Black Friday: previsti oltre 2 miliardi spesi online

Nei giorni compresi tra il Black Friday e il Cyber Monday, gli italiani spenderanno online oltre 2 miliardi di euro (+9% rispetto al 2023). E gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 10 volte il fatturato di un giorno medio, equivalente al doppio rispetto al 2023.

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm, della School of Management del Politecnico di Milano, le categorie merceologiche più interessate saranno Abbigliamento, Beauty, Enogastronomia, Giocattoli, Informatica ed Elettronica, ma anche esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.

Netcomm però evidenzia un trend decrescente per l’Elettronica (-14%), che se un tempo rappresentava una delle categorie più performanti oggi registra un calo delle vendite in favore di acquisti in altre categorie merceologiche.

Da sconti e promozioni a offerte speciali e omaggi

Le iniziative di sconto più comuni si suddividono equamente tra sconti applicati all’intero catalogo e sconti riservati a una selezione di prodotti. Non mancano promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico, come le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli. Ma alcuni merchant scelgono di arricchire le proprie offerte con ulteriori vantaggi, come l’inserimento di omaggi, l’abbassamento della soglia minima del carrello per beneficiare della spedizione gratuita, o la creazione di bundle di prodotti da acquistare insieme.

“La maggior parte dei merchant manterrà una politica di sconti in linea con quella dell’anno passato – spiega Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -: su determinati prodotti i risparmi per il consumatore potranno superare anche il 30%. Per quanto riguarda le abitudini di acquisto, ci aspettiamo che quasi la totalità degli e-shopper acquisti online, beneficiando di un risparmio medio di circa 20 euro ogni 100 spesi”.

Quasi 38 milioni di pacchi in giro per l’Italia

“Il picco di vendite derivante dal Black Friday non è più limitato a una sola giornata, ma si è esteso a 10 giorni, dove il venerdì e la domenica precedenti al Black Friday e il Cyber Monday sono addirittura le giornate con il più alto numero di acquirenti e volume di spesa -aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È in questa finestra temporale che gli italiani concentreranno i loro acquisti online più significativi, rimasti quasi come ‘congelati’ in vista del Natale. Stimiamo che i pacchi in circolazione nei prossimi giorni saranno circa 38 milioni, oltre il +13% rispetto allo scorso anno”.

I merchant potenziano le attività di back-end

Negli ultimi anni, i merchant hanno riconosciuto l’importanza di potenziare le proprie attività di back-end per affrontare le sfide del periodo promozionale.

Gli interventi più comuni includono un rafforzamento delle operazioni di preparazione ed evasione degli ordini, nonché un incremento delle attività dedicate al customer care. Inoltre, molti merchant evidenziano la necessità di adeguare le proprie infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider, per garantire che le piattaforme e-commerce siano in grado di gestire efficacemente i picchi di traffico.
Miglioramenti che oltre a ottimizzare l’esperienza del cliente, contribuiscono a garantire un processo di vendita più fluido e senza frizioni.

Mutui: i consigli per superare le 5 paure più diffuse tra gli italiani

Spesso, di fronte al timore di non avere i requisiti per poter accedere a un mutuo, e di conseguenza, ricevere una risposta negativa da parte dell’istituto di credito, si rinuncia a inoltrare domanda. Di fatto, nel 2023 le compravendite immobiliari sono calate del 10%, e molti italiani hanno rinunciato ad acquistare una casa. Oltre alle motivazioni oggettive, come l’aumento dei tassi e dell’inflazione, la riduzione delle risorse economiche, a volte si tratta di motivazioni psicologiche. Per questo, Facile.it condivide le 5 risposte alle altrettante paure più diffuse degli aspiranti mutuatari.

La prima, è appunto quella di non riuscire a ottenere il mutuo nel caso la banca rifiuti la richiesta. E il consiglio è non fermarsi alla prima banca: ogni istituto di credito applica politiche diverse in materia di concessione del finanziamento, quindi è sempre bene confrontare le offerte di più banche.

Fisso, variabile, misto o con cap?

La scelta del tasso (fisso, variabile, misto, con cap, ecc.) può sembrare complessa. La prima considerazione è che, in assoluto, non esistono soluzioni giuste o sbagliate, la scelta va presa in funzione delle caratteristiche di ciascuno. Sebbene al momento attuale i tassi fissi siano nettamente più vantaggiosi rispetto a quelli variabili, non è detto che in futuro le cose non possano cambiare.

Qualora si dovesse cambiare idea dopo aver sottoscritto il finanziamento, o dovessero cambiare le condizioni di mercato, si può sempre provare a rinegoziare il mutuo tramite un accordo con la propria banca o a surrogare, spostandolo presso un altro istituto di credito.

Il dilemma della durata 

La durata del mutuo è un aspetto a cui fare molta attenzione perché determina il peso della rata mensile e gli interessi che graveranno sul finanziamento. Anche in questo caso, non esiste una scelta giusta o sbagliata in assoluto. Il consiglio è identificare la soluzione più adatta alle proprie esigenze, tenendo in considerazione che all’aumentare della durata del mutuo, gli interessi complessivi cresceranno e le rate mensili caleranno, viceversa, più sarà corto il finanziamento, meno interessi si pagheranno, ma l’esborso mensile sarà più alto.
Come per la scelta del tasso, rimane valida la possibilità di rinegoziare o surrogare il finanziamento, variando così la durata.

Se la rata lievita considerare la surroga, o una polizza in caso di imprevisti

La possibilità che la rata cambi durante il piano di ammortamento riguarda solo il tasso variabile. Di fronte a un aumento importante del peso della rata le soluzioni sono due: allungare il piano di finanziamento o provare a cambiare banca, cercando soluzioni più convenienti attraverso la surroga.

Ma poiché le banche non sono obbligate a concedere una rinegoziazione o la surroga, bisogna evitare di bussare all’istituto di credito quando si è già con l’acqua alla gola.
Può anche accadere che nel corso del piano di ammortamento si presenti un evento inaspettato, come un licenziamento. Diverse banche offrono insieme al mutuo servizi accessori, come la possibilità di sospendere il rimborso delle rate per un periodo determinato. Oppure, si può valutare la sottoscrizione di una polizza che tuteli in caso di perdita di lavoro, infortunio o decesso.

Smart working in Italia: un modalità di lavoro che piace alle grandi aziende

Nel 2024, il lavoro da remoto continua a mantenere una presenza significativa in Italia, nonostante la fine delle normative che ne incentivavano l’adozione. I dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano rilevano che 3,55 milioni di italiani lavorano ancora in modalità smart, una cifra quasi stabile rispetto ai 3,58 milioni del 2023.

Questo modello si consolida soprattutto nelle grandi aziende, coinvolgendo quasi due milioni di lavoratori (+1,6% rispetto all’anno precedente), mentre risulta in calo nelle piccole e medie imprese (PMI), dove i dipendenti smart sono scesi a 520mila.

Prospettive per il 2025

Per il prossimo anno, si prevede un incremento del 5% dei lavoratori da remoto, che potrebbe portare il numero totale a 3,75 milioni. Le grandi imprese continueranno a guidare questa espansione, seguite dalla Pubblica Amministrazione (PA). Le PMI, invece, mostrano minor apertura verso l’aumento di dipendenti in smart working.

Gli aspetti più apprezzati dai lavoratori 

I lavoratori in smart working sembrano apprezzare tale modalità: il 73% si opporrebbe a un eventuale ritorno in sede. Il 27% dei lavoratori sarebbe disposto a cambiare azienda per mantenere la flessibilità, e un altro 46% cercherebbe di convincere il datore a mantenere questa opzione.

In alternativa, i lavoratori richiederebbero orari più flessibili o un aumento salariale del 20% per compensare la perdita di flessibilità.

Nuove forme di lavoro flessibile 

Sempre più organizzazioni stanno esplorando modelli innovativi di flessibilità, tra cui la settimana corta, adottata da meno del 10% delle aziende ma con un crescente interesse. Questo modello mira a migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro e ad aumentare la soddisfazione dei dipendenti.

Un’altra pratica emergente è l’’International Smart Working’, presente nel 29% delle grandi imprese, che consente di lavorare da remoto anche dall’estero.

La riorganizzazione degli spazi 

Per supportare lo smart working, molte grandi aziende (78%) stanno riorganizzando gli spazi per renderli flessibili e più funzionali, una scelta condivisa in misura minore anche da PA e PMI. Cresce inoltre l’attenzione verso soluzioni che promuovono il benessere fisico e mentale dei dipendenti, sebbene siano ancora poche le iniziative in termini di sostenibilità e inclusività negli spazi di lavoro.

Il ruolo dei manager 

L’atteggiamento dei manager è fondamentale per l’adozione del lavoro agile. Nelle grandi imprese, il 53% dei responsabili promuove attivamente lo smart working, mentre nelle PMI e nella PA questa quota scende rispettivamente al 27% e al 35%.

L’adozione di una strategia efficace di smart working, condivisa da manager e lavoratori, si rivela essenziale per migliorare le prestazioni aziendali e il benessere generale.

A ottobre 2024 le imprese prevedono 489mila assunzioni

A delineare lo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: a ottobre i lavoratori ricercati dalle imprese con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato sono 489mila, +17mila rispetto a quanto programmato nello stesso periodo nel 2023 (+3,7%).

In particolare, l’industria programma complessivamente 141mila entrate (-8mila, -5,6%), di cui  91mila (-2,7%) da parte delle imprese del manifatturiero e oltre 50mila (-10,6%) quelle delle costruzioni.
Più positive le previsioni di assunzione delle imprese dei servizi, con una crescita dell’8% sull’analogo mese del 2023 (+26mila). 

Domanda in flessione per le micro-imprese

A offrire maggiori opportunità lavorative sono turismo, con 90mila richieste, e commercio (79mila), seguito dai servizi alle persone (oltre 62mila).

Sempre nel mese di ottobre 2024 si registra una flessione della domanda di lavoro per le micro-imprese (-1,3mila, -0,9%). Al contrario, sono positive le previsioni delle imprese con oltre 10 dipendenti (+19mila, +5,9%).
Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (276mila unità, 56,4% del totale), a cui seguono i contratti a tempo indeterminato (94mila). 

Difficile da reperire il 49,3% del personale richiesto

La difficoltà di reperimento, che complessivamente riguarda il 49,3% delle ricerche di personale, raggiunge il picco del 66,2% per gli operai specializzati e del 52,4% per le professioni tecniche.

Tra le figure di più difficile reperimento, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (79,0%) e fabbri ferrai costruttori di utensili (76,8%). Tra le professioni tecniche particolarmente difficili da reperire i tecnici in campo ingegneristico (65,5%) quelli della salute (59,5%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire 96mila ingressi programmati nel mese di ottobre pari al 19,6% del totale contratti.

Circa 157mila posizioni riservate agli under 30

Il 32% delle assunzioni programmate a ottobre è rivolta a giovani under 30, per un totale di circa 157mila posizioni a essi riservate.
Le maggiori opportunità di impiego per i giovani sono offerte dai servizi finanziari e assicurativi, dove il 48,6% delle assunzioni programmate sarà coperto da giovani, dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (45,9%), dal commercio (40,5%), dai servizi di alloggio e ristorazione (40,2%) e dalle industrie chimico-farmaceutiche, plastica e gomma (39,4%).

A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole (+25mila). Pressoché stabile la domanda di lavoro delle imprese del Centro (-410 assunzioni), mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Ovest (-4mila) e del Nord Est (-3mila).

Consumi: il 48% degli italiani cambia dieta per motivi sostenibili

L’Italia si distingue per essere uno dei paesi più orientati alla sostenibilità.
Il 36 % degli italiani (erano il 53 % nel 2022) ritiene che entro 20 anni sarà impossibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo. Nel frattempo, quasi la metà dei consumatori italiani che cambia le proprie abitudini alimentari lo fa a causa di preoccupazioni ambientali. 

È quanto rileva una nuova ricerca globale promossa da Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione non profit che protegge gli oceani promuovendo la pesca sostenibile.
La ricerca è stata pubblicata in occasione della quarta edizione delle Settimane della Pesca Sostenibile, una campagna nata per ricordare l’importanza del consumo sostenibile di prodotti ittici.

Gli italiani mangerebbero più pesce se fossero sicuri di non danneggiare gli oceani

Se il 48% degli italiani ha cambiato dieta rispetto a due anni fa per motivi ambientali, a livello globale la percentuale si ferma al 43%.
Il cambiamento maggiore nella dieta si è verificato nelle carni rosse, come manzo e agnello. A livello globale, il 39% degli intervistati ha confermato di averne ridotto il consumo negli ultimi due anni, mentre in Italia la percentuale sale al 57%.

Inoltre, il 46% dei nostri concittadini ha mangiato più verdure e il 12% più pesce rispetto a due anni fa.
Guardando al futuro, il 27% degli intervistati globali e il 38% dei consumatori italiani sarebbero disposti a mangiare più pesce se avessero la sicurezza di non causare danni agli oceani.

La maggiore preoccupazione ambientale è il cambiamento climatico

A livello globale, il cambiamento climatico è la principale preoccupazione che riguarda l’ambiente (51%), seguito dal timore per eventi estremi e distruzione di boschi e foreste.

Anche nel nostro Paese la prima preoccupazione ambientale riguarda il cambiamento climatico (56%), seguito però dai danni causati da inquinamento e spazzatura versati in fiumi e torrenti (43%), ed eventi estremi (43%).
Molto alta anche la preoccupazione per lo stato degli oceani: il 91% degli intervistati globali e il 94% di quelli italiani si dice preoccupato per la loro sorte.

Crolla l’ottimismo sulla possibilità di salvare i mari da danni irreversibili

Diminuisce la percentuale di italiani che ritiene che entro 20 anni sarà possibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo (dal 53% del 2022 al 36% di oggi), mentre cresce la quota di chi ritiene improbabile che la propria specie ittica preferita possa essere disponibile tra 20 anni (dal 33% al 50%).

A fianco di questo quadro poco rassicurante, la ricerca rileva anche un buon livello di empowerment e attenzione alla sostenibilità da parte degli italiani. L’Italia si classifica terza tra tutti i Paesi interessati dall’indagine per importanza data a questo tema.

Cybersecurity: solo il 30% delle organizzazioni gestisce la sicurezza h24

A livello globale, nel settore della sicurezza informatica permangono ancora carenze fondamentali.
Lo evidenzia il rapporto condotto da Trend Micro, dal titolo ‘Underfunded and unaccountable: How a lack of corporate leadership is hurting cybersecurity’. In pratica, solo una minoranza di organizzazioni è in grado di garantire una gestione continua della sicurezza. Ovvero, soltanto il 36% delle aziende dispone di personale adeguato per garantire una copertura di sicurezza informatica ininterrotta.

Un dato che sottolinea la difficoltà di molte realtà aziendali nel mantenere standard di sicurezza elevati 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La ricerca, condotta da Sapio Research nel 2024, ha coinvolto 2.600 decision maker IT in tutto il mondo, di cui 100 nel nostro Paese.

Ancora poche realtà sono conformi a quadri normativi consolidati

Questa carenza nella sicurezza può avere ripercussioni significative sul grado di protezione dagli attacchi informatici, sempre più sofisticati e frequenti.
Ma se il 35% delle aziende impiega tecniche di attack surface management per valutare i rischi, solo il 34% risulta conforme a quadri normativi consolidati, come il NIST (National Institute of Standards and Technology).

Si tratta di lacune che riflettono una generale mancanza di risorse e strategie adeguate per fronteggiare le minacce in modo efficace. E che lasciano molte organizzazioni vulnerabili a potenziali falle di sicurezza.

La sicurezza non è un problema per i vertici aziendali

Tuttavia, una delle rivelazioni più allarmanti dello studio riguarda la percezione della sicurezza informatica da parte dei vertici aziendali come un compito marginale.

Di fatto, riporta Adnkronos, quasi la metà degli intervistati, il 48%, lamenta un disinteresse da parte dei responsabili. Tale disattenzione si traduce in una mancanza di direttive chiare e di investimenti adeguati nella sicurezza, compromettendo l’efficacia delle misure di protezione adottate.

Un approccio integrato rafforzerebbe la resilienza dell’organizzazione

“È importante che i Chief Information Security Officer (CISO) comunichino i rischi informatici con chiarezza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione e coinvolgendo attivamente i Consigli di Amministrazione – afferma Alessandro Fontana, Country Manager di Trend Micro Italia -. Per affrontare al meglio queste sfide, le aziende dovrebbero prendere in considerazione l’adozione di una soluzione integrata. Tale soluzione non solo deve proteggere l’intera superficie di attacco, ma anche permettere un monitoraggio dei rischi in tempo reale e una gestione automatizzata delle criticità. Questo approccio rafforza notevolmente la resilienza dell’organizzazione. Ed è inoltre cruciale che la piattaforma sia integrabile con soluzioni di terze parti, per garantire una protezione completa e una gestione più fluida della sicurezza”.

Spreco alimentare, in Italia è aumentato del 45% in un anno

Nel 2024, lo spreco alimentare nelle case italiane ha registrato un preoccupante aumento del 45,6%, rispetto ai dati rilevati nell’agosto 2023. Ogni settimana, ben 683,3 grammi di cibo per persona finiscono nella spazzatura: si tratta di un notevole incremento rispetto ai 469,4 grammi del 2023. Questi dati emergono dal Rapporto Internazionale Waste Watcher 2024, presentato a Roma presso lo Spazio Europa. Il report, dal titolo “Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”, è stato curato dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos. Lo studio punta a richiamare l’attenzione del prossimo G7 Agricoltura sul tema cruciale dello spreco di cibo.

Frutta e verdura gli alimenti più sprecati

Secondo la ricerca, gli alimenti più colpiti dallo spreco sono quelli alla base della Dieta Mediterranea. La classifica dei prodotti più sprecati vede al primo posto la frutta fresca, con 27,1 grammi gettati via a settimana per persona, seguita dalle verdure (24,6 g), pane fresco (24,1 g), insalate (22,3 g) e tuberi come cipolle e aglio (20 g). Questi dati evidenziano la scarsa gestione della spesa e delle risorse alimentari a livello domestico.

Le cause del fenomeno

Il rapporto identifica diverse cause alla base di questo fenomeno. Il 42% degli italiani dichiara di dover buttare frutta e verdura perché si deteriorano rapidamente una volta conservate in frigorifero. Inoltre, il 37% afferma di dover gettare alimenti perché già vecchi al momento dell’acquisto. Un altro fattore critico è legato al comportamento dei consumatori: il 37% dimentica il cibo in frigorifero o nella dispensa, causando il deterioramento degli alimenti. Solo il 23% pianifica i pasti settimanali, e il 75% degli italiani non riutilizza creativamente gli avanzi.

Le soluzioni proposte dagli esperti

Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, sottolinea la gravità di questo aumento dello spreco, legato anche alla diminuzione della qualità dei prodotti acquistati dalle famiglie a basso reddito. Secondo Segrè, è necessario un intervento istituzionale per promuovere l’educazione alimentare e migliorare la gestione degli alimenti nelle case italiane.

Le differenze nei comportamenti fra Nord e Sud 

Lo studio evidenzia anche significative differenze geografiche: il Sud e il Centro Italia sono le aree più colpite dallo spreco, con il 9% in più rispetto alla media nazionale. In queste regioni si sprecano rispettivamente 747 e 744 grammi di cibo a settimana, mentre il Nord risulta più virtuoso, con un valore inferiore del 11% rispetto alla media nazionale.

Intelligenza artificiale: consumatori divisi tra entusiasmo e preoccupazione 

L’Intelligenza artificiale è una tecnologia dall’impatto significativo, ma che divide le opinioni della popolazione mondiale. Secondo l’ultimo Ipsos AI Monitor, che ha esplorato l’evoluzione degli atteggiamenti nei confronti dell’Intelligenza artificiale e i modi in cui potrebbe plasmare il mondo di domani, il 53% degli intervistati globali si dichiara entusiasta dei prodotti e dei servizi che utilizzano l’AI, mentre il 50% afferma che l’Intelligenza artificiale li rende nervosi.

In pratica, a livello internazionale le persone mostrano di essere entusiaste, ma allo stesso tempo, preoccupate per l’impatto della più grande novità tecnologica di questi tempi sul modo di vivere e lavorare presente e futuro.

L’Asia è più ottimista dell’Europa e dei Paesi anglosassoni

L’Ipsos AI Monitor, giunto alla sua terza edizione annuale, ha condotto un’analisi approfondita anche riguardo le aree in cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto più significativo e le prospettive future.

Se i risultati dell’indagine mostrano una popolazione internazionale divisa tra entusiasmo e preoccupazione, a livello geografico l’Asia risulta essere l’area più ottimista sull’utilizzo dell’AI, mentre i Paesi anglosassoni e l’Europa si distinguono per un maggiore scetticismo.

Discriminazione : la maggioranza ha meno fiducia negli esseri umani che nell’AI 

In ogni caso, in 29 Paesi sui 32 considerati da Ipsos, un maggior numero di persone pensa che gli esseri umani siano più propensi a discriminare gli altri rispetto all’AI.
Solo in Irlanda prevale la fiducia nelle persone rispetto all’Intelligenza artificiale in termini di discriminazione. 

In media, il 37% degli intervistati a livello globale teme poi che l’AI amplificherà la disinformazione online, mentre il 30% ritiene che la ridurrà.
In particolare, in Svezia, Australia e Nuova Zelanda la maggioranza delle persone è pessimista su questo fronte.

L’AI avrà un impatto positivo o negativo sulle professioni e il modo di lavorare?

Non sorprende che il livello di conoscenza e competenza risguardo l’Intelligenza artificiale sia più alta tra la generazione più giovane.
Di fatto, se il 67% delle persone nei 32 Paesi considerati dalla ricerca dichiara di avere una buona conoscenza dell’AI, questa percentuale aumenta al 72% tra la Generazione Z e al 71% tra i Millennials, mentre si abbassa al 58% tra i Baby Boomers.

Sul tema lavoro e professione le persone sono più propense a credere che l’AI migliorerà il loro lavoro. Il 37% è convinto infatti che l’Intelligenza artificiale migliorerà la propria occupazione, rispetto al 16% che, al contrario, si aspetta un peggioramento.
Tuttavia, il 36%, soprattutto tra i più istruiti, pensa che l’AI sostituirà il proprio lavoro nei prossimi anni.

Aumentano le richieste di mutui: I semestre 2024 + 3,4%

È quanto confermano i dati dell’analisi del Barometro CRIF, basata sul Sistema di Informazioni Creditizie EURISC: i primi mesi del 2024 sono stati caratterizzati da una progressiva crescita della domanda dei mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane. Un andamento positivo conseguente al taglio dei tassi di interesse da parte della BCE.

In particolare, nel I semestre 2024 le richieste dei mutui hanno segnato +3,4% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, valore che continua a essere influenzato dal fenomeno surroghe, in crescita del +6,4% nel I trimestre 2024 rispetto al I trimestre 2023.
Anche l’importo medio ha subito una leggera crescita (+1,0%), per un valore complessivo di 145.687 euro.

Dinamica ancora più positiva a giugno: raggiunto il 5,8%

Guardando al solo mese di giugno le richieste di mutuo arrivano a un valore del 5,8%, secondo valore massimo del semestre dopo il picco raggiunto a marzo.

La dinamica positiva è confermata anche se guardiamo al solo mese di giugno con un aumento del +3,0%.
“La domanda di mutui nei primi mesi dell’anno è stata influenzata positivamente dall’offerta di mutui a tasso fisso sempre più competitiva, che in particolare ha favorito le surroghe, e che unitamente alle prospettive di riduzione dei tassi, dovrebbe infondere maggiore stabilità e sicurezza alle famiglie nel programmare spese a lungo termine”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Piani di rimborso oltre 15 anni per 8 domande su 10

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel I semestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro raccolgono le principali richieste con oltre il 30% del totale, a cui segue la fascia 150.000-300.000 euro con il 27,4%.
Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata, emerge che la classe più vivace è quella tra i 25–30 anni, con il 37,3% del totale.

Nel complesso, 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni diluite nel tempo.
Per quanto riguarda la classe di età, le fasce 25-34 e 35-44 anni rappresentano il 61,2%, seguite dal range 45-54 anni, con il 23,2%, mentre gli over 55 raccolgono l’11,7%.

Direttiva UE case green e sviluppo del mercato

Un elemento che in prospettiva condizionerà ulteriormente lo sviluppo del mercato è la direttiva ‘case green’, approvata dal Parlamento Europeo lo scorso marzo. La direttiva pone obiettivi di efficientamento degli immobili per il 2035, con target intermedi da raggiungere nel 2030.

“Inoltre, – continua Capecchi – nei prossimi mesi, per effetto della dinamica di crescita, si potrebbe registrare un leggero aumento dei rischi di insolvenza, ma in una dinamica sostanzialmente accettabile”.

Frodi basate sul furto di identità: un pericolo per il credito al consumo 

Le frodi basate sul furto di identità continuano a rappresentare una minaccia per il settore del credito, in particolare per il credito al consumo. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie per l’anno 2023, in Italia sono stati registrati oltre 32.400 casi, con un importo medio per frode di 4.666 euro. Nonostante un leggero calo del numero di casi (-5,4%), il valore economico complessivo delle frodi è aumentato del +14,5%, superando i 151 milioni di euro. L’incremento dell’importo medio frodato (+21,1%) evidenzia un impatto finanziario più pesante per le vittime.

Il ruolo di una corretta educazione finanziaria 

“I dati riportati dal nostro Osservatorio confermano la necessità di un impegno congiunto su più fronti per contrastare efficacemente le frodi creditizie basate sul furto di identità. Se i frodatori appaiono sempre più esperti, aiutati anche dalle nuove tecnologie, gli utenti non appaiono in grado di difendersi. In linea con i risultati dello studio OECD/INFE del 2023, CRIF ritiene che rafforzare l’educazione finanziaria sia un elemento chiave nella lotta alle frodi creditizie”, afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF.

Aumentano gli importi frodati  

L’importo medio delle transazioni fraudolente è in crescita. Secondo l’Osservatorio CRIF – Mister Credit, le frodi con importi tra 1.500 e 3.000 euro sono aumentate del +12,9%, mentre quelle tra 5.000 e 10.000 euro sono cresciute del +46,7%. Le frodi con importi superiori ai 20.000 euro hanno registrato un incremento del +28,6%. Questi dati indicano un cambiamento nelle strategie dei frodatori, che puntano sempre più su colpi di maggiore entità, sfruttando sofisticate tecniche di attacco.

Tipologie di finanziamento oggetto di frode

I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi restano la categoria di finanziamento più esposta alle frodi, con una quota del 45,3% sul totale dei casi rilevati nel 2023. Questo tipo di frode è aumentato del +18,2% rispetto all’anno precedente. Anche i prestiti personali vedono un aumento delle frodi, con un incremento del +14% nel 2023. Al contrario, le frodi su carte di credito, incluse quelle revolving, sono diminuite del -32%.

Cosa acquistano i malfattori?

Gli elettrodomestici rimangono la categoria di beni più ambita dai frodatori, nonostante una leggera contrazione rispetto all’anno precedente, con una quota del 26,4% dei casi analizzati. Le frodi nel comparto auto-moto sono aumentate del +29,4%, e quelle nel settore dei consumi, inclusi abbigliamento sportivo e beni di lusso, del +68,4%.

Chi sono le vittime

Le frodi hanno colpito maggiormente la fascia di età tra i 41 e i 50 anni, con il 22,5% delle vittime. L’aumento più significativo (+9,7%) si è registrato tra gli ultrasessantenni. A livello regionale, la Lombardia è la regione più colpita, seguita da Sicilia, Campania e Lazio.

Quanto tempo occorre per scoprire una frode?

Nel 2023, il 39,1% delle frodi è stato scoperto nei primi 6 mesi, e il 17,7% entro l’anno. Tuttavia, il 16,3% dei casi è stato scoperto dopo oltre 5 anni. “Alcuni elementi positivi emergono dall’Osservatorio, ma l’aumento dell’importo medio frodato evidenzia la notevole abilità dei criminali a colpire bersagli con maggiore capacità di spesa”, commenta Beatrice Rubini.