Il 2022 è l’Anno Internazionale del vetro: lo ha deciso l’Onu

Lo ha stabilito l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: l’anno appena iniziato sarà l’Anno Internazionale del vetro. Come si legge nella risoluzione delle Nazioni Unite (A/RES/75/279) “il 2022 sottolineerà il ruolo tecnologico, scientifico, economico, ambientale, storico e artistico del vetro nella nostra società, mettendo in luce le ricche possibilità di sviluppo delle tecnologie e il loro potenziale contributo per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile e delle società inclusive, raggiungere la ripresa economica mondiale e ricostruire meglio dall’epidemia di coronavirus”.
Si tratta di una scelta che dà il via a un anno importante per tutta la filiera del vetro, un materiale antico, ma in grado di interpretare tutte le sfide della modernità, da quelle ambientali a quelle tecnologiche.

Un’occasione unica per sostenere la promozione del vetro

Per Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro aderente a Confindustria, si tratta di un’occasione unica e irripetibile per sostenere la promozione del vetro, e in particolare, di tutta l’industria, in un anno speciale in cui cade anche il 75esimo anniversario della fondazione dell’associazione. E per celebrare l’Anno Internazionale del vetro, Assovetro sta programmando una serie di iniziative che si dipaneranno nel corso di tutto l’anno. Assovetro è un’associazione imprenditoriale di categoria senza scopo di lucro, costituita nel 1947 tra le aziende industriali italiane che fabbricano e trasformano il vetro. Le aziende aderenti sono attualmente 70, per un totale di circa 16.000 addetti.  

Una bella notizia offuscata dalle difficoltà causate dal boom dei costi energetici

“È una notizia molto gradita – ha dichiarato Graziano Marcovecchio, presidente di Assovetro -. Le parole della risoluzione sottolineano come il vetro abbia tutte le potenzialità per contribuire all’attuazione di modelli di produzione e consumo sostenibili. Considerando i progressi compiuti per ridurre il consumo di energia le emissioni atmosferiche e altri impatti ambientali, le parole della risoluzione riconoscono appieno l’impronta ambientale del vetro. Purtroppo – ha sottolineato il presidente di Assovetro – questa bella notizia è offuscata dalle difficoltà che si sono abbattute sulle nostre industrie per il boom dei costi energetici, che possono mettere a rischio la stessa vita del settore”.

Un materiale riutilizzabile e riciclabile all’infinito

In ogni caso, riferisce Adnkronos, la sostenibilità del vetro, un materiale riutilizzabile e riciclabile all’infinito, è dimostrata dai dati. Nel 2020, l’anno della pandemia, il riciclo del vetro in Italia ha raggiunto una quota pari al 79% (l’anno precedente era il 77%), una percentuale ben al di sopra del target europeo del 75% fissato per il 2030. L’impegno dell’industria però è arrivare al 90%, agendo su raccolta, trattamento e riciclo.

Sono quasi 10mila le offerte di lavoro in turismo, ristorazione, gdo e retail

In questo scenario ancora incerto, con l’uscita dalla pandemia ancora lontana, ma allo stesso tempo con una previsione di minori restrizioni rispetto allo scorso anno, il mercato del lavoro sembra ottimista. Turismo e ristorazione infatti esplodono, con il 133% in più di offerte di lavoro sullo stesso periodo del 2020. Ripresa, crescita e consumi sono quindi le speranze che danno il via alla stagione invernale, che prevede l’impennata di acquisti per le festività natalizie, i weekend e le vacanze fra le nevi in hotel o resort, o i ritrovi con amici e parenti. I dati dell’osservatorio InfoJobs sulla ricerca di lavoro online per le professioni invernali confermano la ripartenza del settore turismo evidenziata già tra aprile e giugno 2021, con il +97% di offerte sul 2020. Ma anche commercio, gdo e retail sono in crescita, con il 2,4% in più di offerte.

Cercasi addetti alle pulizie e alla ristorazione, camerieri, baristi e cuochi

Nel periodo ottobre-novembre 2021 le offerte presenti sulla job board nei settori turismo e ristorazione e commercio, gdo e retail, tradizionalmente impattati dalla stagione invernale, si attestano infatti su quasi 10.000. Analizzando le offerte presenti sulla piattaforma, InfoJobs ha classificato le professioni più cercate nei due settori di riferimento. Al primo posto, in turismo e ristorazione, sono gli addetti alle pulizie, dal 2020 figure sempre più importanti in seguito alle nuove disposizioni di sanificazione da attuare nelle strutture turistiche e nella ristorazione. Al secondo posto, gli addetti alla ristorazione, seguiti da altre figure più specializzate e sicuramente chiave in questa stagione dell’anno: cameriere, barista e cuoco. Questi ruoli prevedono non solo competenze ed esperienze specifiche, ma anche la disponibilità a spostarsi, per il periodo dell’incarico, in Italia o all’estero.

Gdo e retail ricercano addetti alle vendite, Promoter, store manager, e macellai

In pole position per commercio gdo e retail si piazza la professione di addetto alle vendite, posizione ricercata in diverse categorie merceologiche, dal giocattolo a bellezza, moda e accessori, gioielleria e molto altro. Stessa situazione per la figura di Promoter, che occupa la seconda posizione, mentre al terzo posto ci sono gli store manager, responsabili della gestione di negozi o corner di grandi magazzini, fondamentali per gestire al meglio la stagione più importante dell’anno. Al quarto posto invece il macellaio, figura immancabile nei reparti gastronomia presi d’assalto a dicembre, per finire con addetti magazzino e scaffalisti in quinta posizione, impiegati per garantire rifornimento e gestire lo stock.

Dal facchino in hotel di lusso a Milano all’ausiliario della sosta in Val d’Aosta

Nonostante la stagione sia già iniziata. riporta Adnkronos,  nella gdo attualmente ci sono quasi 6500 offerte attive, ma è possibile trovare diverse posizioni la cui ricerca è ancora aperta, come il facchino in hotel di lusso a Milano, con esperienza pregressa e conoscenza dell’inglese, gli immancabili animatori turistici per villaggi in Italia e all’estero, la beauty consultant per beauty corner a Roma, ma anche addetti al confezionamento pacchetti, personale per un parco tematico nel veronese, e perfino un ausiliario della sosta in Val d’Aosta.

Crimini informatici, aumentano gli attacchi che vanno a buon fine

In Italia gli attacchi informatici che vanno a buon fine sono in costante aumento, provocando danni a istituzioni, aziende e privati cittadini. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulle minacce informatiche dell’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia, che tra luglio e settembre 2021 registra 273 fenomeni tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy. Nel complesso i fenomeni sono in diminuzione (-2,5%) rispetto al trimestre precedente, ma le tecniche utilizzate dai cybercriminali sono in costante evoluzione, portando a segno 93 incidenti. In particolare, il numero degli attacchi si attesta a 166, mentre si rilevano 14 violazioni della privacy. Per queste ultime, in crescita del 40% rispetto al trimestre precedente, il Garante ha emesso circa sette milioni di euro di multe, dovute principalmente all’omessa o del tutto inesistente informativa sulla protezione dei dati personali e al loro utilizzo illecito.

Tra luglio e settembre 56% di attacchi andati a segno

“Dobbiamo tenere la guardia ancora molto alta nella difesa delle rete, in quanto in tutta Italia sta crescendo velocemente il rapporto tra incidenti e attacchi. Rispetto al primo trimestre dell’anno, infatti, quando andava a segno solo il 7% degli attacchi, tra luglio e settembre questo rapporto ha raggiunto il 56%, provocando danni sempre più gravi e irreparabili – commenta Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity di Exprivia -. Dunque, dall’analisi emerge che da un lato gli attaccanti stanno mettendo in campo tecniche sempre più sofisticate, e dall’altro gli incidenti possono verificarsi anche a distanza di mesi, rendendo i sistemi vulnerabili per parecchio tempo”.

Il settore Software/Hardware registra il maggior numero di incidenti 

Nel terzo trimestre del 2021 il settore che ha registrato il maggior numero di incidenti è quello del Software/Hardware (34 episodi), quindi società ICT, di servizi digitali, piattaforme di e-commerce, dispositivi e sistemi operativi, che principalmente subiscono il furto di dati, come credenziali di accesso o informazioni sensibili. A seguire il settore Finance, dagli istituti bancari alle assicurazioni, alle piattaforme di criptovalute, con 19 casi, dove oltre al furto dei dati di carte di credito o accesso a conti bancari, si registra un aumento delle richieste di denaro. Nella PA, invece, sono stati registrati 14 incidenti, che hanno principalmente provocato ‘server interruption’, ossia l’interruzione dei sistemi informativi per bloccare l’operatività degli uffici pubblici.

Diminuisce il phishing ma aumentano i malware

Se da una parte i criminali diventano sempre più scaltri affinando le loro tecniche, dall’altra il lungo lavoro di cultura sulla cyber-sicurezza, un tema sotto i riflettori dall’inizio della pandemia, inizia a dare i suoi frutti. Decresce infatti del 19% rispetto al trimestre precedente l’utilizzo della tecnica del phishing: le persone prestano più attenzione a tutte le modalità di adescamento tramite e-mail ingannevoli o social network. D’altro canto si riscontra un notevole aumento (+22%) nell’utilizzo di malware come vettore di attacco per sottrarre informazioni sensibili, principalmente mediante lo spionaggio delle attività bancarie degli utenti.

eCommerce, dati in salita: ritmo più veloce del pre-Covid

La crescita non si ferma, sebbene le modalità siano leggermente diverse rispetto all’epoca pre-Covid : l’eCommerce B2C in Italia non sembra conoscere battute di stop. Da un lato gli acquisti di prodotto continuano ad aumentare, sebbene con un tasso più contenuto (+18%) rispetto a quello dello scorso anno (+45%), e toccano i 30,5 miliardi di euro. Dall’altro gli acquisti di servizio, dopo la crisi del 2020, segnano una ripresa (+36%) e raggiungono gli 8,9 miliardi di euro. Rimane però ancora significativo il divario rispetto al 2019 quando il comparto valeva 13,5 miliardi. Sono alcuni dei dati contenuti nell’Osservatorio eCommerce B2C, giunto quest’anno alla sua ventunesima edizione e come sempre condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm.

La pandemia ha cambiato profondamente le abitudini

“La pandemia ha trasformato i comportamenti, il mindset e le preferenze dei consumatori nei confronti degli acquisti online, generando cambiamenti che sono destinati a radicarsi e permanere” ha detto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm . Se pensiamo che prima dell’emergenza sanitaria, il 70% dei rivenditori e grossisti non fosse organizzato per le vendite online, mentre nel 2020 l’e-commerce a livello europeo ha raggiunto il valore di 757 miliardi di euro, con una crescita del +10 rispetto al 2019, si comprende quanto l’emergenza sanitaria abbia segnato una vera e propria esplosione del commercio online, mettendo in luce l’importanza della trasformazione digitale che ha stimolato produttori, retailer e l’intero settore del commercio al dettaglio ad aprire nuovi canali di vendita online per adottare nuove soluzioni di commercio omnicanale”.
“Oggi l’eCommerce viene scelto in modo consapevole per gli acquisti quotidiani da un numero crescente di italiani” ha aggiunto Valentina Pontiggia, direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c “Nel 2021 l’incidenza dell’eCommerce B2c sul totale vendite Retail, indice della maturità online, raggiunge il 10% (era il 9% nel 2020). Nella sola componente di prodotto la penetrazione passa dal 9% nel 2020 al 10% nel 2021 (+1 punto percentuale rispetto al 2020), con un incremento più contenuto rispetto a quello osservato tra 2019 e 2020 (+3 punti percentuali). Nel 2021, aumenta anche l’incidenza della componente servizio che passa dal 10% all’11%”. 

Senza l’emergenza sanitaria i numeri sarebbero ancora maggiori

Ma quale sarebbe stato il valore dell’eCommerce italiano senza la pandemia? In base ai calcoli dei ricercatori, che hanno applicato per il 2020 e 2021 il tasso di crescita medio annuale nel periodo 2016-2019, il valore degli acquisti eCommerce avrebbe raggiunto i 36,6 miliardi di euro nel 2020 (rispetto ai 32,5 miliardi effettivamente registrati) e di 42,9 miliardi di euro nel 2021 (rispetto ai 39,4 miliardi registrati). Senza il Covid-19, quindi, il mercato online avrebbe chiuso il 2021 con 3,5 miliardi di euro in più, soprattuto perchè non ci sarebbe stato il “crollo” del comparto del Turismo e Trasporti.

Malessere psicologico e lavoro, colpiti il 50% degli italiani

Il malessere psicologico legato al lavoro colpisce metà degli italiani. Secondo una ricerca di BVA Doxa per Mindwork, la società italiana di consulenza psicologica online specializzata in ambito aziendale, quasi l’85% degli intervistati considera il proprio benessere psicologico correlato al proprio benessere sul lavoro. E la quota di chi dichiara di soffrire di frequenti problemi di ansia e insonnia per motivi legati al lavoro sfiora il 50%.
“L’80% delle intervistate e degli intervistati ha provato almeno un sintomo correlato al burnout – spiega Biancamaria Cavallini, psicologa del lavoro e customer success manager di Mindwork -. Questo purtroppo non sorprende: la durata dell’emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova le persone”.

L’ambiente di lavoro è il luogo meno adatto per esprimere il proprio disagio

Il 40% del campione intervistato riferisce inoltre di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo nel luogo di lavoro. In continuità con i dati del 2020, l’ambiente di lavoro si conferma il luogo meno adatto per esprimere il proprio disagio, anche tra coloro che si sentono tranquilli nel condividere il proprio malessere tra le mura di casa. La salute psicologica, insomma, fatica a essere normalizzata in azienda, sebbene sia una necessità urgente. Una persona su tre dichiara infatti di essersi assentata dal lavoro a causa di malessere emotivo dovuto ad ansia e un carico eccessivo di stress che non riusciva più a sostenere.

Le iniziative delle aziende per tutelare la salute psicologica dei lavoratori

Secondo i dati emersi, poi, sono i lavoratori più giovani ad avere una maggior propensione a lasciare il lavoro a causa di un malessere emotivo a esso correlato. Il 49% degli under 34, infatti, si è dimesso almeno una volta per preservare la propria salute psicologica. La tendenza è in aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2020. Il 92% degli intervistati ritiene importante che l’azienda si occupi attivamente del benessere psicologico dei dipendenti. Tuttavia, il 42% ritiene inefficaci le iniziative promosse dalla propria azienda ridurre lo stress legato al lavoro. Nelle aziende dove è previsto un servizio di supporto psicologico, il 60% delle persone lo valuta positivamente e ritiene che sia necessario che il servizio continui anche quando l’emergenza Covid-19 sarà finita.

Il rientro in azienda post-Covid e lo stato emotivo dei lavoratori

Quanto al ritorno in azienda, circa il 40% si dice preoccupato del rientro a tempo pieno, al punto che il 20% cambierebbe lavoro se costretto a rientrare. I motivi principali di tale preoccupazione sono la gestione tempo, il vissuto di stress e la gestione familiare. Tanto che il 62% dei lavoratori e delle lavoratrici valuta utile un servizio di supporto psicologico per fronteggiare momenti di stress e disagio legati al rientro in azienda. Quota che, rispetto al 2020, è salita di 8 punti percentuali (dal 54% al 62%). 

Entro il 2023 l’export italiano raggiungerà 532 miliardi

Le previsioni per l’export in Italia stimano una crescita continua nel prossimo biennio: nel 2021 si attende un rimbalzo dell’11,3%, rispetto al calo in valore del 9,7% registrato nel 2020, che permetterà un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia, con un aumento ulteriore del 5,4% nel 2022 e una crescita del 4,0%, in media, nel biennio successivo.
“Secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi di PwC l’export italiano, che nel 2021 ha già superato i livelli pre-pandemia, entro il 2023 toccherà 532 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto al 2020 – spiega Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia -. A incidere positivamente saranno anche i 6,8 miliardi di risorse stanziate dal PNRR e i fondi complementari a sostegno diretto dell’agroalimentare italiano”. 

Agroalimentare, esportazioni in continua crescita

L’agroalimentare è il comparto che ha risentito meno della crisi pandemica, non essendo stato colpito da particolari restrizioni o fermi produttivi. Il
Food, ma anche l’hospitality, restano infatti comparti chiave del tessuto produttivo italiano sui quali investire per il benessere del Paese.
Secondo i dati Interscambio Settoriale Agroalimentare 2021, dell’Osservatorio Economico Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il valore dell’export nel mercato agroalimentare è in continua crescita, così come il suo peso sul totale dell’export italiano, che aumenterà nel 2021 dell’11% rispetto al valore di 44,6 miliardi di euro nel 2020. 

A guidare la ripresa sono anche i cambiamenti di consumo

Le previsioni dell’Ufficio Studi di PwC Italia per il periodo 2021- 2024 segnalano tassi di crescita superiori ai livelli pre-Covid sia per gli scambi mondiali sia per le esportazioni italiane nel settore alimentare. Nel 2020 il valore delle vendite all’estero di prodotti italiani è rimasto in crescita, così come il suo peso sul totale dell’export italiano, passato dal 9,2% nel 2019 al 10,3% nel 2020. Ma a guidare la ripresa del settore agroalimentare sono anche i cambiamenti di consumo. Nel 2022 si mangerà più italiano, biologico e locale. La pandemia ha modificato la relazione dei consumatori con il cibo, evidenziando una maggiore attenzione per la salute, la cura per l’ambiente, con una propensione per il cibo italiano, biologico e locale.

Hospitality, scambi mondiali in risalita

È in forte risalita anche l’export italiano della Ristorazione professionale, che nei primi tre mesi del 2021 registra un aumento del +20,8% a valore rispetto al 1° trimestre 2020, superando anche i livelli pre-Covid con una crescita del +7,5% sullo stesso periodo nel 2019. Entro il 2024 si prevede un ritorno a ritmi di sviluppo accelerati per gli scambi mondiali. Fra i segmenti più dinamici si evidenziano proprio la Ristorazione professionale (+6,9% medio annuo nel periodo 2021-’24 a valore) e la vendita di Caffè e macchine (+7% medio annuo).  Anche a livello italiano, l’export dei servizi di hospitality sarà guidato dai comparti Caffe e macchine, panificazione e pasticceria.

Per il 19% degli italiani meno shopping Non Food

L’emergenza sanitaria ha cambiato l’approccio ai consumi non alimentari, e le conseguenze si faranno sentire anche nei prossimi mesi. E mentre la campagna vaccinale avanza le conseguenze sugli italiani della pandemia si fanno ancora sentire, tanto che gli effetti sulla propensione ai consumi e sulla scelta di dove fare acquisti proseguiranno nei prossimi mesi del 2021, con strascichi anche nel 2022. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’indagine condotta da Metrica Ricerche per conto dell’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy, che ha rilevato il sentiment dei consumatori Non Food in termini di evoluzione dei comportamenti di acquisto, anche digitali, e di visita alle diverse location commerciali e ai singoli punti vendita.

La preoccupazione fa diminuire la spesa non alimentare

Tra gli intervistati, il gruppo più numeroso è quello di coloro che si dichiarano abbastanza preoccupati per la situazione economico-sanitaria (44%), e che per questo, cercheranno di acquistare limitatamente i prodotti non alimentari, posticipando o annullando gli acquisti ritenuti superflui. Il 37% degli intervistati invece non è preoccupato e ritiene che riprenderà ad acquistare prodotti Non Food, e nel 15% dei casi aumenterà lo shopping, in particolare nell’area del “fai da te”. Il restante 19% invece è in stato di allarme, e si dice intenzionato a ridurre gli acquisti cercando canali e punti vendita con più promozioni. In un caso su tre, poi, rinuncerà del tutto agli acquisti, rinviandoli al 2022.

Cambiano le scelte sui canali di acquisto

Le conseguenze dell’emergenza sanitaria e le preoccupazioni economiche continuano a influenzare anche le scelte sui canali di acquisto, ma meno che negli scorsi mesi. Se un anno fa circa il 50% dei consumatori aveva cambiato i canali e i punti vendita dove fare la spesa, ora la percentuale di chi intende farlo è scesa al 30-40%, con punte più alte negli elettrodomestici e nei prodotti di telefonia/informatica, e valori più bassi nell’ottica. La ricerca di store fisici più sicuri per la salute varia dal 18% al 28%, a seconda dei settori, ed è sopra la media nei grandi elettrodomestici, nel brico e negli articoli per la casa.

Meno centri commerciali più Internet

Anche la frequentazione dei centri commerciali continuerà a essere influenzata dalla situazione contingente. Il 40% dei visitatori abituali dichiara un possibile calo della frequenza, e oltre un terzo è intenzionato a ridurla in modo deciso. Invece un altro 54% dice di non voler cambiare le proprie abitudini e un 6% afferma di volerli visitare più spesso. Nel post pandemia hanno avuto sicuramente una decisa accelerazione gli acquisti online di prodotti del Non Food, e il trend si conferma anche nella seconda parte del 2021. Il 40-50% del campione afferma infatti che aumenterà i propri acquisti su internet per quasi tutte le categorie di prodotti Non Food. Una tendenza forte soprattutto nei settori ormai appannaggio dell’e-commerce, come libri, giocattoli, tecnologia e attrezzature sportive.

In estate contrazione dei mutui, ma è un rimbalzo “tecnico

Nei mesi di luglio e agosto le istruttorie registrate sul sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF, relative alla richiesta di muti e surroghe, hanno fatto segnare una secca battuta d’arresto, rispettivamente pari a -21,4% e -27,1%, tornando sostanzialmente sui volumi che si registravano nel 2019, prima dell’esplosione della pandemia. Questo dopo un primo semestre dell’anno caratterizzato per una crescita delle richieste (+20,6%), corrispondente periodo del 2020. La flessione registrata negli ultimi due mesi va però letta come un rimbalzo tecnico, considerando che nei mesi estivi del 2020 si erano concentrati volumi di richieste elevati, accumulati durante il primo lockdown.

Una dinamica parzialmente attenuata dalle richieste degli under 35

La dinamica è parzialmente attenuata dalla vivacità degli under 35, che stimolati dalle agevolazioni statali, da tassi prossimi ai minimi storici, e un costo delle abitazioni ancora appetibile, risultano l’unico segmento in crescita. Nel complesso la fascia di età al di sotto dei 35 anni è l’unica ad aver fatto registrare volumi di richieste in crescita nei primi 8 mesi del 2021, risultando fondamentale per la tenuta dell’intero comparto. Osservando la distribuzione delle istruttorie di mutuo in base all’età del richiedente, l’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF evidenzia come in questa prima parte dell’anno la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni risulti maggioritaria, con il 29,5% sul totale delle richieste.

La casa rimane centrale nei progetti di investimento degli italiani

“Rispetto al recente passato va però sottolineato come in questa fase la domanda sia prevalentemente sostenuta dai nuovi mutui d’acquisto – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -, a conferma della centralità della casa nei progetti di investimento degli italiani, mentre le surroghe continuano a ridurre il proprio peso a causa della progressiva contrazione della platea di mutuatari per i quali la rottamazione del vecchio finanziamento risulta ancora conveniente. Al netto dell’andamento degli ultimi due mesi, che scontano il confronto con un corrispondente periodo fortemente condizionato dalla prima ondata pandemica, nel complesso il numero di richieste di mutui e surroghe risulta sostanzialmente allineato ai volumi del 2019”.

Cresce l’importo medio richiesto 

Al contempo, continua la crescita dell’importo medio richiesto, che dopo aver toccato il record assoluto degli ultimi 15 anni a luglio (141.422 euro), ad agosto si attesta a 137.945 euro. Anche in questo caso il dato è condizionato sia dalla propensione degli italiani a richiedere un importo più elevato, grazie a un costo del denaro contenuto, sia per la minore incidenza dei mutui di sostituzione, che per natura si caratterizzano per un importo più basso. Se da un lato gli italiani mostrano di privilegiare mutui per un importo compreso tra i 100.000 e i 150.000 euro, con il 29,8% del totale, al contempo si consolida l’orientamento verso piani di rimborso sempre più lunghi. La classe maggiormente richiesta risulta essere quella tra i 25 e i 30 anni (26,8%), l’unica ad avere visto crescere il proprio peso rispetto al 2020. 

A maggio è TikTok l’app più popolare e scaricata

TikTok batte Instagram e Facebook e a maggio è l’app “non di giochi” più scaricata in tutto il mondo su Play Store di Google e sull’Apple Store.  Lo ha rivelato SensorTower nella sua consueta classifica mensile. Il tool di App Store Optimization ha evidenziato infatti come il social cinese abbia guadagnato la prima posizione anche nel segmento Android, scavalcando Facebook e rimanendo in testa nei mesi di marzo e aprile. Di fatto TikTok, di proprietà della società cinese ByteDance, a maggio 2021 è arrivata a 80 milioni di nuove installazioni, soprattutto dai brasiliani, quelli che l’hanno scaricata di più (16%), seguiti dai cinesi (12%), dove il nome dell’app però è Douyin.

A maggio le installazioni aumentano del 35%

Secondo gli analisti, sempre a maggio le installazioni di TikTok sono aumentate del 35% rispetto al mese precedente. Tuttavia, considerando il numero di installazioni anno su anno, i download dell’app sono diminuiti del 29%, e quest’anno non hanno quindi raggiunto il record di 112 milioni di download del maggio 2020. In ogni caso, resta l’app più scaricata nell top 10 di Sensor Tower, che la vede seguire nelle prime cinque posizioni Facebook, Instagram, WhatsApp, e Messenger.

Al primo posto sia su Apple Store sia su Play Store

Tornando alla classifica di Sensor Tower, sull’Apple Store, dietro a TikTok, in seconda posizione si piazzano YouTube, Instagram, e CapCut, mentre WhatsApp e Facebook sono rispettivamente al quinto e al sesto posto. La classifica prosegue con Zoom, al settimo posto, Messenger, Google Maps, e al decimo posto, Gmail. Su Play Store, invece, la prima posizione della top 10 non cambia, e c’è ancora TikTok, ma stavolta seguita sul podio da Facebook e Instagram. Subito dopo, al quarto posto si trova WhatsApp, seguita da Snapchat, Messenger, Zoom, Josh, l’app per video brevi molto popolare in India, quindi Telegram, e ultima ToonApp.

Le minacce di Trump e “l’embargo” in India

Ma per l’app non sono tutte rose e fiori. Nel giugno del 2020, infatti, TikTok è stata bandita in India, il suo principale mercato estero, e durante l’estate ha dovuto affrontare una sorta di contraccolpo politico negli Stati Uniti, quando l’allora presidente Donald Trump ha minacciato di vietare l’app a meno che ByteDance non avesse ceduto le sue attività americane, con Oracle e Walmart in prima fila per acquistarle. L’attuale amministrazione statunitense Biden però ha sospeso l’azione legale contro TikTok, riporta Ansa, anche se la politica americana particolarmente prudente nei confronti delle app cinesi non è ancora terminata.

Property porn, guardare gli annunci immobiliari senza acquistare

Cos’è il property porn? È una pratica a cui si dedica un italiano su tre, ovvero quella di sfogliare gli annunci immobiliari senza avere intenzione di acquistare una casa, ma solo per curiosità, o per sognare abitazioni favolose o anche solo per tenersi aggiornati sui prezzi delle abitazioni. Dai risultati di u sondaggio condotto da Immobiliare.it su circa 2.000 utenti di tutte le fasce d’età attivi sul portale, il 33% ammette di utilizzare il sito non solo per cercare casa, ma anche come fonte di svago, una percentuale che sale fino al 47% negli under 25.

I giovanissimi fantasticano su abitazioni al di là delle loro possibilità

Più della metà dei giovani e giovanissimi (56%), ovvero gli utenti compresi nella fascia 25-35 e gli under 25, dichiara di guardare gli annunci pubblicati sul portale non solo per trovare la casa in cui vivere, ma anche, ad esempio, per cercare ispirazioni di arredamento. E ben il 23% degli under 25 lo fa per fantasticare su proprietà al di là delle proprie possibilità. In generale, anche se la maggioranza degli italiani (58%) ha utilizzato il sito anche in periodi della vita in cui non stava attivamente cercando casa, il 35% degli intervistati ha comunque confermato di voler cambiare casa entro l’anno. Un’esigenza, anche questa volta, che riguarda soprattutto il pubblico giovane, con percentuali che negli under 35 superano il 40%.

Agli italiani piace sognare in grande

In ogni caso, agli italiani piace sognare in grande. Il 53% dichiara infatti di entusiasmarsi nel guardare soluzioni abitative da sogno, con picchi del 61% tra gli utenti più maturi, quelli compresi nella fascia d’età 45-60 e over 60. Un quarto degli utenti, tuttavia, si dice frustrato da questa attività, dal momento che si tratta di case che non riuscirà mai a permettersi. Percentuale che raggiunge quasi il 30% quando a rispondere sono i Millennials e la Gen Z. Questi ultimi sono anche i più invidiosi, il 25% vorrebbe infatti essere il proprietario degli immobili che si diverte ad ammirare attraverso lo schermo.

Le case dei Vip
Il vero sogno proibito degli italiani però rimangono le case a due passi dal mare (32%), o le costruzioni ultramoderne dal sapore contemporaneo (27%). Quanto alle case dei Vip, in generale gli italiani non sembrano essere particolarmente affascinati dalla vita privata dei Vip, almeno, per le loro scelte abitative. Tra chi li segue sui social soltanto il 13% conosce il quartiere dove vivono o ha visto foto delle loro case. Ma il trend, riporta Ansa, cambia quando si parla della Gen Z: per il 27% di loro le case dei propri beniamini non hanno segreti. Sono anche gli unici a essere interessati a prendere parte a un tour per visitare le case dei personaggi famosi. Un’attività molto apprezzata all’estero: il 36%, infatti, si dice pronto a prenotare il posto se ne avesse l’occasione.