, dunque, non sarà soltanto una vetrina sportiva globale, ma anche una leva di trasformazione per l’economia locale. Per le piccole e medie imprese italiane, la gara è già iniziata.

Intelligenza artificiale anche in cucina: l’AI va ai fornelli  

L’Intelligenza Artificiale entra sempre di più nella nostra quotidianità. E no, non è più confinata solo a settori come l’industria, la ricerca o la gestione della casa. L’IA entra infatti di prepotenza anche nelle nostre case, addirittura in cucina, terreno particolarmente sensibile per gli italiani, custodi di una tradizione gastronomica famosa in tutto il mondo.

Secondo una ricerca promossa da AEG, marchio premium di Electrolux Group, in occasione dell’ultimo Fuorisalone di Milano, il 73,68% degli intervistati ritiene che l’AI sia destinata a diventare una risorsa chiave nella cucina del futuro, a patto che sappia integrarsi con il patrimonio culinario del Paese.

Piace soprattutto il forno intelligente

Ma quali sono gli aspetti in cucina che gli italiani vorrebbero affidare all’Intelligenza Artificiale? Il sondaggio, condotto su circa 600 visitatori dell’AEG Design Hub durante la Design Week, ha messo al centro il forno, considerato alleato indispensabile per preparazioni complesse. I risultati parlano chiaro: quasi il 90% degli intervistati si è dichiarato interessato a soluzioni che sfruttano l’AI. In particolare, il 43,63% si è detto “molto interessato” e il 46,86% “abbastanza interessato”.

Tra le funzioni più desiderate emergono i suggerimenti di ricette basati sugli ingredienti disponibili (36,33%), il monitoraggio della cottura tramite app (28,52%) e la regolazione automatica di tempi e temperature (26,99%).

Tecnologia come supporto, non come sostituzione

Gli italiani, però, hanno un atteggiamento equilibrato. Dai dati raccolti si scopre che gli utenti non cercano un’automazione totale, ma un’assistenza che accompagni passo dopo passo senza sostituirsi completamente al cuoco. Solo il 31,92% degli intervistati si fiderebbe ciecamente di un forno in grado di gestire la cottura in autonomia, mentre la maggioranza (59,76%) preferisce mantenere un certo controllo sul risultato finale.

Questa tendenza si riflette anche nella voglia di sperimentare: il 59,93% apprezza l’idea di un forno capace di migliorare le ricette grazie all’intelligenza artificiale.

Le novità del settore

Le nuove soluzioni AEG rispondono proprio a queste esigenze. I forni della gamma si distinguono per la funzione AI TasteAssist: l’utente può inviare una ricetta tramite app e lasciare che l’elettrodomestico ne ottimizzi tempi e modalità di cottura, suggerendo anche quando sfruttare il vapore per preservare vitamine e sapore.

A completare l’offerta, l’interfaccia CookSmart Touch consente di accedere in modo semplice e immediato a programmi e consigli attraverso un display di ultima generazione, rendendo l’esperienza d’uso intuitiva e personalizzata.

Un futuro già presente

La ricerca dimostra che l’AI in cucina non è più un’ipotesi lontana, ma una realtà pronta a essere accolta con fiducia. AEG, forte di questi dati, continua a sviluppare tecnologie capaci di unire innovazione e tradizione, proiettando la cucina verso una nuova era in cui il digitale diventa alleato della creatività ai fornelli.

Smart city: come connettere cittadini, imprese e PA?

Nel 2023 gli investimenti pubblici in progetti smart in Italia hanno superato per la prima volta 1 miliardo di euro (Intesa Sanpaolo Innovation Center, 2025).
Tuttavia, il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso tende ad ampliarsi, rischiando di lasciare indietro ampie fasce della popolazione.

Lo sviluppo delle smart cities passa da un ecosistema digitale integrato e accessibile, capace di connettere cittadini, imprese e PA attraverso infrastrutture e servizi intelligenti. Il 78% delle amministrazioni che ha realizzato progetti smart ha ottenuto benefici pari o superiori alle aspettative, ma persistono forti criticità, diseguaglianze territoriali e culturali. 
Emerge dallo studio della Rome Business School “Sfide e opportunità delle smart cities tra transizione digitale, turismo e sostenibilità”.

Non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale

“Una smart city non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale: solo se saprà essere inclusiva, trasparente e partecipativa, l’innovazione potrà generare valore e benessere per tutti”, sottolinea Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.

Di fatto, sul fronte della connettività l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea, con la copertura delle reti fisse ad alta capacità che raggiunge “solo” il 52,9% delle famiglie (78,8% media UE), mentre la fibra ottica fino alle abitazioni è disponibile per meno del 60% (63,9% UE). Questo gap infrastrutturale penalizza soprattutto le periferie e il Mezzogiorno, limitando l’efficacia dei sistemi urbani intelligenti.

La mobilità intelligente migliora la qualità della vita

Milano guida la digitalizzazione urbana, seguita da Bologna, Roma, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bari, Firenze, Modena e Venezia (EY Smart City Index, 2025). 

La mobilità intelligente è considerata una leva strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche per il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani. E la mobilità sostenibile è una delle aree più sviluppate nei progetti di smart city in Italia. Le soluzioni adottate vanno dal potenziamento dei mezzi pubblici elettrici all’introduzione di servizi di micromobilità e alla gestione digitale del traffico.
Milano, ad esempio, conta oltre 18.000 biciclette in sharing e circa 2.000 punti di ricarica per veicoli elettrici, mentre a Bologna sono attivi sistemi di sensoristica urbana per la regolazione dei flussi. 

Integrare identità urbana e sostenibilità

Tra le tendenze più recenti spicca l’integrazione tra smart city e turismo. Nelle città d’arte il turismo è tra i settori che maggiormente beneficiano delle tecnologie intelligenti. A Roma, dove il Colosseo ha superato 14 milioni di visitatori nel 2024, sono stati introdotti sistemi di prenotazione a fasce orarie, assistenti digitali e accessi regolati per ridurre il sovraffollamento in siti come la Fontana di Trevi.

La città, che nel 2024 ha registrato 22 milioni di arrivi, affronta le criticità con strategie innovative, come quelle previste dal piano “Roma Smart City”, che promuove un turismo sostenibile integrato con l’identità urbana. Le entrate della tassa di soggiorno vengono reinvestite in infrastrutture, trasporti ecologici e tutela del patrimonio.

Viaggiare in treno, per la Gen Z è un rito di passaggio

Viaggiare in treno è più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro: è parte del viaggio stesso.
Secondo il Travel Trend Report 2025 di Trainline, il 35% degli italiani apprezza la possibilità di osservare il paesaggio che scorre con un senso di calma e scoprendo “gemme” nascoste. A guidare questo cambiamento è la Gen Z: più di qualsiasi altra generazione il 79% dei giovanissimi è attratto dai viaggi internazionali in treno.

E ora che gli esami sono ufficialmente finiti inizia il viaggio che definisce una generazione. Con gli impegni di studio alle spalle i neodiplomati sono pronti ad abbracciare un nuovo capitolo della loro vita, pieno di indipendenza, avventura con l’emozione dell’ignoto.

Mindscape, l’equilibrio perfetto tra consapevolezza e bellezza del paesaggio

Oltre all’avventura, questa scelta riflette una crescente consapevolezza dell’impatto sul pianeta. Infatti, il 42% degli italiani, in particolare i viaggiatori più giovani (il 38% della Gen Z), cerca attivamente modi più sostenibili per viaggiare.
Con Trainline, l’estate del 2025 non sarà solo indimenticabile, sarà un’esperienza consapevole, una finestra sull’anima dell’Europa.

È così che prende forma la tendenza che guida i viaggiatori nel 2025, il Mindscape, un perfetto equilibrio tra mindfulness (consapevolezza del momento) e landscape (paesaggio). Una filosofia che definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.

Destinazione, le capitali d’Europa

Per i giovani viaggiatori, il viaggio in treno incarna tutti questi elementi, sia che si tratti di prendere il treno per Parigi, visitare alcune delle capitali più vivaci d’Europa, come Berlino e Madrid, o fare un Interrail attraverso più destinazioni.
La prenotazione tramite Trainline offre ulteriori vantaggi, inclusa la possibilità di utilizzare la Carta Giovani Nazionale per i viaggiatori dai 18 ai 35 anni. In questo modo, pianificare il viaggio di una vita non solo diventa facile e veloce, ma anche più accessibile ed economico.

Tra le mete consigliate dall’app c’è anche Barcellona, città vibrante che incanta con l’architettura visionaria di Gaudí, le spiagge dorate e una vita notturna effervescente. È un crocevia di culture, sapori e divertimento, perfetta per chi cerca un’esperienza completa tra arte, relax e socialità.

L’ideale per un viaggio indimenticabile

Berlino è invece il luogo ideale per chi cerca ispirazione e un’atmosfera cosmopolita mentre Siviglia è perfetta per un viaggio dedicato alla storia, alla cultura e alla passione spagnola. E se Amsterdam è la meta perfetta per un viaggio all’insegna della scoperta e della spensieratezza Budapest offre un mix unico di eleganza imperiale e modernità. 

Una città portuale dinamica e multiculturale, con un’atmosfera vivace, mercati colorati e un’ottima cucina è Marsiglia, l’ideale per chi cerca un’esperienza autentica e un assaggio della vita mediterranea.
Ma un’altra città affascinante, con il suo Ponte Carlo, il Castello e un’atmosfera fiabesca è Praga, nota anche per la vivace vita notturna e i prezzi accessibili. Perfetta per un viaggio post-Maturità.