Salute: perchè gli italiani si fidano degli Health Influencer?

Chi sono gli health influencer? E che ruolo hanno per gli utenti italiani delle piattaforme social?
Detti anche DOL, Digital Opinion Leader, gli health influencer sono medici, farmacisti, fisiatri, nutrizionisti e altri operatori sanitari che, oltre alla loro attività professionale, sono anche content creator sui social network. In pratica, sono gli influencer della salute.

Secondo la ricerca di Doxa Pharma, condotta su un campione di 1.031 individui tra 18 e 54 anni che accedono abitualmente ai social network, per 4 intervistati su 10 è molto importante reperire informazioni sulla salute. E il 65% degli utenti lo fa affidandosi proprio agli health influencer, che attraverso i loro profili su piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok o altri canali digitali, condividono dati e consigli relativi al delicato mondo della salute.

Un fenomeno in crescita che attira le aziende del settore Life Sciences 

La ricerca di Doxa Pharma è stata presentata nel corso dell’evento ‘Influenze, l’etica del contagio’, che si pone l’obiettivo di riflettere sulle dimensioni e le caratteristiche del fenomeno, anche dal punto di vista normativo.

Quello degli health influencer è un fenomeno in crescita, ed è stato rapidamente intercettato dalle aziende del settore Life Sciences, che hanno integrato l’influencer marketing nella propria strategia di comunicazione.
Dalla ricerca di Doxa Pharma emerge una chiara consapevolezza da parte degli utenti: molti infatti riconoscono che alcuni contenuti sono frutto di collaborazioni con aziende.

Il 90% degli utenti segue almeno uno specialista sui social

Tuttavia, per la maggior parte degli intervistati una collaborazione trasparente degli influencer con le aziende non crea alcun problema, sebbene ritengano che a oggi manchi spesso una chiara e corretta indicazione delle collaborazioni in atto.

In ogni caso, considerando che Instagram è il social più utilizzato dai 18-34enni, per molti utenti è molto importante trovare sui social informazioni relative alla salute.
Il 70% degli intervistati trova poi utile la presenza sui social di medici, farmacisti, pazienti e aziende. Il 74% dichiara di seguire pagine o profili che parlano di salute, e tra questi, il 90% segue almeno un influencer o specialista della salute.

Tra gli argomenti più seguiti salute mentale e alimentare

Dalla ricerca emerge, inoltre, che in questo contesto le tematiche più seguite sui social sono salute mentale (58%), patologie, cura e prevenzione (57%), salute alimentare (62%), salute sessuale (44%), dermatologia (41%), e malanni di stagione (41%), oltre a tematiche di attualità del comparto salute, malattie croniche e infettive.

Quanto all’affidabilità degli influencer, oltre il 70% degli utenti verifica sempre o spesso la reale competenza degli health influencer. E il 38% riconosce di essere influenzato da loro, sempre o spesso, nelle decisioni relative alla salute.

Smart working e settimana corta: gli italiani dicono sì

Il mondo del lavoro è in continua trasformazione, e la possibile introduzione della settimana corta, insieme alla consolidata pratica dello smart working, rappresenta un’opportunità per migliorare il benessere dei lavoratori e dell’ambiente. Un’indagine realizzata per Pulsee luce & gas, brand digitale di Axpo Italia, da NielsenIQ, ha analizzato le opinioni di un campione rappresentativo della popolazione italiana su questi temi.

I vantaggi del lavoro agile 

Secondo il rapporto, riferisce Adnkronos, un intervistato su tre lavora in modalità full remote o ibrida. Lo smart working è praticato in media per il 37% delle ore lavorative totali (uno o due giorni su cinque). Il 49% del campione preferisce il lavoro agile, mentre il 42% predilige l’ufficio. Tra i vantaggi del lavoro da casa emergono la riduzione dei tempi di spostamento (77%), con una media di 41 minuti risparmiati, e dei costi (72%), che ammontano a circa 124 euro al mese tra trasporti e pranzi di lavoro. Inoltre, il 64% dei partecipanti apprezza una migliore gestione dell’equilibrio tra vita privata e lavorativa.

L’isolamento sociale fa un po’ paura 

Nonostante i benefici, ci sono anche rischi percepiti nello smart working, come l’isolamento sociale (59%), la sedentarietà (58%) e la difficoltà a separare lavoro e vita privata (44%). L’espansione del lavoro da remoto è particolarmente adatta a professioni che non richiedono molti strumenti fisici: oltre il 70% degli intervistati ritiene di avere tutto il necessario per lavorare da casa. Tuttavia, solo il 26% possiede una sedia ergonomica, il 14% un piano di lavoro regolabile in altezza e l’11% un poggiapiedi.

Da casa si ottimizza il tempo, ma si consuma più energia 

Lavorare da remoto permette di ottimizzare il tempo per svolgere attività domestiche: l’89% degli intervistati sfrutta le pause per cucinare (66%), fare le pulizie (45%) o la lavatrice (44%). Tuttavia, questa modalità di lavoro può aumentare i consumi energetici: il 49% degli intervistati ha notato un incremento delle bollette. Per mitigare questo effetto, molti hanno adottato misure come l’uso di lampadine a basso consumo (59%), il maggiore sfruttamento della luce naturale (58%) e lo spegnimento del computer quando non in uso (44%).

Settimana corta, l’80% dei lavoratori la vuole

L’indagine ha esplorato anche l’impatto della settimana corta, desiderata dall’80% degli intervistati. Circa il 48% del campione ha figli, gestiti autonomamente nel 66% dei casi o con l’aiuto dei nonni (24%). Solo l’11% si avvale di baby-sitter, spendendo in media 115 euro al mese. La settimana corta è vista come un’opportunità per gestire meglio i propri figli e migliorare il benessere familiare.

La settimana corta è percepita positivamente per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata (72%), la soddisfazione personale (63%) e il tempo di qualità con famiglia e amici. Tuttavia, ci sono anche aspetti critici come l’aumento del carico di lavoro nei giorni lavorativi (51%), la maggiore pressione per raggiungere gli obiettivi (37%) e i problemi di coordinamento (27%).

Conclusioni

Smart working e settimana lavorativa corta sono strumenti percepiti come utili per migliorare la qualità della vita dei lavoratori italiani, offrendo benefici nella gestione familiare, nella cura degli anziani e nella salute complessiva.

Spreco alimentare: le aziende che misurano le eccedenze valorizzano gli scarti

Nel settore della trasformazione alimentare, solo il 43% delle aziende italiane misura le sue eccedenze, percentuali simili anche per lo spreco alimentare. Eppure, la misurazione è già parte della soluzione del problema.
Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, l’89% delle imprese alimentari che misurano le eccedenze adotta anche pratiche di donazione o riuso. E nella gestione di residui e scarti, il 49% delle aziende che li misura adotta anche pratiche di riciclo e recupero.

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 su produzione, consumi responsabili e riduzione degli impatti ambientali, è infatti fondamentale la strategia di valorizzazione delle eccedenze alimentari e riduzione di residui e scarti. Ma è necessario prima di tutto misurarle. 

La imprese di trasformazione

Otto aziende alimentari su 10 utilizzano già almeno una pratica di economia circolare, tra riuso per fini sociali e non, e valorizzazione di residui e scarti non più edibili.
Nello specifico, il 75% adotta forme di riuso, soprattutto donazioni per fini sociali, ma anche vendite su mercati secondari, ri-trasformazione o cessione per l’alimentazione animale.

In Italia, le grandi e medie aziende della trasformazione donano circa 139mila tonnellate di eccedenze edibili per anno, mentre ne riusano in altra forma circa 182mila tonnellate.
Sono pratiche complementari che non si escludono a vicenda, e la cui adozione risente molto delle dimensioni aziendali.

Il contributo all’innovazione delle startup

Il 70% delle grandi aziende valorizza le eccedenze tramite donazione e altre forme di riuso, mentre la percentuale scende al 47% delle medie e al 31% delle piccole.
In quest’ambito le startup ricoprono un ruolo fondamentale con soluzioni innovative per migliorare la sicurezza alimentare, promuovere un uso più efficiente delle risorse, ridurre gli impatti ambientali, sostenere e tutelare i territori.

A livello mondiale, sono 2.270 le startup agrifood fondate tra il 2019 e il 2023 che perseguono uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, pari al 23% di quelle della filiera agroalimentare. E si concentrano innanzitutto su obiettivi di sostenibilità ambientale, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse.

Le soluzioni per la misurazione

“Le tecnologie di Data & Big Data Analytics sono impiegate dalla maggior parte delle soluzioni presenti sul mercato – spiega Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Intelligenza artificiale e Machine Learning sono utilizzate, ad esempio, nell’Image Recognition per la quantificazione del cibo sprecato, identificandolo all’interno dei contenitori dei rifiuti, o per monitorare gli spazi degli allevamenti e comprendere lo stato di salute in tempo reale degli animali.

Sono utilizzate poi tecnologie Mobile e quelle abilitate dall’Internet of Things, ma anche Blockchain & DL per garantire l’immutabilità dei dati raccolti e la loro validazione”.

Nuovo Codice della strada: maggiore sicurezza e responsabilità alla guida

Le modifiche al Codice della Strada, incluse nel testo del decreto legge approvato alla Camera, mirano a promuovere una cultura della sicurezza stradale, ridurre il numero di vittime e incidenti, costituendo un passo avanti verso una maggiore sicurezza e responsabilità alla guida.

Tra le principali novità, spiccano le misure a contrasto dell’abuso di alcol e droghe alla guida, l’inasprimento delle sanzioni per alcune violazioni e l’adozione di misure più rigorose per garantire la sicurezza dei pedoni. Rivedute anche le disposizioni in materia di assicurazione auto e protezione degli animali.
Se tutto procede come previsto, il Codice aggiornato potrebbe entrare in vigore prima dell’estate. Ora spetta al Senato l’approvazione definitiva.

Guida in stato di ebbrezza: arriva l’alcolock

Sanzioni più severe per chi viene trovato al volante con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti: con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, oltre a una multa, è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, per tassi alcolemici più elevati, le sanzioni arrivano fino all’arresto e la sospensione della patente fino a due anni.

Ma la vera novità è l’introduzione dell’alcolock, un dispositivo installato sul veicolo che impedisce l’avvio del motore nel caso in cui venga rilevato un tasso alcolemico del conducente superiore ai limiti consentiti.
Anche per quanto riguarda l’uso di droghe le nuove norme sono decisamente più aspre, con il ritiro immediato della patente in caso di esito positivo ai test preliminari.

Neopatentati: limitazioni e nuovi vincoli

Previsti cambiamenti anche per i neopatentati, con l’introduzione di limitazioni più rigide. In particolare, viene ampliato il divieto di guida di veicoli potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente B anche se il limite di potenza è stato alzato dagli attuali 70 kW/t a 75 kW/t.

Per l’uso del cellulare al volante, invece, la sanzione amministrativa passerà da 250 euro a 1.000 euro. E la sospensione della patente potrà essere applicata già alla prima infrazione.
Altra novità importante riguarda l’assicurazione auto, con l’introduzione dell’obbligo per il proprietario del veicolo di verificare che sia regolarmente assicurato, anche quando nella legittima disponibilità di altri.

Nuove sanzioni per l’abbandono di animali

Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela degli animali, con l’introduzione di sanzioni equiparabili a reati di omicidio stradale e lesioni personali gravi o gravissime per chi si rende colpevole dell’abbandono di animali per strada, anche in assenza di incidenti. 
Le nuove norme, riporta Adnkronos, stabiliscono inoltre diverse regole per i monopattini (obbligo di indicatori luminosi di svolta/freno, contrassegno di riconoscimento assimilabile alla targa, obbligo del casco, divieto di uscire dai centri urbani, assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile).

Anche le regole per la circolazione delle biciclette sono state riviste, soprattutto per quanto riguarda il sorpasso, così come per gli scooter, consentendo a un maggior numero di mezzi di viaggiare su autostrade e strade extraurbane principali, purché il conducente sia maggiorenne.

Italiani e pet, un rapporto sempre più stretto. Però…

Nella società di oggi, i pet sono a tutti gli effetti dei membri della famiglia. La presenza di animali da compagnia nelle nostre case è ormai consolidata, tanto che gli italiani li vivono come componenti del nucleo familiare,  anche in termini di cura e accudimento. Micio e Fido vengono soprattutto salvati dalla strada o scelti in un canile o gattile, diventando parte integrante della vita quotidiana di tantissimi nostri connazionali.

Un amore generalizzato

L’amore per gli animali è comunque generalizzato poiché in larghissima maggioranza gli italiani continuano a dirsi contrari a caccia, vivisezione, uso delle pellicce e animali nei circhi. Questo sentimento si riflette nella diffusione degli animali da compagnia: in quasi una casa su quattro in Italia troviamo almeno un animale da compagnia, con una percentuale del 37,3%, un aumento del 4,6% rispetto al 2023.

Cani e gatti gli animali domestici preferiti

Poco più di 4 italiani su 10 che accolgono un animale possiedono un cane (41,8%) e quasi 4 su 10 un gatto (37,7%). Questi numeri, contenuti nel 36 Rapporto Italia di Eurispes, mostrano quanto siano popolari i cani e i gatti come animali domestici nelle case italiane.

Quanto si spende per il benessere di Micio e Fido?

Il 20,3% di chi ha con sé un animale spende meno di 30 euro al mese per la sua cura e il mantenimento. Circa il 60% degli italiani, invece, effettua una spesa mensile superiore ai 30 euro ed entro i 100 euro. Dal 2015 ad oggi è sensibilmente diminuita la percentuale di coloro che riescono a spendere meno di 30 euro al mese e dai 30 ai 50 euro, segno di una maggiore consapevolezza e attenzione verso le necessità degli animali da compagnia.

La maggior parte di cani e gatti è adottata

Ma da dove arrivano gli animali presenti nelle nostre case? I pet vengono soprattutto salvati dalla strada o scelti in un canile o gattile (39,7%), ma in un caso su quattro (25%) si è trattato di un acquisto in negozio o allevamento, mentre in uno su cinque di un regalo (20,8%). Anche se l’adozione resta la scelta principale, esistono diverse strade attraverso le quali gli animali entrano nelle nostre vite.

Difficoltà e rinunce

Il 14% dei proprietari di un pet ha pensato di dare in affido il proprio animale a causa di difficoltà economiche ma di non averlo fatto, mentre il 7,1% ha dovuto prendere questa decisione. Il 13,9% ha pensato di dare in affido il proprio animale a causa delle difficoltà nel gestirlo in termini di tempo o di incompatibilità con la famiglia, ma di non aver poi proceduto in tale senso, mentre il 6,5% ha dovuto optare per l’affido ad altri. Il 20% ha rinunciato ad avere altri animali, oltre a quelli già in loro possesso, a causa di difficoltà economiche, e il 29,2% ha dovuto rinunciarvi per difficoltà nel gestirli.

Temi etici

Per quanto riguarda i temi etici legati al mondo animale, gli italiani continuano a dire “no” alla vivisezione (76,6%), alla caccia (72,9%), alla produzione e all’uso delle pellicce (78,3%) e all’utilizzo degli animali nei circhi (78,1%). Queste posizioni riflettono una forte sensibilità etica e un crescente rispetto verso gli animali nel nostro Paese.

Intelligenza artificiale: le opinioni di giovani, disoccupati, pensionati, lavoratori

A usarla sono soprattutto i giovani, disoccupati e pensionati pensano non sia utile nella vita quotidiana e rappresentano la maggioranza degli inattivi, mentre i lavoratori sono divisi. In generale, i dati del sondaggio realizzato da YouTrend per Fondazione Pensiero Solido, mostrano che il 61% degli italiani non è molto preparato sul tema ‘Intelligenza artificiale’, un dato in crescita del +6% rispetto all’anno scorso.

A sentirsi preparata, invece, è la maggior parte degli under35 (54%), che per quanto riguarda l’uso di ChatGpt dichiara di averla usata almeno una volta nel 67% dei casi. Per chi ha età compresa tra 35-54 anni il numero si riduce al 36% tra e tra gli over55 al 23%.
Chat-Gpt rimane comunque l’app di AI più usata e più conosciuta. Tanto che l’hanno già conosciuta il 69%, e il 37% l’ha usata almeno una volta.

Mestieri destinati a essere sostituiti e mestieri “resistenti”

Sconosciute, invece, Microsoft Copilot (47% la conosce), gemini (41%) e Midjourney (30%). Anche in questo caso, queste applicazioni sono più conosciute dai giovani. 
Quanto al rapporto tra AI e lavoro, anche in questo caso i giovani sono più ottimisti: un under35 su tre si sente aiutato dai cambiamenti portati da queste tecnologie.

Un altro grande dibattito è quello emerso sui lavori che potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale.
Anche su questo tema, YouTrend ha interrogato il campione del sondaggio, e i risultati mostrano come i mestieri più sostituibili secondo gli italiani rimangano l’impiegato d’ufficio (per il 62% l’AI svolgerebbe i suoi compiti altrettanto bene), l’operario (53%) e il commesso (51%).
I meno sostituibili sono invece il camionista (25%), il medico (24) e l’imprenditore (23%).

Ricevere istruzioni dall’Intelligenza artificiale al lavoro?

Questo è uno degli scenari possibili nel prossimo futuro, anche se gli italiani, in merito (come sempre) si dividono. Il 45% sarebbe disposto a farlo, il 44% no.
Si riduce, inoltre, la percentuale di chi vede nel controllo e nella valutazione automatica un vantaggio per i lavoratori, con il dato in calo del 10% rispetto al 2023. Si arriva così a una parità, tra chi lo ritiene un vantaggio e chi uno svantaggio.

Cresce anche la percentuale di persone che ritengono che l’AI porterà a una diminuzione dei posti di lavoro, e circa la metà dei lavoratori non si sente né aiutata né minacciata dai cambiamenti portati dalle nuove tecnologie.

Sì a un’azienda pubblica europea. Basta che non sia italiana 

E qual è il livello di utilità dell’AI nel lavoro e nella vita quotidiana? Per disoccupati e pensionati l’AI non è utile nelle mansioni quotidiane. Per i lavoratori, invece, le percentuali evidenziano una sensibilità leggermente maggiore. Il 50% ritiene utile un affiancamento sul lavoro, ma il 46% è più negativo sotto questo aspetto.

In generale, il 59% degli intervistati è favorevole alla creazione di un’azienda pubblica europea che competa con le aziende americane del settore dell’AI, ma è un consenso che si riduce del 7% nel caso in cui l’azienda sia italiana e finanziata dallo Stato italiano.
Sul ruolo dello Stato, riferisce Adnkronos, oggi gli italiani sono ancora più nettamente a favore di un intervento per regolare lo sviluppo dell’AI rispetto a un anno fa (67%, +8%), anche se la frazione che considera anche di vietarne l’uso è stabile al 16%.

Baby Boomer: perchè è la generazione sotto i riflettori dei marketers?

Negli ultimi 50 anni i Baby Boomer , quelli che oggi hanno tra 60 e 78 anni, hanno esercitato una grande influenza culturale, e oggi controllano buona parte della ricchezza dei Paesi più affluenti. È quindi imperativo per le aziende continuare a comprenderli, perché sono la prima generazione che ha dimostrato al mondo cosa significa davvero innovare, tanto da trasformare il segmento ‘senior’ in qualcosa che prima non esisteva.

Insomma, più longevi, più ricchi dei giovani, con più tempo a disposizione (a meno che non decidano di continuare a lavorare), i Boomers non sono gli anziani di una volta.
Un esercito che nel 2024 conta 9,7 milioni di individui in Spagna, 12,9 milioni in UK, 13,6 milioni in Italia, 14,3 milioni in Francia, 18,3 milioni in Germania.

Tanti progetti, tanti consumi

Quali sono, quindi, i trend che i marketers devono tenere in considerazione sui Boomer? 
Mentre la generazione precedente (nati fra il ’25-‘45) ha smesso di lavorare dopo 65 anni, alcuni Boomer continuano a farlo, spesso, per mantenere il livello di benessere e sostenere i figli adulti o per necessità di sentirsi inseriti nella vita sociale.

Parallelamente, iniziano altri progetti. Chi lavora continua a investire nei trasporti, abbigliamento, pasti fuori casa o tecnologia aggiornata, chi si ritira amplia i consumi del tempo libero (sport, cultura, viaggi). Per tutti cresce la centralità del benessere. Esercizio fisico e alimentazione corretta possono allontanare l’invecchiamento, ma non scongiurarlo, quindi aumenta la spesa la salute e la cura di sé. 

Welfare familiare e donne protagoniste delle decisioni d’acquisto

Per la prima volta un enorme numero di donne ha lavorato fuori casa e ora può disporre di maggior tempo e soldi da dedicare a sé. E se gli investimenti in cultura e viaggi parlano al femminile, le donne sono sempre più protagoniste anche delle decisioni di acquisto di auto e dotazioni della casa.

Il sostegno alla famiglia in senso lato (figli e nipoti) assume intensità diverse nelle grandi o piccole città, nei segmenti di status alto o basso, ma resta una rete di protezione importante (welfare familiare). Al contempo, nonni e consuoceri influenzano e contribuiscono alle decisioni di acquisto anche delle famiglia dei figli.
Quando poi inflazione e tassi crescono la duplice esigenza di salvaguardare il patrimonio e farlo fruttare coinvolge anche il supporto di figli e nipoti.

Digital education e stimoli alimentari 

La pandemia è stato un catalizzatore per una generazione da sempre ignorata dai digital marketer. Questa fascia anagrafica ha iniziato a ‘frequentare’ più spesso i social, fare acquisti ed effettuare pagamenti virtuali. Si sono sviluppate nuove forme di alfabetizzazione digitale trasformate in nuove abitudini destinate a restare.

Ma i senior sono comunque sottoposti anche a nuovi stimoli alimentari (nuove mode, integrazioni con proteine, vitamine o altro), e sarà interessante monitorare il livello di attrazione per queste nuove proposte.

Audiolibri, perchè piacciono così tanto agli italiani?

Nel 2024, cresce ulteriormente la passione degli italiani per gli audiolibri, con un totale di 11,1 milioni di persone che si sono lasciate coinvolgere dalle storie e dalle voci in cuffia. Rispetto all’anno precedente, si registra un aumento di 400 mila ascoltatori in più, con un incremento del +4% rispetto al 2023.

La passione per i libri da ascoltare è esplosa con la pandemia

L’impennata dell’interesse per gli audiolibri risale al periodo della pandemia, quando hanno iniziato a entrare stabilmente nelle abitudini d’ascolto degli italiani. Da allora a oggi, si stima che vi sia stato un aumento a doppia cifra, addirittura del 22%. Tra i generi più amati nel 2024, i thriller si piazzano al primo posto, anche se di poco, seguiti dai classici e dai titoli sci-fi/fantasy.

I titoli preferiti 

Nel dettaglio, tra i thriller più apprezzati spicca “Omicidio fuori stagione” di A. J. Seaman, letto da Gabriele Donolato, seguito da “Sangue inquieto” di R. Galbraith, letto da Andrea Mete, e “Il purgatorio dell’angelo” di Maurizio De Giovanni, letto da Paolo Cresta. Per quanto riguarda i classici, in cima alla lista troviamo “Il conte di Montecristo” di A. Dumas, letto da Moro Silo, seguito da “Orgoglio e pregiudizio” di J. Austen, letto da Paola Cortellesi, e “Anna Karenina” di Tolstoj, letto da Anna Bonaiuto. Per il genere sci-fi/fantasy, il dominio è affidato alla saga completa di “Harry Potter” di J.K. Rowling, letto da Francesco Pannofino, seguito da “Iron Flame” e “Fourth Wing” di R. Yarros, entrambi letti da Martina Levato.

Questi dati emergono dall’ultima ricerca condotta da NielsenIQ per Audible, società Amazon tra i principali protagonisti nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità. 

Cresce anche il tempo dedicato all’ascolto

Nel corso del 2024, è aumentato anche il tempo dedicato dagli italiani all’ascolto degli audiolibri, con una sessione media che si avvicina ai 30 minuti, con più di un quarto d’ora dedicato ogni giorno alle voci della letteratura in cuffia. Il 31% del campione intervistato dichiara di ascoltare un audiolibro almeno una volta alla settimana, mentre rimangono stabili gli “heavy user”, ossia coloro che ascoltano quotidianamente o quasi, rappresentando il 5% del totale. Insomma, gli audiolibri sono ormai entrati a tutti gli effetti nella quotidianità degli italiani. 

Lavoro: ad aprile previste 446mila assunzioni, e 1,5 milioni entro giugno

Ad aprile 2024 sono oltre 446mila i contratti di assunzione di durata superiore a un mese o a tempo indeterminato programmati dalle imprese. E oltre 1,5 milioni per il trimestre aprile-giugno, +0,7% rispetto ad aprile 2023 (circa 3mila unità), ma -3,0% (oltre 46mila unità) sul corrispondente trimestre  del 2023.
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Sono le piccole imprese con meno di 50 dipendenti a programmare il 64,5% delle assunzioni previste per il mese di aprile, mentre le medie imprese ne programmano il 18,9% e le medio grandi il restante 16,6%.

Industria e servizi 

Sotto il profilo settoriale, l’industria complessivamente prevede circa 121mila assunzioni (+16mila rispetto ad aprile 2023) e circa 400mila nel trimestre aprile-giugno (-6mila), grazie soprattutto alle entrate programmate dal comparto delle costruzioni (43mila nel mese e 143mila nel trimestre).

I servizi prevedono ad aprile 325mila assunzioni (-13mila) e oltre 1,1 milione nel trimestre (-41mila). Tra i servizi il flusso di assunzioni più consistente riguarda la filiera turistica, con 105mila contratti da attivare ad aprile e 391mila entro giugno.
Seguono commercio (oltre 63mila nel mese e 207mila nel trimestre) e servizi alle persone (45mila, 173mila).

Le professioni più ricercate e di difficile reperimento

Ad aprile è difficile da reperire il 47,8% del personale ricercato dalle aziende, +2,6% rispetto a un anno fa.
Tra le figure di più difficile reperimento il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior evidenzia ingegneri (62,5% di difficile reperimento), analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (55,7%), tecnici in campo ingegneristico (70,0%) e tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (66,2%), addetti agli sportelli (51,7%), professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (55,3%), operatori per la cura estetica (55,1%), fabbri costruttori di utensili (78,9%), operai specializzati del tessile-abbigliamento (70,9%) e operai alle macchine automatiche e semiautomatiche per lavorazioni metalliche (60,4%).

Rilevante la domanda di lavoratori immigrati

Circa 88mila assunzioni programmate nel mese, pari al 19,8% del totale, riguarda la domanda di lavoratori immigrati. 
I settori economici che hanno maggiore necessità di manodopera straniera sono quelli dei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4% delle assunzioni), servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (30,3%), costruzioni (28,6%), metallurgia (21,2%) e legno-arredo (20,1%).

A livello territoriale si evidenzia come il flusso delle entrate previste ad aprile nelle regioni del Nord risulti in crescita rispetto allo stesso mese del 2023 (+12mila unità per il Nord-Ovest e + 11mila per il Nord-Est), a fronte di una tendenza negativa per il Centro e il Mezzogiorno (-9mila e -11mila).

Carne coltivata: cosa ne pensano gli italiani?

Qual è il sentiment degli italiani nei confronti della carne coltivata? Lo ha scoperto un gruppo di ricerca dell’Università di Ferrara insieme a SWG, che hanno intervistato 5 chef affermati, 741 studenti/studentesse all’ultimo anno dell’istituto alberghiero, 1000 consumatori e 1000 possessori di animali domestici.

Lo scenario della carne coltivata, o “artificiale”, “pulita”, “cruelty-free”, è ancora in divenire, sia per i perfezionamenti tecnologici e di processo necessari per ottimizzarne efficienza ed efficacia, sia per i test richiesti per verificarne la sicurezza e la portata dei vantaggi. Potenzialmente però è uno scenario rivoluzionario per i suoi benefici a livello collettivo e individuale.
Principalmente, in termini di copertura della crescente domanda mondiale di carne, riduzione della pressione ambientale generata dagli allevamenti intensivi, e riduzione dei rischi per la salute.

“In attesa di una verifica sul campo”

“Dagli studi condotti emergono interesse e curiosità da parte degli intervistati nei confronti della carne coltivata, che non va vista in contrasto o contrapposizione con la carne tradizionale, soprattutto quella di qualità, bensì con quella da allevamenti intensivi – dichiara il professore Fulvio Fortezza, Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara -. Non si tratta di un dettaglio, perché questa visione delle cose, ferme restando le verifiche sul campo che ancora aspettano la ‘carne di nuova generazione’, potrebbe cambiare completamente i termini della questione”.

La maggior parte degli intervistati vorrebbe assaggiarla

Tutti e 5 gli chef sono favorevoli a introdurre la carne coltivata nei loro menu, mentre il 71% circa dei futuri chef è tendenzialmente favorevole e il 69% circa tenderebbe ad assaggiarla, così come il 70% circa dei consumatori. Tra loro sembrano essere soprattutto i mangiatori di carne “con rimorsi” (uomini) a manifestare interesse per la carne coltivata e per i suoi possibili benefici sulla salute e l’ambiente.

L’idea che la carne coltivata sia promossa da chef riconosciuti tende ad aumentare la disponibilità a pagare per questa tipologia di carne.

Se fa bene all’ambiente fa bene anche al pet 

Quanto ai possessori di cani, sempre più attenti alle diete dei loro amici a quattro zampe, concepiti sempre più come veri e propri membri della famiglia, la maggioranza degli intervistati (53%) farebbe assaggiare la carne coltivata al proprio pet, mentre solo il 22% dichiara una totale chiusura in tal senso.

La percentuale di accettazione potenziale aumenta al 58% se posta in termini di disponibilità a comprarla in modo più o meno regolare.
Il 43% degli intervistati, riferisce Italpress, sarebbe disposto a pagarla almeno quanto, o addirittura di più, dei prodotti a base di carne tradizionale, in particolare per i possibili benefici di questa scelta sull’ambiente.