Previsioni occupazionali: aumentano le assunzioni, ma non si trovano i profili “giusti” 

Le imprese italiane prevedono circa 356mila assunzioni nel mese di dicembre, con un incremento dell’1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, pari a 3.410 nuove posizioni. Nel trimestre dicembre 2024-febbraio 2025, le assunzioni supereranno 1,3 milioni, segnando un aumento dell’1,2%. Tuttavia, il 48,9% dei profili ricercati, corrispondenti a 174mila posizioni, risultano difficili da reperire, soprattutto per la mancanza di candidati qualificati (32,2%).

Le imprese dei servizi trainano la domanda
Le imprese del settore dei servizi trainano la domanda di lavoro, con oltre 268mila assunzioni a dicembre (+3,5% rispetto al 2023) e 927mila nel trimestre (+4,7%). Tra queste, il turismo e il commercio registrano i maggiori incrementi, grazie alla stagione invernale e alle festività natalizie: 76mila nuove posizioni nel turismo (+8,1%) e 59mila nel commercio (+4,6%).

Dall’altro lato, l’industria sembra segnalare il passo: sono previste 87mila assunzioni a dicembre (-6,1%) e 381mila nel trimestre (-6,4%). Le imprese manifatturiere contano su 57mila assunzioni nel mese e 256mila nel trimestre, mentre il settore delle costruzioni prevede 30mila e 125mila nuove posizioni rispettivamente.

Tipologie di contratti e mismatch tra domanda e offerta
Il contratto a tempo determinato rimane la formula più utilizzata, e rappresenta il 56,1% delle assunzioni totali (200mila contratti). Seguono i contratti a tempo indeterminato (81mila) e l’apprendistato. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro penalizza diversi settori. Le maggiori difficoltà si riscontrano nel settore metallurgico (64,2%), nelle costruzioni (63,2%) e nella meccatronica (57,7%).

Tra i profili più richiesti e difficili da trovare emergono ingegneri, tecnici della salute, saldatori, operatori estetici e addetti alla ristorazione.

A “caccia” di giovani e lavoratori stranieri
A dicembre, 68mila posizioni (19,1% del totale) sono riservate a lavoratori immigrati, soprattutto nei servizi operativi, nella logistica e nel settore edile. Inoltre, oltre 103mila assunzioni (29%) sono rivolte a giovani sotto i 30 anni, con opportunità maggiori nei settori finanziario, commerciale e informatico.

A livello geografico, il Nord Est presenta il più alto tasso di difficoltà nel reperire personale qualificato (54%), seguito dal Nord Ovest (49,4%), dal Sud e Isole (46%) e dal Centro (45,7%). Questi dati sottolineano la necessità di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Brevetti: in Italia l’innovazione si fa di più in provincia

Non sono le grandi città a guidare la crescita delle domande italiane di brevetto pubblicate nel 2023 dall’EPO (European Patent Office), bensì le province, soprattutto del Nord Italia.
Lo conferma l’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec.

Sebbene Milano sia da sempre in pole position per numero di brevetti italiani in Europa, nel 2023 registra una lieve flessione del 3,82%, con 698 brevetti pubblicati rispetto ai 726 del 2022.
Bologna, con 26 brevetti in più, e Torino, in leggero aumento (+3), mantengono saldamente la seconda e terza posizione nella classifica per provincia, mentre Roma mostra un lieve rallentamento (-8 brevetti) nella sua capacità innovativa.
Altra storia se si allarga l’osservazione a tutto il territorio italiano, dove le province segnano aumenti anche a due cifre nel numero di brevetti.

Sono 4.780 le domande italiane pubblicate dall’EPO nel 2023

Ad esempio, considerando solo le province che hanno pubblicato almeno 40 brevetti, sebbene su numeri contenuti, si riscontrano variazioni a due cifre per Alessandria, Monza, Rimini, Ancona, Bari, Modena, Novara, Lucca, Mantova, Chieti, Vicenza, Varese, Udine e Verona.

Il quadrò è quello di una realtà variegata, quindi, tanto più importante in un momento in cui la capacità innovativa del nostro Paese ha mantenuto una crescita moderata, ma costante. Sono, infatti, 4.780 le domande italiane pubblicate dall’EPO lo scorso anno, lo 0,13% in più del 2022.

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto in testa

“Tra il 2015 e il 2023 – commenta il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – l’Italia ha mantenuto un trend di crescita costante (+33% rispetto al 2015), superando stabilmente le 4.500 domande per il secondo anno consecutivo. Nel 2023, di fatto, si conferma il risultato dell’anno precedente ma emerge una novità: sono in crescita le nuove domande di brevetto che utilizzano tecnologie ‘verdi’, oggi particolarmente importanti per sostenere la transizione ecologica del nostro sistema produttivo”. 

Determinante, comunque, l’apporto delle regioni settentrionali del Paese, dove si registrano variazioni positive per il Nord Ovest (+1,67%) e  il Nord Est (+1,44%). Mezzogiorno (-3,79%) e Centro (-5,62%) registrano un leggero rallentamento.
Il bilancio delle regioni vede comunque in testa Lombardia (1.484 brevetti), Emilia Romagna (829) e Veneto (668), tutte con valori in incremento rispetto all’anno precedente. 

In quali ambiti cresce la ricerca?

La parola d’ordine sono le tecnologie green, alle quali nel 2023 sono attribuibili 371 domande di brevetto pubblicate dall’EPO, a fronte delle 290 del 2022.
L’innovazione ‘verde’ passa per le Energie Alternative (+53%), l’Immagazzinamento di Energia (+39%) e i Trasporti (+30%). In crescita anche alcuni ambiti che utilizzano le KET, tecnologie abilitanti ad alta intensità di conoscenza, in particolare, quelle legate alla manifattura avanzata e alla micro e nano elettronica. 

Tra i campi tecnologici, risulta in aumento la capacità di brevettazione italiana nell’ambito delle Tecniche industriali e trasporti, il segmento più diffuso con 1.477 domande di brevetto italiano in Europa nel 2023, la Meccanica e illuminazione (543) e l’Elettricità (404).

A ottobre 2024 le imprese prevedono 489mila assunzioni

A delineare lo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: a ottobre i lavoratori ricercati dalle imprese con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato sono 489mila, +17mila rispetto a quanto programmato nello stesso periodo nel 2023 (+3,7%).

In particolare, l’industria programma complessivamente 141mila entrate (-8mila, -5,6%), di cui  91mila (-2,7%) da parte delle imprese del manifatturiero e oltre 50mila (-10,6%) quelle delle costruzioni.
Più positive le previsioni di assunzione delle imprese dei servizi, con una crescita dell’8% sull’analogo mese del 2023 (+26mila). 

Domanda in flessione per le micro-imprese

A offrire maggiori opportunità lavorative sono turismo, con 90mila richieste, e commercio (79mila), seguito dai servizi alle persone (oltre 62mila).

Sempre nel mese di ottobre 2024 si registra una flessione della domanda di lavoro per le micro-imprese (-1,3mila, -0,9%). Al contrario, sono positive le previsioni delle imprese con oltre 10 dipendenti (+19mila, +5,9%).
Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (276mila unità, 56,4% del totale), a cui seguono i contratti a tempo indeterminato (94mila). 

Difficile da reperire il 49,3% del personale richiesto

La difficoltà di reperimento, che complessivamente riguarda il 49,3% delle ricerche di personale, raggiunge il picco del 66,2% per gli operai specializzati e del 52,4% per le professioni tecniche.

Tra le figure di più difficile reperimento, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (79,0%) e fabbri ferrai costruttori di utensili (76,8%). Tra le professioni tecniche particolarmente difficili da reperire i tecnici in campo ingegneristico (65,5%) quelli della salute (59,5%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire 96mila ingressi programmati nel mese di ottobre pari al 19,6% del totale contratti.

Circa 157mila posizioni riservate agli under 30

Il 32% delle assunzioni programmate a ottobre è rivolta a giovani under 30, per un totale di circa 157mila posizioni a essi riservate.
Le maggiori opportunità di impiego per i giovani sono offerte dai servizi finanziari e assicurativi, dove il 48,6% delle assunzioni programmate sarà coperto da giovani, dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (45,9%), dal commercio (40,5%), dai servizi di alloggio e ristorazione (40,2%) e dalle industrie chimico-farmaceutiche, plastica e gomma (39,4%).

A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole (+25mila). Pressoché stabile la domanda di lavoro delle imprese del Centro (-410 assunzioni), mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Ovest (-4mila) e del Nord Est (-3mila).

Cybersecurity: solo il 30% delle organizzazioni gestisce la sicurezza h24

A livello globale, nel settore della sicurezza informatica permangono ancora carenze fondamentali.
Lo evidenzia il rapporto condotto da Trend Micro, dal titolo ‘Underfunded and unaccountable: How a lack of corporate leadership is hurting cybersecurity’. In pratica, solo una minoranza di organizzazioni è in grado di garantire una gestione continua della sicurezza. Ovvero, soltanto il 36% delle aziende dispone di personale adeguato per garantire una copertura di sicurezza informatica ininterrotta.

Un dato che sottolinea la difficoltà di molte realtà aziendali nel mantenere standard di sicurezza elevati 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La ricerca, condotta da Sapio Research nel 2024, ha coinvolto 2.600 decision maker IT in tutto il mondo, di cui 100 nel nostro Paese.

Ancora poche realtà sono conformi a quadri normativi consolidati

Questa carenza nella sicurezza può avere ripercussioni significative sul grado di protezione dagli attacchi informatici, sempre più sofisticati e frequenti.
Ma se il 35% delle aziende impiega tecniche di attack surface management per valutare i rischi, solo il 34% risulta conforme a quadri normativi consolidati, come il NIST (National Institute of Standards and Technology).

Si tratta di lacune che riflettono una generale mancanza di risorse e strategie adeguate per fronteggiare le minacce in modo efficace. E che lasciano molte organizzazioni vulnerabili a potenziali falle di sicurezza.

La sicurezza non è un problema per i vertici aziendali

Tuttavia, una delle rivelazioni più allarmanti dello studio riguarda la percezione della sicurezza informatica da parte dei vertici aziendali come un compito marginale.

Di fatto, riporta Adnkronos, quasi la metà degli intervistati, il 48%, lamenta un disinteresse da parte dei responsabili. Tale disattenzione si traduce in una mancanza di direttive chiare e di investimenti adeguati nella sicurezza, compromettendo l’efficacia delle misure di protezione adottate.

Un approccio integrato rafforzerebbe la resilienza dell’organizzazione

“È importante che i Chief Information Security Officer (CISO) comunichino i rischi informatici con chiarezza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione e coinvolgendo attivamente i Consigli di Amministrazione – afferma Alessandro Fontana, Country Manager di Trend Micro Italia -. Per affrontare al meglio queste sfide, le aziende dovrebbero prendere in considerazione l’adozione di una soluzione integrata. Tale soluzione non solo deve proteggere l’intera superficie di attacco, ma anche permettere un monitoraggio dei rischi in tempo reale e una gestione automatizzata delle criticità. Questo approccio rafforza notevolmente la resilienza dell’organizzazione. Ed è inoltre cruciale che la piattaforma sia integrabile con soluzioni di terze parti, per garantire una protezione completa e una gestione più fluida della sicurezza”.

Intelligenza artificiale: consumatori divisi tra entusiasmo e preoccupazione 

L’Intelligenza artificiale è una tecnologia dall’impatto significativo, ma che divide le opinioni della popolazione mondiale. Secondo l’ultimo Ipsos AI Monitor, che ha esplorato l’evoluzione degli atteggiamenti nei confronti dell’Intelligenza artificiale e i modi in cui potrebbe plasmare il mondo di domani, il 53% degli intervistati globali si dichiara entusiasta dei prodotti e dei servizi che utilizzano l’AI, mentre il 50% afferma che l’Intelligenza artificiale li rende nervosi.

In pratica, a livello internazionale le persone mostrano di essere entusiaste, ma allo stesso tempo, preoccupate per l’impatto della più grande novità tecnologica di questi tempi sul modo di vivere e lavorare presente e futuro.

L’Asia è più ottimista dell’Europa e dei Paesi anglosassoni

L’Ipsos AI Monitor, giunto alla sua terza edizione annuale, ha condotto un’analisi approfondita anche riguardo le aree in cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto più significativo e le prospettive future.

Se i risultati dell’indagine mostrano una popolazione internazionale divisa tra entusiasmo e preoccupazione, a livello geografico l’Asia risulta essere l’area più ottimista sull’utilizzo dell’AI, mentre i Paesi anglosassoni e l’Europa si distinguono per un maggiore scetticismo.

Discriminazione : la maggioranza ha meno fiducia negli esseri umani che nell’AI 

In ogni caso, in 29 Paesi sui 32 considerati da Ipsos, un maggior numero di persone pensa che gli esseri umani siano più propensi a discriminare gli altri rispetto all’AI.
Solo in Irlanda prevale la fiducia nelle persone rispetto all’Intelligenza artificiale in termini di discriminazione. 

In media, il 37% degli intervistati a livello globale teme poi che l’AI amplificherà la disinformazione online, mentre il 30% ritiene che la ridurrà.
In particolare, in Svezia, Australia e Nuova Zelanda la maggioranza delle persone è pessimista su questo fronte.

L’AI avrà un impatto positivo o negativo sulle professioni e il modo di lavorare?

Non sorprende che il livello di conoscenza e competenza risguardo l’Intelligenza artificiale sia più alta tra la generazione più giovane.
Di fatto, se il 67% delle persone nei 32 Paesi considerati dalla ricerca dichiara di avere una buona conoscenza dell’AI, questa percentuale aumenta al 72% tra la Generazione Z e al 71% tra i Millennials, mentre si abbassa al 58% tra i Baby Boomers.

Sul tema lavoro e professione le persone sono più propense a credere che l’AI migliorerà il loro lavoro. Il 37% è convinto infatti che l’Intelligenza artificiale migliorerà la propria occupazione, rispetto al 16% che, al contrario, si aspetta un peggioramento.
Tuttavia, il 36%, soprattutto tra i più istruiti, pensa che l’AI sostituirà il proprio lavoro nei prossimi anni.

Salute: perchè gli italiani si fidano degli Health Influencer?

Chi sono gli health influencer? E che ruolo hanno per gli utenti italiani delle piattaforme social?
Detti anche DOL, Digital Opinion Leader, gli health influencer sono medici, farmacisti, fisiatri, nutrizionisti e altri operatori sanitari che, oltre alla loro attività professionale, sono anche content creator sui social network. In pratica, sono gli influencer della salute.

Secondo la ricerca di Doxa Pharma, condotta su un campione di 1.031 individui tra 18 e 54 anni che accedono abitualmente ai social network, per 4 intervistati su 10 è molto importante reperire informazioni sulla salute. E il 65% degli utenti lo fa affidandosi proprio agli health influencer, che attraverso i loro profili su piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok o altri canali digitali, condividono dati e consigli relativi al delicato mondo della salute.

Un fenomeno in crescita che attira le aziende del settore Life Sciences 

La ricerca di Doxa Pharma è stata presentata nel corso dell’evento ‘Influenze, l’etica del contagio’, che si pone l’obiettivo di riflettere sulle dimensioni e le caratteristiche del fenomeno, anche dal punto di vista normativo.

Quello degli health influencer è un fenomeno in crescita, ed è stato rapidamente intercettato dalle aziende del settore Life Sciences, che hanno integrato l’influencer marketing nella propria strategia di comunicazione.
Dalla ricerca di Doxa Pharma emerge una chiara consapevolezza da parte degli utenti: molti infatti riconoscono che alcuni contenuti sono frutto di collaborazioni con aziende.

Il 90% degli utenti segue almeno uno specialista sui social

Tuttavia, per la maggior parte degli intervistati una collaborazione trasparente degli influencer con le aziende non crea alcun problema, sebbene ritengano che a oggi manchi spesso una chiara e corretta indicazione delle collaborazioni in atto.

In ogni caso, considerando che Instagram è il social più utilizzato dai 18-34enni, per molti utenti è molto importante trovare sui social informazioni relative alla salute.
Il 70% degli intervistati trova poi utile la presenza sui social di medici, farmacisti, pazienti e aziende. Il 74% dichiara di seguire pagine o profili che parlano di salute, e tra questi, il 90% segue almeno un influencer o specialista della salute.

Tra gli argomenti più seguiti salute mentale e alimentare

Dalla ricerca emerge, inoltre, che in questo contesto le tematiche più seguite sui social sono salute mentale (58%), patologie, cura e prevenzione (57%), salute alimentare (62%), salute sessuale (44%), dermatologia (41%), e malanni di stagione (41%), oltre a tematiche di attualità del comparto salute, malattie croniche e infettive.

Quanto all’affidabilità degli influencer, oltre il 70% degli utenti verifica sempre o spesso la reale competenza degli health influencer. E il 38% riconosce di essere influenzato da loro, sempre o spesso, nelle decisioni relative alla salute.

Spreco alimentare: le aziende che misurano le eccedenze valorizzano gli scarti

Nel settore della trasformazione alimentare, solo il 43% delle aziende italiane misura le sue eccedenze, percentuali simili anche per lo spreco alimentare. Eppure, la misurazione è già parte della soluzione del problema.
Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, l’89% delle imprese alimentari che misurano le eccedenze adotta anche pratiche di donazione o riuso. E nella gestione di residui e scarti, il 49% delle aziende che li misura adotta anche pratiche di riciclo e recupero.

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 su produzione, consumi responsabili e riduzione degli impatti ambientali, è infatti fondamentale la strategia di valorizzazione delle eccedenze alimentari e riduzione di residui e scarti. Ma è necessario prima di tutto misurarle. 

La imprese di trasformazione

Otto aziende alimentari su 10 utilizzano già almeno una pratica di economia circolare, tra riuso per fini sociali e non, e valorizzazione di residui e scarti non più edibili.
Nello specifico, il 75% adotta forme di riuso, soprattutto donazioni per fini sociali, ma anche vendite su mercati secondari, ri-trasformazione o cessione per l’alimentazione animale.

In Italia, le grandi e medie aziende della trasformazione donano circa 139mila tonnellate di eccedenze edibili per anno, mentre ne riusano in altra forma circa 182mila tonnellate.
Sono pratiche complementari che non si escludono a vicenda, e la cui adozione risente molto delle dimensioni aziendali.

Il contributo all’innovazione delle startup

Il 70% delle grandi aziende valorizza le eccedenze tramite donazione e altre forme di riuso, mentre la percentuale scende al 47% delle medie e al 31% delle piccole.
In quest’ambito le startup ricoprono un ruolo fondamentale con soluzioni innovative per migliorare la sicurezza alimentare, promuovere un uso più efficiente delle risorse, ridurre gli impatti ambientali, sostenere e tutelare i territori.

A livello mondiale, sono 2.270 le startup agrifood fondate tra il 2019 e il 2023 che perseguono uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, pari al 23% di quelle della filiera agroalimentare. E si concentrano innanzitutto su obiettivi di sostenibilità ambientale, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse.

Le soluzioni per la misurazione

“Le tecnologie di Data & Big Data Analytics sono impiegate dalla maggior parte delle soluzioni presenti sul mercato – spiega Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Intelligenza artificiale e Machine Learning sono utilizzate, ad esempio, nell’Image Recognition per la quantificazione del cibo sprecato, identificandolo all’interno dei contenitori dei rifiuti, o per monitorare gli spazi degli allevamenti e comprendere lo stato di salute in tempo reale degli animali.

Sono utilizzate poi tecnologie Mobile e quelle abilitate dall’Internet of Things, ma anche Blockchain & DL per garantire l’immutabilità dei dati raccolti e la loro validazione”.

Nuovo Codice della strada: maggiore sicurezza e responsabilità alla guida

Le modifiche al Codice della Strada, incluse nel testo del decreto legge approvato alla Camera, mirano a promuovere una cultura della sicurezza stradale, ridurre il numero di vittime e incidenti, costituendo un passo avanti verso una maggiore sicurezza e responsabilità alla guida.

Tra le principali novità, spiccano le misure a contrasto dell’abuso di alcol e droghe alla guida, l’inasprimento delle sanzioni per alcune violazioni e l’adozione di misure più rigorose per garantire la sicurezza dei pedoni. Rivedute anche le disposizioni in materia di assicurazione auto e protezione degli animali.
Se tutto procede come previsto, il Codice aggiornato potrebbe entrare in vigore prima dell’estate. Ora spetta al Senato l’approvazione definitiva.

Guida in stato di ebbrezza: arriva l’alcolock

Sanzioni più severe per chi viene trovato al volante con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti: con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, oltre a una multa, è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, per tassi alcolemici più elevati, le sanzioni arrivano fino all’arresto e la sospensione della patente fino a due anni.

Ma la vera novità è l’introduzione dell’alcolock, un dispositivo installato sul veicolo che impedisce l’avvio del motore nel caso in cui venga rilevato un tasso alcolemico del conducente superiore ai limiti consentiti.
Anche per quanto riguarda l’uso di droghe le nuove norme sono decisamente più aspre, con il ritiro immediato della patente in caso di esito positivo ai test preliminari.

Neopatentati: limitazioni e nuovi vincoli

Previsti cambiamenti anche per i neopatentati, con l’introduzione di limitazioni più rigide. In particolare, viene ampliato il divieto di guida di veicoli potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente B anche se il limite di potenza è stato alzato dagli attuali 70 kW/t a 75 kW/t.

Per l’uso del cellulare al volante, invece, la sanzione amministrativa passerà da 250 euro a 1.000 euro. E la sospensione della patente potrà essere applicata già alla prima infrazione.
Altra novità importante riguarda l’assicurazione auto, con l’introduzione dell’obbligo per il proprietario del veicolo di verificare che sia regolarmente assicurato, anche quando nella legittima disponibilità di altri.

Nuove sanzioni per l’abbandono di animali

Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela degli animali, con l’introduzione di sanzioni equiparabili a reati di omicidio stradale e lesioni personali gravi o gravissime per chi si rende colpevole dell’abbandono di animali per strada, anche in assenza di incidenti. 
Le nuove norme, riporta Adnkronos, stabiliscono inoltre diverse regole per i monopattini (obbligo di indicatori luminosi di svolta/freno, contrassegno di riconoscimento assimilabile alla targa, obbligo del casco, divieto di uscire dai centri urbani, assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile).

Anche le regole per la circolazione delle biciclette sono state riviste, soprattutto per quanto riguarda il sorpasso, così come per gli scooter, consentendo a un maggior numero di mezzi di viaggiare su autostrade e strade extraurbane principali, purché il conducente sia maggiorenne.

Intelligenza artificiale: le opinioni di giovani, disoccupati, pensionati, lavoratori

A usarla sono soprattutto i giovani, disoccupati e pensionati pensano non sia utile nella vita quotidiana e rappresentano la maggioranza degli inattivi, mentre i lavoratori sono divisi. In generale, i dati del sondaggio realizzato da YouTrend per Fondazione Pensiero Solido, mostrano che il 61% degli italiani non è molto preparato sul tema ‘Intelligenza artificiale’, un dato in crescita del +6% rispetto all’anno scorso.

A sentirsi preparata, invece, è la maggior parte degli under35 (54%), che per quanto riguarda l’uso di ChatGpt dichiara di averla usata almeno una volta nel 67% dei casi. Per chi ha età compresa tra 35-54 anni il numero si riduce al 36% tra e tra gli over55 al 23%.
Chat-Gpt rimane comunque l’app di AI più usata e più conosciuta. Tanto che l’hanno già conosciuta il 69%, e il 37% l’ha usata almeno una volta.

Mestieri destinati a essere sostituiti e mestieri “resistenti”

Sconosciute, invece, Microsoft Copilot (47% la conosce), gemini (41%) e Midjourney (30%). Anche in questo caso, queste applicazioni sono più conosciute dai giovani. 
Quanto al rapporto tra AI e lavoro, anche in questo caso i giovani sono più ottimisti: un under35 su tre si sente aiutato dai cambiamenti portati da queste tecnologie.

Un altro grande dibattito è quello emerso sui lavori che potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale.
Anche su questo tema, YouTrend ha interrogato il campione del sondaggio, e i risultati mostrano come i mestieri più sostituibili secondo gli italiani rimangano l’impiegato d’ufficio (per il 62% l’AI svolgerebbe i suoi compiti altrettanto bene), l’operario (53%) e il commesso (51%).
I meno sostituibili sono invece il camionista (25%), il medico (24) e l’imprenditore (23%).

Ricevere istruzioni dall’Intelligenza artificiale al lavoro?

Questo è uno degli scenari possibili nel prossimo futuro, anche se gli italiani, in merito (come sempre) si dividono. Il 45% sarebbe disposto a farlo, il 44% no.
Si riduce, inoltre, la percentuale di chi vede nel controllo e nella valutazione automatica un vantaggio per i lavoratori, con il dato in calo del 10% rispetto al 2023. Si arriva così a una parità, tra chi lo ritiene un vantaggio e chi uno svantaggio.

Cresce anche la percentuale di persone che ritengono che l’AI porterà a una diminuzione dei posti di lavoro, e circa la metà dei lavoratori non si sente né aiutata né minacciata dai cambiamenti portati dalle nuove tecnologie.

Sì a un’azienda pubblica europea. Basta che non sia italiana 

E qual è il livello di utilità dell’AI nel lavoro e nella vita quotidiana? Per disoccupati e pensionati l’AI non è utile nelle mansioni quotidiane. Per i lavoratori, invece, le percentuali evidenziano una sensibilità leggermente maggiore. Il 50% ritiene utile un affiancamento sul lavoro, ma il 46% è più negativo sotto questo aspetto.

In generale, il 59% degli intervistati è favorevole alla creazione di un’azienda pubblica europea che competa con le aziende americane del settore dell’AI, ma è un consenso che si riduce del 7% nel caso in cui l’azienda sia italiana e finanziata dallo Stato italiano.
Sul ruolo dello Stato, riferisce Adnkronos, oggi gli italiani sono ancora più nettamente a favore di un intervento per regolare lo sviluppo dell’AI rispetto a un anno fa (67%, +8%), anche se la frazione che considera anche di vietarne l’uso è stabile al 16%.

Audiolibri, perchè piacciono così tanto agli italiani?

Nel 2024, cresce ulteriormente la passione degli italiani per gli audiolibri, con un totale di 11,1 milioni di persone che si sono lasciate coinvolgere dalle storie e dalle voci in cuffia. Rispetto all’anno precedente, si registra un aumento di 400 mila ascoltatori in più, con un incremento del +4% rispetto al 2023.

La passione per i libri da ascoltare è esplosa con la pandemia

L’impennata dell’interesse per gli audiolibri risale al periodo della pandemia, quando hanno iniziato a entrare stabilmente nelle abitudini d’ascolto degli italiani. Da allora a oggi, si stima che vi sia stato un aumento a doppia cifra, addirittura del 22%. Tra i generi più amati nel 2024, i thriller si piazzano al primo posto, anche se di poco, seguiti dai classici e dai titoli sci-fi/fantasy.

I titoli preferiti 

Nel dettaglio, tra i thriller più apprezzati spicca “Omicidio fuori stagione” di A. J. Seaman, letto da Gabriele Donolato, seguito da “Sangue inquieto” di R. Galbraith, letto da Andrea Mete, e “Il purgatorio dell’angelo” di Maurizio De Giovanni, letto da Paolo Cresta. Per quanto riguarda i classici, in cima alla lista troviamo “Il conte di Montecristo” di A. Dumas, letto da Moro Silo, seguito da “Orgoglio e pregiudizio” di J. Austen, letto da Paola Cortellesi, e “Anna Karenina” di Tolstoj, letto da Anna Bonaiuto. Per il genere sci-fi/fantasy, il dominio è affidato alla saga completa di “Harry Potter” di J.K. Rowling, letto da Francesco Pannofino, seguito da “Iron Flame” e “Fourth Wing” di R. Yarros, entrambi letti da Martina Levato.

Questi dati emergono dall’ultima ricerca condotta da NielsenIQ per Audible, società Amazon tra i principali protagonisti nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità. 

Cresce anche il tempo dedicato all’ascolto

Nel corso del 2024, è aumentato anche il tempo dedicato dagli italiani all’ascolto degli audiolibri, con una sessione media che si avvicina ai 30 minuti, con più di un quarto d’ora dedicato ogni giorno alle voci della letteratura in cuffia. Il 31% del campione intervistato dichiara di ascoltare un audiolibro almeno una volta alla settimana, mentre rimangono stabili gli “heavy user”, ossia coloro che ascoltano quotidianamente o quasi, rappresentando il 5% del totale. Insomma, gli audiolibri sono ormai entrati a tutti gli effetti nella quotidianità degli italiani.