Dalla UE nuove regole per le Big Tech

Il Parlamento e Consiglio Europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla legge sui servizi digitali (Digital Services Act – DSA): insieme al Digital Markets Act, il DSA stabilirà gli standard per uno spazio digitale più sicuro e condizioni di parità per aziende e Big Tech nei prossimi anni. In base alle nuove regole, le piattaforme online, come social media e mercati, dovranno adottare misure per proteggere gli utenti da contenuti, beni e servizi illegali. La Commissione e gli Stati membri avranno accesso agli algoritmi di piattaforme online molto grandi, inoltre vi sarà una rimozione rapida di contenuti illegali, inclusi prodotti e servizi. Gli utenti saranno autorizzati a segnalare contenuti illegali e le piattaforme dovranno agire rapidamente.

Diritti fondamentali da tutelare anche online

Tutele più forti anche per garantire che le segnalazioni siano trattate in modo non arbitrario e discriminatorio e nel rispetto dei diritti fondamentali, compresa libertà di espressione e protezione dei dati. I mercati online devono poi garantire che i consumatori possano acquistare prodotti o servizi sicuri, rafforzando i controlli per dimostrare che le informazioni fornite siano affidabili (principio Know Your Business Customer), nonché adoperarsi per prevenire la visualizzazione di contenuti illegali. Le vittime di violenza informatica saranno meglio protette, soprattutto contro la condivisione non consensuale (revenge porn) con rimozioni immediate. Piattaforme e motori di ricerca possono essere multati fino al 6% del loro fatturato mondiale. Nel caso di piattaforme con più di 45 milioni di utenti la Commissione avrà il potere esclusivo di esigere la conformità.

Meno oneri e più tempo per adattarsi alle Pmi

La Commissione seguirà da vicino i potenziali effetti economici dei nuovi obblighi per le Pmi, e i nuovi obblighi di trasparenza consentiranno agli utenti di essere meglio informati su come viene consigliato il contenuto. Inoltre, gli utenti avranno un migliore controllo su come vengono utilizzati i loro dati personali, e la pubblicità mirata sarà vietata quando si tratta di dati sensibili. Le piattaforme accessibili ai minori dovranno adottare misure specifiche per tutelarli, anche vietando totalmente la pubblicità mirata, e sarà vietato manipolare le scelte degli utenti attraverso ‘modelli oscuri’: piattaforme e mercati online non dovrebbero spingere le persone a utilizzare i loro servizi, ad esempio esortando il destinatario a modificare la propria scelta tramite l’interferenza dei pop-up. E annullare un abbonamento dovrebbe diventare facile come abbonarsi.

Risarcimento di eventuali danni o perdite

I destinatari dei servizi digitali avranno il diritto di chiedere il risarcimento di eventuali danni o perdite subiti a causa di violazioni da parte delle piattaforme. Le piattaforme molto grandi, riporta Italpress, dovranno rispettare obblighi più severi nell’ambito della DSA, proporzionati ai rischi che comportano quando diffondono contenuti illegali e dannosi, compresa la disinformazione. Inoltre dovranno valutare e mitigare i rischi sistemici ed essere soggette ad audit indipendenti ogni anno. E le grandi piattaforme che utilizzano i ‘sistemi di raccomandazione’ (algoritmi che determinano ciò che vedono gli utenti) devono prevedere almeno un’opzione che non sia basata sulla profilazione.

I prestiti? Servono per sposarsi

Nonostante il tempo passi, gli italiani si confermano dei fan del matrimonio in grande stile. Insomma, per il giorno del sì non ci devono essere rinunce. La riprova è che i nostri connazionali sono tornati a chiedere prestiti personali per sposarsi tanto è vero che, nei primi tre mesi del 2022, il peso percentuale delle richieste di finanziamento per matrimoni e cerimonie è aumentato del 46% rispetto allo stesso periodo del 2021; il 12% in più se confrontato con i livelli pre-pandemia rilevati nel primo trimestre 2019. In base alle stime del comparatore, i finanziamenti erogati nel corso del trimestre per far fronte a questo tipo di spesa equivarrebbero a circa 100 milioni di euro. Lo dice una recente indagine realizzata da Facile.it e Prestiti.it, condotta su un campione di oltre 30.000 domande di prestiti personali.

La cifra richiesta

Per le spese del matrimonio i richiedenti hanno fatto domanda, in media, 9.856 euro, valore in linea con quanto rilevato nel 2019, da restituire in 60 rate (5 anni). In calo, invece, l’età media dei richiedenti, che è passata dai 40 anni del periodo pre-Covid ai 37 anni rilevati nei primi tre mesi del 2022.
“Grazie all’allentamento delle restrizioni il 2022 è visto da molti operatori del settore come l’anno di ripresa per l’industria dei matrimoni e i dati sulla richiesta dei prestiti personali sembrano confermare questo trend”, spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it. “Positivo il calo dell’età media dei richiedenti su cui hanno avuto un peso anche le politiche a sostegno dei giovani introdotte dal Governo, in particolare le agevolazioni per l’acquisto della casa e la sottoscrizione di mutui rivolti agli under 36”.
Interessante notare come a presentare richiesta di prestito personale per spese legate ai matrimoni e cerimonie sia stata, nel 40% dei casi, una donna; il valore risulta nettamente superiore alle altre tipologie di prestito personale, dove il campione femminile normalmente rappresenta meno del 25% della domanda.

Più liquidità anche per altri desideri

Allargando l’analisi alle richieste totali di prestiti personali raccolte online emerge che, nel primo trimestre 2022, gli italiani che si sono rivolti ad una società di credito hanno cercato di ottenere, in media, 11.502 euro. Il valore risulta non solo superiore a quello del 2021 (+4%), ma anche più alto rispetto all’importo medio richiesto pre-Covid (11.200 euro nel primo trimestre 2019).
Guardando alle finalità dichiarate in fase di domanda emerge che la prima ragione che ha spinto gli italiani a rivolgersi ad una società di credito è stata la richiesta di liquidità (32%), seguita da quelle per l’acquisto di auto usate (18%). In forte aumento la richiesta per il consolidamento debiti, che rappresenta circa il 15% delle domande; il dato va letto alla luce dell’andamento dei tassi di interesse che, nel primo trimestre dell’anno, sono rimasti estremamente favorevoli offrendo così ai consumatori la possibilità di consolidare debiti già in corso, in alcuni casi anche risparmiando sulla rata del finanziamento.

Le strategie del Design Thinking per aiutare le aziende

In tempi straordinari, in cui gli shock sono sempre più inaspettati, il Design Thinking può dare un aiuto e una risposta, portando alla ridefinizione dei problemi tramite logiche creative che aiutino a capirne meglio la natura, e a trovare nuove soluzioni. Analogical Reasoning (ragionamento analogico), Associative Thinking (pensiero associativo) e Abductive Reasoning (ragionamento abduttivo) sono tre logiche creative che permettono di affrontare le sfide dell’innovazione.

Lo studio dell’Osservatorio Design Thinking for Business della School of Management del Politecnico di Milano, mostra come queste tre logiche vengono adottate a seconda della sfida di innovazione che ci si trova a dover fronteggiare.

Le tre logiche creative

In particolare, il ragionamento analogico descrive come gli individui estraggano la conoscenza da una fonte e la trasferiscano a un obiettivo. Il pensiero associativo consiste invece nel creare e trovare link tra informazioni e conoscenze distanti che non sono collegate. Il ragionamento abduttivo crea nuova conoscenza attraverso la formazione di ipotesi esploratorie che pongono proposte plausibili di spiegazione, con lo scopo di conciliare le differenze tra diverse informazioni e conoscenze.

Tutte e tre le logiche ottengono risultati simili quando il problema da affrontare è ben definito, ma il ragionamento analogico mostra valori significativamente inferiori nelle sfide dell’innovazione mal definite, in cui invece le operazioni di estrazione delle differenze, trasformazione dell’insieme di informazioni e costruzione immaginativa, appaiono particolarmente utili.

Operazioni creative differenti

In un problema ben definito, invece, il ragionamento abduttivo è percepito come prezioso ed efficace, e soprattutto le operazioni di costruzione immaginativa di scenari that-if sono tra le più efficaci, e con molteplici spiegazioni possibili. Le logiche creative sono perciò caratterizzate da una serie di operazioni creative che si differenziano a seconda delle logiche stesse. A fronte di sfide di innovazione che differiscono per definizione e predisposizione all’innovazione, le logiche creative che abilitano e supportano i processi di Design Thinking nel fare framing e reframing cambiano per appropriatezza e valore. Questo aiuta manager e imprenditori che affrontano sfide sempre più complesse a gestirle e comprenderle meglio, facilitando quindi una riflessione iniziale che aiuta a valorizzare poi il processo risolutivo.

Ridefinire il reale e dargli una nuova cornice

“Nei progetti innovativi la sfida da affrontare non è mai ben definita – afferma Claudio Dell’Era, Direttore dell’Osservatorio Design Thinking for Business -. È necessaria una maggiore comprensione. Lo scopo del Design Thinking è proprio quella di accompagnare per mano aziende e manager nel processo di innovazione, ridefinendo il reale e dandogli una nuova cornice. Tutto ciò nella consapevolezza che nel definire e ridefinire il problema, non si sta perdendo tempo, anzi si sta già approcciando la risoluzione delle sfide stesse”.

Allarme rifiuti tecnologici, come far durare di più il nostro device

Poche cose invecchiano tanto velocemente quanto i nostri dispositivi elettronici. O, comunque, la maggior parte delle persone vuole sempre gli ultimi modelli di smartphone, così da condannare a una vita breve gli apparecchi precedenti. Fatto sta che, solo nel 2021, la produzione di rifiuti elettronici ha toccato la cifra record di 58 milioni di tonnellate. A dirlo è l’ultimo Global E-Waste Monitor, che segnala come aumentino le apparecchiature da smaltire e al contempo diminuisca il loro tempo di durata.

Perchè invecchiano così in fretta?

Un po’ ci sono le mode, come in tutti gli aspetti della vita. Un po’ i device tendono a invecchiare precocemente, e smettono di poter esser aggiornati ai vari software successivi. Ancora, pare che alcune case produttrici applichino una sorta di obsolescenza programmata ai modelli che commercializzano, così da spingere (o forse costringere) i consumatori a sostituire di frequente i loro device. In ogni caso, quello dei rifiuti elettronici è un problema davvero molto serio, che va affrontato anche con responsabilità individuale.

Lunga vita ai device

Per far sopravvivere i nostri dispositivi più a lungo e preservarli dall’ obsolescenza tecnologica (con buona pace anche per l’ambiente), arrivano i consigli di Brian X. Chen, l’esperto di tecnologia del New York Times, consigli poi ripresi da Agi. In prima battuta, Chen ci sostiene che gli aggiornamenti software dei nostri device non debbano essere installati in modo assolutamente automatico. Gli aggiornamenti, per l’esperto, si possono anche ritardare. Però dobbiamo seguire alcune regole in fatto di sicurezza.
Dopotutto, non è realistico per tutti eseguire l’aggiornamento secondo i programmi di un’azienda tecnologica: alcuni dispositivi, inclusi i telefonini Android, smettono di ricevere aggiornamenti software dopo soli due anni. Non tutti abbiamo il tempo o il denaro per acquistare nuovi prodotti regolarmente. Allo stesso tempo, però, non vogliamo utilizzare gadget vulnerabili a bug, attacchi informatici e altri difetti. Gli aggiornamenti, per l’esperto, si possono anche ritardare. Però dobbiamo seguire alcune regole in fatto di sicurezza, ha scritto Brian X. Chen.

Le regole del software

L’esperto consiglia poi di mantenere sempre aggiornato il proprio browser, di evitare comportamenti a rischio (ad esempio bisognerebbe utilizzare solo app certe), di proteggere il proprio account online con l’autenticazione a due fattori e di installare sul proprio computer un sistema operativo diverso, ad esempio Linux che è un open source. Certo, bisogna essere un po’ “smanettoni” per fare tutti questi passaggi, ma di sicuro i propri smartphone e pc saranno non solo più sicuri, ma anche longevi.

Amazon e l’innovazione delle Pmi

Amazon è uno strumento importante per l’evoluzione organizzativa e strategica delle aziende. Secondo lo studio curato da Nomisma, Il contributo del marketplace di Amazon nell’innovazione di impresa, emerge come la collaborazione con il marketplace dia modo a molte realtà di conseguire una vera e propria evoluzione a livello strutturale e di organizzazione, e non solo di ottenere uno sviluppo in termini di vendite.
L’impatto che Amazon ha sulle Pmi, in particolare, induce le imprese ad adeguarsi agli standard elevati dell’e-commerce e ad aprirsi all’internazionalizzazione, determinando un miglioramento delle competenze e delle strategie dell’azienda stessa. Quanto all’aumento del fatturato, se negli ultimi 3 anni l’85% delle imprese ha registrato un incremento del fatturato online, il fatturato totale è cresciuto anche per il 57% delle imprese che vendono principalmente offline, e per l’81% di quelle che puntano in maniera prevalente sul canale online.

Si amplia il bacino di utenza oltre il territorio nazionale

L’aumento del fatturato è dovuto all’ampliamento del bacino di utenza oltre il territorio nazionale. A confermare questa espansione sono i dati relativi ai clienti delle aziende, il 26% dei quali localizzato in Paesi europei diversi dall’Italia e il 5% nel resto del mondo. In particolare, la quota dei clienti extra-nazionali è aumentata del 15% rispetto al periodo precedente all’attivazione del rapporto con Amazon. Con Amazon, poi, le esportazioni sono raddoppiate, passando dal 16% al 32% delle vendite totali. Rimane invariata, invece, la catena dell’approvvigionamento, che resta radicata sul territorio italiano.

Migliorano competenze e servizi

Le imprese maggiormente orientate verso l’estero hanno anche messo in atto miglioramenti strutturali e competenze: dallo sviluppo di servizi di customer service nella lingua del cliente all’introduzione di prodotti più idonei per i mercati di destinazione fino al miglioramento dei metodi di amministrazione, distribuzione e produzione.  Il 55% delle aziende, inoltre, afferma che la collaborazione con Amazon ha contribuito a migliorare il loro servizio e il 51% ha riscontrato un aumento del gradimento dei prodotti da parte della clientela.

Inoltre, per il 38% delle imprese si è ridotto il tempo tra ideazione e commercializzazione del prodotto, soprattutto per le realtà che hanno saputo sfruttare al meglio il rapporto diretto con i clienti.

Uscire dall’anonimato e introdurre nuove figure professionali

Oggi il 53% delle imprese che vendono tramite Amazon detiene un marchio di proprietà: il 23,3% delle aziende che non possedeva un brand ne ha acquisito uno proprio in seguito all’affiliazione.  Questa decisione nasce dalla necessità di “uscire dall’anonimato”, ma in alcuni è stata decisiva nel determinare l’incremento del fatturato. Inoltre, lo sviluppo di un marchio di proprietà è legato anche all’ampliamento del catalogo dei prodotti (74%). La collaborazione con il marketplace ha portato però anche cambiamenti a livello di personale assunto: il 47% delle imprese ha introdotto nuove figure professionali, che probabilmente non avrebbe inserito senza la collaborazione con Amazon.

Agricoltura lombarda cresce nel 2021, ma redditività a rischio

“Le imprese agricole lombarde nel 2021 hanno raggiunto traguardi importanti con una crescita a due cifre – dichiara Gian Domenico Auricchio, presidente Unioncamere Lombardia -. L’incremento dei costi però è diventato quasi insostenibile nella seconda parte dell’anno”. Secondo l’indagine congiunturale e le prime stime dell’annata agraria 2021 di Regione Lombardia e Unioncamere per l’agroalimentare lombardo nel 2021 si stima un incremento del valore della produzione di oltre il 10% rispetto al 2020. Anche l’export ha fornito una spinta importante, con una variazione nei primi nove mesi del 2021 pari al +10,9%, consentendo agli scambi di raggiungere un nuovo massimo storico. Cresce però anche la preoccupazione degli imprenditori per la crescita dei costi. I rincari infatti hanno colpito tutti i settori agricoli, soprattutto gli allevamenti, che hanno visto una progressiva erosione dei margini di redditività.

L’aumento dei costi produttivi preoccupa gli imprenditori 

Ai risultati positivi nel 2021 ha corrisposto un aumento percentuale superiore del valore dei consumi intermedi tra il +12,3% e il +12,5%, risultante da un limitato incremento quantitativo e da un rilevante incremento dei prezzi.  L’indagine congiunturale conferma poi una dinamica positiva del fatturato. Tutti gli intervistati da Unioncamere hanno però manifestato forte preoccupazione per la crescita dei costi produttivi, iniziata nel primo semestre 2021 con le commodities cerealicole, e divenuta particolarmente rilevante nella seconda parte dell’anno, con incrementi dei prezzi di petrolio ed energia, seguiti dai rincari degli imballaggi. L’indice relativo ai costi produttivi rilevato nell’indagine ha infatti raggiunto nel quarto trimestre il massimo della serie storica.

La diversa evoluzione di prezzi genera differenze tra i settori

Nonostante ciò, le valutazioni sull’andamento degli affari sono prevalentemente positive, grazie alla crescita delle quotazioni dei principali prodotti agroalimentari lombardi, anche se la diversa evoluzione di prezzi e costi ha generato differenze importanti tra un settore e l’altro. In particolare, i cereali hanno beneficiato di quotazioni record, il vino ha mostrato un deciso miglioramento dopo la crisi del 2020, il comparto lattiero-caseario e le carni sono stati favoriti dalla dinamica delle quotazioni, a seguito del calo di alcune importanti produzioni estere. Tuttavia sono gli allevamenti ad aver risentito in misura maggiore della crescita dei costi, soprattutto suinicoltura e avicoltura, trattandosi di sistemi produttivi ad alto consumo di energia e mais nella razione degli animali.

Le difficoltà del settore lattiero-caseario

Il settore lattiero-caseario gioca un ruolo di primo piano all’interno dell’agricoltura lombarda, ma è particolarmente esposto alle dinamiche globali dei prezzi, dovendosi confrontare con la competizione dei prezzi internazionali e il potere contrattuale degli attori a monte e a valle della filiera Il rischio di mercato riguarda la volatilità dei prezzi agricoli, sia dal lato dei prodotti venduti sia di quelli acquistati, che si traduce nella difficoltà a programmare correttamente gli investimenti e nei rischi per la redditività aziendale. La zootecnia da latte lombarda deve quindi trovare soluzioni nelle singole iniziative aziendali e attraverso una strategia di settore. Come? Puntando a una crescita sostenibile della produzione di latte, salvaguardare i redditi dei produttori, mantenere/migliorare la valorizzazione dei prodotti e rafforzare e razionalizzare le filiere.

Rapporto Manageritalia, le donne alla conquista dei vertici aziendali

Primo, vero anno di pandemia, e di conseguenza di crisi generalizzata, il 2020 ha visto anche l’aumento delle donne ai vertici delle aziende italiane. Il dato emerge dal Rapporto di Manageritalia sui dirigenti privati reso noto come ogni anno per la Festa della donna con un’elaborazione degli ultimi dati ufficiali Inps.
“La crescita del numero delle dirigenti e dei dirigenti – afferma Mario Mantovani, presidente Manageritalia – dimostra come anche durante la pandemia le aziende strutturate abbiano puntato su competenze e gestione manageriale per resistere e prepararsi a cogliere le opportunità del loro specifico mercato nel post pandemia. Un chiaro segno della necessità di affrontare le crisi puntando su un approccio manageriale e strategico capace di gestirle con successo le trasformazioni anche repentine, arrivando a definire quei cambiamenti nei modelli di business e nell’organizzazione del lavoro indispensabili per competere”.

I numeri della crescita

Più donne, dicevamo. Ma quante di più? Non molte, ma conta il trend. Se nel 2019 i dirigenti uomini erano 94.332 e le donne 21.116, nel 2020 aumenta il numero di queste ultime del 4,9% (22.147) mentre diminuisce dello 0, 37% il numero degli uomini (-353). Il dato totale dei dirigenti, grazie esclusivamente alla crescita delle donne manager, registra un incremento dello 0,59%, con 678 dirigenti in più nel 2020 rispetto al 2019.
“Il fatto che a trainare la crescita dei dirigenti siano state le donne – prosegue Mantovani – è la conferma dei fenomeni in atto: nella dirigenza privata da anni si vedono uscire coorti quasi esclusivamente maschili ed entrare nuovi manager che sempre più spesso sono donne, scelte per formazione, competenze e capacità. E tutto questo trova una spinta formidabile nel parallelo fenomeno che avviene tra le donne che ricoprono in azienda un ruolo di quadro, che avanzando poi di carriera diventano dirigenti”.

Dal 2008, piccoli numeri per grandi cambiamenti

Ampliando il periodo di osservazione agli anni compresi tra il 2008 e il 2020, si osserva che in questi ultimi 12 anni a fronte di un calo dei dirigenti del 2,4%, le donne sono cresciute del 56,3%, mentre gli uomini sono diminuiti del 10,3%. Un fenomeno spiegabile con la maggior presenza delle donne nella fascia più giovane dei dirigenti (33% tra gli under 35) e tra i quadri. In questi casi, dunque, la ‘quota rosa’ incide nei processi di ricambio generazionale.
Dall’analisi dei dati regionali la crescita dei dirigenti nell’ultimo anno è più elevata in Basilicata (+5,2%), seguita da Umbria (+3,5%), Sardegna (+2,8%) e Lombardia (+1,5%). Le donne dirigenti sono cresciute in tutte le regioni, eccetto Valle d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia e Molise. A livello settoriale crescono soprattutto i settori della sanità (+8,6%), dei servizi di informazione e comunicazione (4,7%), attività professionali, scientifiche e tecniche (4%) e attività immobiliari (3,7%).

Industria: Milano Monza Brianza Lodi, quarto trimestre 2021 positivo 

Come emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi i dati congiunturali relativi al quarto trimestre 2021 sono positivi. Più in particolare, a Milano il quadro delineato evidenzia un aumento rispetto al terzo trimestre 2021, sia della produzione industriale sia del fatturato milanese (+2,2% e +5,1% destagionalizzato), maggiore rispetto al fatturato lombardo (+2,3% e +3,6% destagionalizzato). Per gli ordini, la progressione congiunturale è invece più marcata per l’industria lombarda rispetto alla manifattura locale, sia per il mercato interno (rispettivamente +5% e +3,5% destagionalizzato) sia estero (+3,9% e +1,6% destagionalizzato).

Milano: fatturato +20,4% tendenziale

Quanto all’analisi tendenziale, il quarto trimestre 2021 ha consentito all’area metropolitana milanese di crescere dell’11,1% in un anno per la produzione, in linea col dato lombardo (+11,2% in un anno). Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre confrontata con il quarto trimestre 2020, l’aumento è pari al +20,4% rispetto al 19,8% regionale. In relazione al portafoglio ordini, a Milano si registra un livello superiore a quello relativo al quarto trimestre 2020 (+20,1% in un anno), con performance migliore della manifattura lombarda (+19%). Inoltre, i mercati interni hanno ripreso la crescita in modo molto più incisivo (+22,6%) rispetto alla componente estera (+15,9%). 

Monza e Brianza: produzione industriale +2,4% congiunturale

Prosegue la crescita congiunturale anche per l’industria di Monza e Brianza: il quarto trimestre 2021 fa registrare un aumento consistente rispetto al terzo trimestre 2021 della produzione industriale (+2,4% destagionalizzato). Cresce anche il fatturato (+1,1% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+2,9% destagionalizzato) ed esteri, con +6,1% rispetto al trimestre precedente. La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al quarto trimestre 2020 (+10,1%), ma inferiore al dato lombardo (+11,2%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+16,1%) sono inferiori al dato lombardo (+19,8%). Sempre rispetto al quarto trimestre 2020, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale inferiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +14,4% e +19%).

Lodi: ordini +16,2% in un anno

La crescita congiunturale nel quarto trimestre 2021 per l’industria lodigiana prosegue grazie a un aumento rispetto al terzo trimestre 2021 della produzione industriale (+1,4% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+3,3% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+7,6% destagionalizzato) ed esteri (+1,4%). Nel quarto trimestre 2021 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontato al quarto trimestre 2020, la crescita della produzione si attesta a +8,2%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+11,2%). In relazione al fatturato, nel confronto con il quarto trimestre 2020, il recupero si attesta a +14,5%, inferiore per intensità al dato regionale (+19,8%), mentre gli ordini crescono in un anno del 16,2% rispetto al 19% lombardo. Superiore al dato lombardo la crescita degli ordini interni, con +20,4% rispetto a +19,5%. Inferiore invece la dinamica degli ordini esteri, pari a +6,8% rispetto a +18,3%.

The Perfect Body tra social media e Body Positivity

Oggi i social network sono una vera e propria agorà virtuale, dove si discutono i temi più sensibili dell’attualità, e il cosiddetto ‘social change’ e le battaglie di Diversity&Inclusion trovano terreno fertile proprio nel mondo dei like, share, reel. Ma soprattutto attraverso la voce più o meno autorevole di influencer e creator, tanto che nel 2021 il valore del mercato dell’influencer marketing ha raggiunto 270 milioni solo in Italia. Sempre di più l’influencer è quindi chiamato a dire la sua con cognizione di causa, poiché esposto in prima persona a un pubblico esigente che chiede serietà e sincerità. Ma qual è il ruolo dell’influencer in merito alla Body Positivity? Ipsos, in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing (ONIM), ha realizzato un’indagine focalizzata proprio sul tema della Body Positivity e il ruolo di influencer e creator.

Le donne animano il dibattito

A differenza di altri topic contemporanei, come la sostenibilità o la lotta all’omotransfobia, dibattuti di frequente anche su media più tradizionali, il tema della Body Positivity trova il suo luogo elettivo di discussione sui social network (87%). Sono soprattutto le donne ad animare il dibattito: il 65% delle intervistate dichiara che la Body Positivity ha un peso rilevante all’interno dell’universo social.
La ricerca Ipsos ha però messo in luce una dicotomia. Da un lato, la coscienza sociale accoglie il movimento come una rivoluzione i cui valori sono condivisibili e positivi, dall’altro, la sfera individuale riflette la percezione di sé stessi e del proprio corpo che ancora ambisce alla bellezza stereotipata.

Gli influencer sono legittimati a parlare di Body Positivity? 

Si tratta di una duplicità che si risolve nell’accettazione del conflitto, dove entrambe le dimensioni possono coesistere ed essere gestite. Il tema è delicato e le scelte di comunicazione da parte di influencer e aziende devono essere il più possibile etiche nel loro stesso interesse.
Ma gli influencer sono legittimati a parlare di Body Positivity? Secondo l’80% del campione intervistato (il 90% tra gli appartenenti alla Gen Z) sì, ma a patto che lo facciano nel modo giusto, dimostrando autenticità e coerenza con il loro stile di vita. Pena la perdita di credibilità e la conseguente perdita di follower.

Il ruolo dei brand 

La genuinità dell’influencer si riverbera anche sulla immagine delle aziende che lo scelgono come ambassador. Anche il brand quindi deve risultare autentico nelle sue scelte evitando un approccio diBody washing. La scelta di un ambassador da parte di un‘azienda è delicata e strategica, soprattutto se si considera che il tema della Body Positivity funge da traino per l’interesse verso altri temi di ambito sociale, e meno su temi commerciali (lifestyle, abbigliamento e accessori, cosmetica).
Con o senza influencer e creator, nella narrazione i brand devono quindi sostenere l’accettazione delle diversità, delle varie tipologie di corpo, spostando il focus dall’accettazione delle imperfezioni all’accettazione/inclusione di tutte le diversità e dell’unicità di ogni persona.

Bollettino della Banca d’Italia: In Italia la crescita rallenta

Secondo il Bollettino Economico n. 1 del 2022 della Banca d’Italia la recrudescenza della pandemia e le strozzature dal lato dell’offerta pongono rischi al ribasso per la crescita in Italia. Alla fine del 2021 la ripresa economica dalla crisi causata dalla pandemia si è rafforzata negli Stati Uniti e in altri paesi avanzati, mentre nell’area dell’euro il prodotto ha decisamente decelerato. L’inflazione è ulteriormente aumentata quasi ovunque, e nell’area euro è al massimo dall’avvio dell’Unione monetaria, a causa degli eccezionali rincari energetici.

Le previsioni dell’Eurosistema indicano però un graduale rientro delle pressioni inflazionistiche nel corso dell’anno. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ritiene infatti che i progressi della ripresa economica, e quelli verso il conseguimento dell’obiettivo di inflazione, nel medio termine consentano una graduale riduzione del ritmo degli acquisti di attività finanziarie.

L’inflazione sale e risente dei rincari energetici

L’orientamento della politica monetaria resterà quindi espansivo, e la sua conduzione flessibile e aperta a diverse opzioni in relazione all’evoluzione del quadro macroeconomico. In ogni caso, in Italia la crescita ha rallentato, e l’inflazione risente dei rincari energetici.
L’inflazione è salita, sospinta appunto dalle quotazioni dell’energia, ma al netto delle componenti volatili resta moderata. E gli aumenti dei costi di produzione si sono trasmessi finora in misura modesta sui prezzi al dettaglio.
Sulla base dei modelli della Banca d’Italia, nel quarto trimestre del 2021 il Pil avrebbe registrato una crescita attorno al mezzo punto percentuale, in rallentamento rispetto ai due trimestri precedenti, caratterizzati da una forte espansione dell’attività.

Prosegue il recupero dell’occupazione

Al contempo, è proseguito il recupero dell’occupazione, le condizioni di offerta del credito restano distese, e la qualità degli attivi bancari si mantiene elevata.  Secondo le informazioni preliminari disponibili, nel 2021 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche sarebbe sceso sia rispetto all’anno precedente sia rispetto alle ultime stime del governo. Anche il rapporto tra il debito e il prodotto avrebbe registrato una dinamica più favorevole delle attese. Di fatto, la manovra di bilancio per il triennio 2022-24 è espansiva. La crescita del Pil proseguirà nei prossimi tre anni, e l’inflazione nel medio termine si ridurrà.

Previsioni condizionate da pandemia, programmi di spesa e Pnrr

Il Pil recupererebbe intorno alla metà di quest’anno i livelli precedenti la pandemia. In media d’anno il prodotto aumenterebbe del 3,8% nel 2022 e a ritmi più bassi nel biennio successivo. I prezzi al consumo invece quest’anno salirebbero del 3,5% per i rincari dei beni energetici, che tuttavia si attenuerebbero gradualmente esaurendosi verso la fine dell’anno. L’inflazione si attesterebbe su valori moderati nel biennio successivo. Nel breve termine le previsioni sono connesse con l’evoluzione delle condizioni sanitarie e con le tensioni sul lato dell’offerta.

Nel medio termine, le proiezioni rimangono condizionate alla piena attuazione dei programmi di spesa inclusi nella manovra di bilancio, e alla realizzazione completa e tempestiva degli interventi previsti dal PNRR.