Spreco alimentare, in Italia è aumentato del 45% in un anno

Nel 2024, lo spreco alimentare nelle case italiane ha registrato un preoccupante aumento del 45,6%, rispetto ai dati rilevati nell’agosto 2023. Ogni settimana, ben 683,3 grammi di cibo per persona finiscono nella spazzatura: si tratta di un notevole incremento rispetto ai 469,4 grammi del 2023. Questi dati emergono dal Rapporto Internazionale Waste Watcher 2024, presentato a Roma presso lo Spazio Europa. Il report, dal titolo “Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”, è stato curato dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos. Lo studio punta a richiamare l’attenzione del prossimo G7 Agricoltura sul tema cruciale dello spreco di cibo.

Frutta e verdura gli alimenti più sprecati

Secondo la ricerca, gli alimenti più colpiti dallo spreco sono quelli alla base della Dieta Mediterranea. La classifica dei prodotti più sprecati vede al primo posto la frutta fresca, con 27,1 grammi gettati via a settimana per persona, seguita dalle verdure (24,6 g), pane fresco (24,1 g), insalate (22,3 g) e tuberi come cipolle e aglio (20 g). Questi dati evidenziano la scarsa gestione della spesa e delle risorse alimentari a livello domestico.

Le cause del fenomeno

Il rapporto identifica diverse cause alla base di questo fenomeno. Il 42% degli italiani dichiara di dover buttare frutta e verdura perché si deteriorano rapidamente una volta conservate in frigorifero. Inoltre, il 37% afferma di dover gettare alimenti perché già vecchi al momento dell’acquisto. Un altro fattore critico è legato al comportamento dei consumatori: il 37% dimentica il cibo in frigorifero o nella dispensa, causando il deterioramento degli alimenti. Solo il 23% pianifica i pasti settimanali, e il 75% degli italiani non riutilizza creativamente gli avanzi.

Le soluzioni proposte dagli esperti

Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, sottolinea la gravità di questo aumento dello spreco, legato anche alla diminuzione della qualità dei prodotti acquistati dalle famiglie a basso reddito. Secondo Segrè, è necessario un intervento istituzionale per promuovere l’educazione alimentare e migliorare la gestione degli alimenti nelle case italiane.

Le differenze nei comportamenti fra Nord e Sud 

Lo studio evidenzia anche significative differenze geografiche: il Sud e il Centro Italia sono le aree più colpite dallo spreco, con il 9% in più rispetto alla media nazionale. In queste regioni si sprecano rispettivamente 747 e 744 grammi di cibo a settimana, mentre il Nord risulta più virtuoso, con un valore inferiore del 11% rispetto alla media nazionale.

Intelligenza artificiale: consumatori divisi tra entusiasmo e preoccupazione 

L’Intelligenza artificiale è una tecnologia dall’impatto significativo, ma che divide le opinioni della popolazione mondiale. Secondo l’ultimo Ipsos AI Monitor, che ha esplorato l’evoluzione degli atteggiamenti nei confronti dell’Intelligenza artificiale e i modi in cui potrebbe plasmare il mondo di domani, il 53% degli intervistati globali si dichiara entusiasta dei prodotti e dei servizi che utilizzano l’AI, mentre il 50% afferma che l’Intelligenza artificiale li rende nervosi.

In pratica, a livello internazionale le persone mostrano di essere entusiaste, ma allo stesso tempo, preoccupate per l’impatto della più grande novità tecnologica di questi tempi sul modo di vivere e lavorare presente e futuro.

L’Asia è più ottimista dell’Europa e dei Paesi anglosassoni

L’Ipsos AI Monitor, giunto alla sua terza edizione annuale, ha condotto un’analisi approfondita anche riguardo le aree in cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto più significativo e le prospettive future.

Se i risultati dell’indagine mostrano una popolazione internazionale divisa tra entusiasmo e preoccupazione, a livello geografico l’Asia risulta essere l’area più ottimista sull’utilizzo dell’AI, mentre i Paesi anglosassoni e l’Europa si distinguono per un maggiore scetticismo.

Discriminazione : la maggioranza ha meno fiducia negli esseri umani che nell’AI 

In ogni caso, in 29 Paesi sui 32 considerati da Ipsos, un maggior numero di persone pensa che gli esseri umani siano più propensi a discriminare gli altri rispetto all’AI.
Solo in Irlanda prevale la fiducia nelle persone rispetto all’Intelligenza artificiale in termini di discriminazione. 

In media, il 37% degli intervistati a livello globale teme poi che l’AI amplificherà la disinformazione online, mentre il 30% ritiene che la ridurrà.
In particolare, in Svezia, Australia e Nuova Zelanda la maggioranza delle persone è pessimista su questo fronte.

L’AI avrà un impatto positivo o negativo sulle professioni e il modo di lavorare?

Non sorprende che il livello di conoscenza e competenza risguardo l’Intelligenza artificiale sia più alta tra la generazione più giovane.
Di fatto, se il 67% delle persone nei 32 Paesi considerati dalla ricerca dichiara di avere una buona conoscenza dell’AI, questa percentuale aumenta al 72% tra la Generazione Z e al 71% tra i Millennials, mentre si abbassa al 58% tra i Baby Boomers.

Sul tema lavoro e professione le persone sono più propense a credere che l’AI migliorerà il loro lavoro. Il 37% è convinto infatti che l’Intelligenza artificiale migliorerà la propria occupazione, rispetto al 16% che, al contrario, si aspetta un peggioramento.
Tuttavia, il 36%, soprattutto tra i più istruiti, pensa che l’AI sostituirà il proprio lavoro nei prossimi anni.

Aumentano le richieste di mutui: I semestre 2024 + 3,4%

È quanto confermano i dati dell’analisi del Barometro CRIF, basata sul Sistema di Informazioni Creditizie EURISC: i primi mesi del 2024 sono stati caratterizzati da una progressiva crescita della domanda dei mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane. Un andamento positivo conseguente al taglio dei tassi di interesse da parte della BCE.

In particolare, nel I semestre 2024 le richieste dei mutui hanno segnato +3,4% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, valore che continua a essere influenzato dal fenomeno surroghe, in crescita del +6,4% nel I trimestre 2024 rispetto al I trimestre 2023.
Anche l’importo medio ha subito una leggera crescita (+1,0%), per un valore complessivo di 145.687 euro.

Dinamica ancora più positiva a giugno: raggiunto il 5,8%

Guardando al solo mese di giugno le richieste di mutuo arrivano a un valore del 5,8%, secondo valore massimo del semestre dopo il picco raggiunto a marzo.

La dinamica positiva è confermata anche se guardiamo al solo mese di giugno con un aumento del +3,0%.
“La domanda di mutui nei primi mesi dell’anno è stata influenzata positivamente dall’offerta di mutui a tasso fisso sempre più competitiva, che in particolare ha favorito le surroghe, e che unitamente alle prospettive di riduzione dei tassi, dovrebbe infondere maggiore stabilità e sicurezza alle famiglie nel programmare spese a lungo termine”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

Piani di rimborso oltre 15 anni per 8 domande su 10

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel I semestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro raccolgono le principali richieste con oltre il 30% del totale, a cui segue la fascia 150.000-300.000 euro con il 27,4%.
Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata, emerge che la classe più vivace è quella tra i 25–30 anni, con il 37,3% del totale.

Nel complesso, 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni diluite nel tempo.
Per quanto riguarda la classe di età, le fasce 25-34 e 35-44 anni rappresentano il 61,2%, seguite dal range 45-54 anni, con il 23,2%, mentre gli over 55 raccolgono l’11,7%.

Direttiva UE case green e sviluppo del mercato

Un elemento che in prospettiva condizionerà ulteriormente lo sviluppo del mercato è la direttiva ‘case green’, approvata dal Parlamento Europeo lo scorso marzo. La direttiva pone obiettivi di efficientamento degli immobili per il 2035, con target intermedi da raggiungere nel 2030.

“Inoltre, – continua Capecchi – nei prossimi mesi, per effetto della dinamica di crescita, si potrebbe registrare un leggero aumento dei rischi di insolvenza, ma in una dinamica sostanzialmente accettabile”.

Frodi basate sul furto di identità: un pericolo per il credito al consumo 

Le frodi basate sul furto di identità continuano a rappresentare una minaccia per il settore del credito, in particolare per il credito al consumo. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie per l’anno 2023, in Italia sono stati registrati oltre 32.400 casi, con un importo medio per frode di 4.666 euro. Nonostante un leggero calo del numero di casi (-5,4%), il valore economico complessivo delle frodi è aumentato del +14,5%, superando i 151 milioni di euro. L’incremento dell’importo medio frodato (+21,1%) evidenzia un impatto finanziario più pesante per le vittime.

Il ruolo di una corretta educazione finanziaria 

“I dati riportati dal nostro Osservatorio confermano la necessità di un impegno congiunto su più fronti per contrastare efficacemente le frodi creditizie basate sul furto di identità. Se i frodatori appaiono sempre più esperti, aiutati anche dalle nuove tecnologie, gli utenti non appaiono in grado di difendersi. In linea con i risultati dello studio OECD/INFE del 2023, CRIF ritiene che rafforzare l’educazione finanziaria sia un elemento chiave nella lotta alle frodi creditizie”, afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF.

Aumentano gli importi frodati  

L’importo medio delle transazioni fraudolente è in crescita. Secondo l’Osservatorio CRIF – Mister Credit, le frodi con importi tra 1.500 e 3.000 euro sono aumentate del +12,9%, mentre quelle tra 5.000 e 10.000 euro sono cresciute del +46,7%. Le frodi con importi superiori ai 20.000 euro hanno registrato un incremento del +28,6%. Questi dati indicano un cambiamento nelle strategie dei frodatori, che puntano sempre più su colpi di maggiore entità, sfruttando sofisticate tecniche di attacco.

Tipologie di finanziamento oggetto di frode

I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi restano la categoria di finanziamento più esposta alle frodi, con una quota del 45,3% sul totale dei casi rilevati nel 2023. Questo tipo di frode è aumentato del +18,2% rispetto all’anno precedente. Anche i prestiti personali vedono un aumento delle frodi, con un incremento del +14% nel 2023. Al contrario, le frodi su carte di credito, incluse quelle revolving, sono diminuite del -32%.

Cosa acquistano i malfattori?

Gli elettrodomestici rimangono la categoria di beni più ambita dai frodatori, nonostante una leggera contrazione rispetto all’anno precedente, con una quota del 26,4% dei casi analizzati. Le frodi nel comparto auto-moto sono aumentate del +29,4%, e quelle nel settore dei consumi, inclusi abbigliamento sportivo e beni di lusso, del +68,4%.

Chi sono le vittime

Le frodi hanno colpito maggiormente la fascia di età tra i 41 e i 50 anni, con il 22,5% delle vittime. L’aumento più significativo (+9,7%) si è registrato tra gli ultrasessantenni. A livello regionale, la Lombardia è la regione più colpita, seguita da Sicilia, Campania e Lazio.

Quanto tempo occorre per scoprire una frode?

Nel 2023, il 39,1% delle frodi è stato scoperto nei primi 6 mesi, e il 17,7% entro l’anno. Tuttavia, il 16,3% dei casi è stato scoperto dopo oltre 5 anni. “Alcuni elementi positivi emergono dall’Osservatorio, ma l’aumento dell’importo medio frodato evidenzia la notevole abilità dei criminali a colpire bersagli con maggiore capacità di spesa”, commenta Beatrice Rubini.

Salute: perchè gli italiani si fidano degli Health Influencer?

Chi sono gli health influencer? E che ruolo hanno per gli utenti italiani delle piattaforme social?
Detti anche DOL, Digital Opinion Leader, gli health influencer sono medici, farmacisti, fisiatri, nutrizionisti e altri operatori sanitari che, oltre alla loro attività professionale, sono anche content creator sui social network. In pratica, sono gli influencer della salute.

Secondo la ricerca di Doxa Pharma, condotta su un campione di 1.031 individui tra 18 e 54 anni che accedono abitualmente ai social network, per 4 intervistati su 10 è molto importante reperire informazioni sulla salute. E il 65% degli utenti lo fa affidandosi proprio agli health influencer, che attraverso i loro profili su piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok o altri canali digitali, condividono dati e consigli relativi al delicato mondo della salute.

Un fenomeno in crescita che attira le aziende del settore Life Sciences 

La ricerca di Doxa Pharma è stata presentata nel corso dell’evento ‘Influenze, l’etica del contagio’, che si pone l’obiettivo di riflettere sulle dimensioni e le caratteristiche del fenomeno, anche dal punto di vista normativo.

Quello degli health influencer è un fenomeno in crescita, ed è stato rapidamente intercettato dalle aziende del settore Life Sciences, che hanno integrato l’influencer marketing nella propria strategia di comunicazione.
Dalla ricerca di Doxa Pharma emerge una chiara consapevolezza da parte degli utenti: molti infatti riconoscono che alcuni contenuti sono frutto di collaborazioni con aziende.

Il 90% degli utenti segue almeno uno specialista sui social

Tuttavia, per la maggior parte degli intervistati una collaborazione trasparente degli influencer con le aziende non crea alcun problema, sebbene ritengano che a oggi manchi spesso una chiara e corretta indicazione delle collaborazioni in atto.

In ogni caso, considerando che Instagram è il social più utilizzato dai 18-34enni, per molti utenti è molto importante trovare sui social informazioni relative alla salute.
Il 70% degli intervistati trova poi utile la presenza sui social di medici, farmacisti, pazienti e aziende. Il 74% dichiara di seguire pagine o profili che parlano di salute, e tra questi, il 90% segue almeno un influencer o specialista della salute.

Tra gli argomenti più seguiti salute mentale e alimentare

Dalla ricerca emerge, inoltre, che in questo contesto le tematiche più seguite sui social sono salute mentale (58%), patologie, cura e prevenzione (57%), salute alimentare (62%), salute sessuale (44%), dermatologia (41%), e malanni di stagione (41%), oltre a tematiche di attualità del comparto salute, malattie croniche e infettive.

Quanto all’affidabilità degli influencer, oltre il 70% degli utenti verifica sempre o spesso la reale competenza degli health influencer. E il 38% riconosce di essere influenzato da loro, sempre o spesso, nelle decisioni relative alla salute.

Smart working e settimana corta: gli italiani dicono sì

Il mondo del lavoro è in continua trasformazione, e la possibile introduzione della settimana corta, insieme alla consolidata pratica dello smart working, rappresenta un’opportunità per migliorare il benessere dei lavoratori e dell’ambiente. Un’indagine realizzata per Pulsee luce & gas, brand digitale di Axpo Italia, da NielsenIQ, ha analizzato le opinioni di un campione rappresentativo della popolazione italiana su questi temi.

I vantaggi del lavoro agile 

Secondo il rapporto, riferisce Adnkronos, un intervistato su tre lavora in modalità full remote o ibrida. Lo smart working è praticato in media per il 37% delle ore lavorative totali (uno o due giorni su cinque). Il 49% del campione preferisce il lavoro agile, mentre il 42% predilige l’ufficio. Tra i vantaggi del lavoro da casa emergono la riduzione dei tempi di spostamento (77%), con una media di 41 minuti risparmiati, e dei costi (72%), che ammontano a circa 124 euro al mese tra trasporti e pranzi di lavoro. Inoltre, il 64% dei partecipanti apprezza una migliore gestione dell’equilibrio tra vita privata e lavorativa.

L’isolamento sociale fa un po’ paura 

Nonostante i benefici, ci sono anche rischi percepiti nello smart working, come l’isolamento sociale (59%), la sedentarietà (58%) e la difficoltà a separare lavoro e vita privata (44%). L’espansione del lavoro da remoto è particolarmente adatta a professioni che non richiedono molti strumenti fisici: oltre il 70% degli intervistati ritiene di avere tutto il necessario per lavorare da casa. Tuttavia, solo il 26% possiede una sedia ergonomica, il 14% un piano di lavoro regolabile in altezza e l’11% un poggiapiedi.

Da casa si ottimizza il tempo, ma si consuma più energia 

Lavorare da remoto permette di ottimizzare il tempo per svolgere attività domestiche: l’89% degli intervistati sfrutta le pause per cucinare (66%), fare le pulizie (45%) o la lavatrice (44%). Tuttavia, questa modalità di lavoro può aumentare i consumi energetici: il 49% degli intervistati ha notato un incremento delle bollette. Per mitigare questo effetto, molti hanno adottato misure come l’uso di lampadine a basso consumo (59%), il maggiore sfruttamento della luce naturale (58%) e lo spegnimento del computer quando non in uso (44%).

Settimana corta, l’80% dei lavoratori la vuole

L’indagine ha esplorato anche l’impatto della settimana corta, desiderata dall’80% degli intervistati. Circa il 48% del campione ha figli, gestiti autonomamente nel 66% dei casi o con l’aiuto dei nonni (24%). Solo l’11% si avvale di baby-sitter, spendendo in media 115 euro al mese. La settimana corta è vista come un’opportunità per gestire meglio i propri figli e migliorare il benessere familiare.

La settimana corta è percepita positivamente per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata (72%), la soddisfazione personale (63%) e il tempo di qualità con famiglia e amici. Tuttavia, ci sono anche aspetti critici come l’aumento del carico di lavoro nei giorni lavorativi (51%), la maggiore pressione per raggiungere gli obiettivi (37%) e i problemi di coordinamento (27%).

Conclusioni

Smart working e settimana lavorativa corta sono strumenti percepiti come utili per migliorare la qualità della vita dei lavoratori italiani, offrendo benefici nella gestione familiare, nella cura degli anziani e nella salute complessiva.

Spreco alimentare: le aziende che misurano le eccedenze valorizzano gli scarti

Nel settore della trasformazione alimentare, solo il 43% delle aziende italiane misura le sue eccedenze, percentuali simili anche per lo spreco alimentare. Eppure, la misurazione è già parte della soluzione del problema.
Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, l’89% delle imprese alimentari che misurano le eccedenze adotta anche pratiche di donazione o riuso. E nella gestione di residui e scarti, il 49% delle aziende che li misura adotta anche pratiche di riciclo e recupero.

Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 su produzione, consumi responsabili e riduzione degli impatti ambientali, è infatti fondamentale la strategia di valorizzazione delle eccedenze alimentari e riduzione di residui e scarti. Ma è necessario prima di tutto misurarle. 

La imprese di trasformazione

Otto aziende alimentari su 10 utilizzano già almeno una pratica di economia circolare, tra riuso per fini sociali e non, e valorizzazione di residui e scarti non più edibili.
Nello specifico, il 75% adotta forme di riuso, soprattutto donazioni per fini sociali, ma anche vendite su mercati secondari, ri-trasformazione o cessione per l’alimentazione animale.

In Italia, le grandi e medie aziende della trasformazione donano circa 139mila tonnellate di eccedenze edibili per anno, mentre ne riusano in altra forma circa 182mila tonnellate.
Sono pratiche complementari che non si escludono a vicenda, e la cui adozione risente molto delle dimensioni aziendali.

Il contributo all’innovazione delle startup

Il 70% delle grandi aziende valorizza le eccedenze tramite donazione e altre forme di riuso, mentre la percentuale scende al 47% delle medie e al 31% delle piccole.
In quest’ambito le startup ricoprono un ruolo fondamentale con soluzioni innovative per migliorare la sicurezza alimentare, promuovere un uso più efficiente delle risorse, ridurre gli impatti ambientali, sostenere e tutelare i territori.

A livello mondiale, sono 2.270 le startup agrifood fondate tra il 2019 e il 2023 che perseguono uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, pari al 23% di quelle della filiera agroalimentare. E si concentrano innanzitutto su obiettivi di sostenibilità ambientale, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse.

Le soluzioni per la misurazione

“Le tecnologie di Data & Big Data Analytics sono impiegate dalla maggior parte delle soluzioni presenti sul mercato – spiega Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Intelligenza artificiale e Machine Learning sono utilizzate, ad esempio, nell’Image Recognition per la quantificazione del cibo sprecato, identificandolo all’interno dei contenitori dei rifiuti, o per monitorare gli spazi degli allevamenti e comprendere lo stato di salute in tempo reale degli animali.

Sono utilizzate poi tecnologie Mobile e quelle abilitate dall’Internet of Things, ma anche Blockchain & DL per garantire l’immutabilità dei dati raccolti e la loro validazione”.

Nuovo Codice della strada: maggiore sicurezza e responsabilità alla guida

Le modifiche al Codice della Strada, incluse nel testo del decreto legge approvato alla Camera, mirano a promuovere una cultura della sicurezza stradale, ridurre il numero di vittime e incidenti, costituendo un passo avanti verso una maggiore sicurezza e responsabilità alla guida.

Tra le principali novità, spiccano le misure a contrasto dell’abuso di alcol e droghe alla guida, l’inasprimento delle sanzioni per alcune violazioni e l’adozione di misure più rigorose per garantire la sicurezza dei pedoni. Rivedute anche le disposizioni in materia di assicurazione auto e protezione degli animali.
Se tutto procede come previsto, il Codice aggiornato potrebbe entrare in vigore prima dell’estate. Ora spetta al Senato l’approvazione definitiva.

Guida in stato di ebbrezza: arriva l’alcolock

Sanzioni più severe per chi viene trovato al volante con un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti: con un tasso compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, oltre a una multa, è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi, per tassi alcolemici più elevati, le sanzioni arrivano fino all’arresto e la sospensione della patente fino a due anni.

Ma la vera novità è l’introduzione dell’alcolock, un dispositivo installato sul veicolo che impedisce l’avvio del motore nel caso in cui venga rilevato un tasso alcolemico del conducente superiore ai limiti consentiti.
Anche per quanto riguarda l’uso di droghe le nuove norme sono decisamente più aspre, con il ritiro immediato della patente in caso di esito positivo ai test preliminari.

Neopatentati: limitazioni e nuovi vincoli

Previsti cambiamenti anche per i neopatentati, con l’introduzione di limitazioni più rigide. In particolare, viene ampliato il divieto di guida di veicoli potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente B anche se il limite di potenza è stato alzato dagli attuali 70 kW/t a 75 kW/t.

Per l’uso del cellulare al volante, invece, la sanzione amministrativa passerà da 250 euro a 1.000 euro. E la sospensione della patente potrà essere applicata già alla prima infrazione.
Altra novità importante riguarda l’assicurazione auto, con l’introduzione dell’obbligo per il proprietario del veicolo di verificare che sia regolarmente assicurato, anche quando nella legittima disponibilità di altri.

Nuove sanzioni per l’abbandono di animali

Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela degli animali, con l’introduzione di sanzioni equiparabili a reati di omicidio stradale e lesioni personali gravi o gravissime per chi si rende colpevole dell’abbandono di animali per strada, anche in assenza di incidenti. 
Le nuove norme, riporta Adnkronos, stabiliscono inoltre diverse regole per i monopattini (obbligo di indicatori luminosi di svolta/freno, contrassegno di riconoscimento assimilabile alla targa, obbligo del casco, divieto di uscire dai centri urbani, assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile).

Anche le regole per la circolazione delle biciclette sono state riviste, soprattutto per quanto riguarda il sorpasso, così come per gli scooter, consentendo a un maggior numero di mezzi di viaggiare su autostrade e strade extraurbane principali, purché il conducente sia maggiorenne.

Italiani e pet, un rapporto sempre più stretto. Però…

Nella società di oggi, i pet sono a tutti gli effetti dei membri della famiglia. La presenza di animali da compagnia nelle nostre case è ormai consolidata, tanto che gli italiani li vivono come componenti del nucleo familiare,  anche in termini di cura e accudimento. Micio e Fido vengono soprattutto salvati dalla strada o scelti in un canile o gattile, diventando parte integrante della vita quotidiana di tantissimi nostri connazionali.

Un amore generalizzato

L’amore per gli animali è comunque generalizzato poiché in larghissima maggioranza gli italiani continuano a dirsi contrari a caccia, vivisezione, uso delle pellicce e animali nei circhi. Questo sentimento si riflette nella diffusione degli animali da compagnia: in quasi una casa su quattro in Italia troviamo almeno un animale da compagnia, con una percentuale del 37,3%, un aumento del 4,6% rispetto al 2023.

Cani e gatti gli animali domestici preferiti

Poco più di 4 italiani su 10 che accolgono un animale possiedono un cane (41,8%) e quasi 4 su 10 un gatto (37,7%). Questi numeri, contenuti nel 36 Rapporto Italia di Eurispes, mostrano quanto siano popolari i cani e i gatti come animali domestici nelle case italiane.

Quanto si spende per il benessere di Micio e Fido?

Il 20,3% di chi ha con sé un animale spende meno di 30 euro al mese per la sua cura e il mantenimento. Circa il 60% degli italiani, invece, effettua una spesa mensile superiore ai 30 euro ed entro i 100 euro. Dal 2015 ad oggi è sensibilmente diminuita la percentuale di coloro che riescono a spendere meno di 30 euro al mese e dai 30 ai 50 euro, segno di una maggiore consapevolezza e attenzione verso le necessità degli animali da compagnia.

La maggior parte di cani e gatti è adottata

Ma da dove arrivano gli animali presenti nelle nostre case? I pet vengono soprattutto salvati dalla strada o scelti in un canile o gattile (39,7%), ma in un caso su quattro (25%) si è trattato di un acquisto in negozio o allevamento, mentre in uno su cinque di un regalo (20,8%). Anche se l’adozione resta la scelta principale, esistono diverse strade attraverso le quali gli animali entrano nelle nostre vite.

Difficoltà e rinunce

Il 14% dei proprietari di un pet ha pensato di dare in affido il proprio animale a causa di difficoltà economiche ma di non averlo fatto, mentre il 7,1% ha dovuto prendere questa decisione. Il 13,9% ha pensato di dare in affido il proprio animale a causa delle difficoltà nel gestirlo in termini di tempo o di incompatibilità con la famiglia, ma di non aver poi proceduto in tale senso, mentre il 6,5% ha dovuto optare per l’affido ad altri. Il 20% ha rinunciato ad avere altri animali, oltre a quelli già in loro possesso, a causa di difficoltà economiche, e il 29,2% ha dovuto rinunciarvi per difficoltà nel gestirli.

Temi etici

Per quanto riguarda i temi etici legati al mondo animale, gli italiani continuano a dire “no” alla vivisezione (76,6%), alla caccia (72,9%), alla produzione e all’uso delle pellicce (78,3%) e all’utilizzo degli animali nei circhi (78,1%). Queste posizioni riflettono una forte sensibilità etica e un crescente rispetto verso gli animali nel nostro Paese.

Intelligenza artificiale: le opinioni di giovani, disoccupati, pensionati, lavoratori

A usarla sono soprattutto i giovani, disoccupati e pensionati pensano non sia utile nella vita quotidiana e rappresentano la maggioranza degli inattivi, mentre i lavoratori sono divisi. In generale, i dati del sondaggio realizzato da YouTrend per Fondazione Pensiero Solido, mostrano che il 61% degli italiani non è molto preparato sul tema ‘Intelligenza artificiale’, un dato in crescita del +6% rispetto all’anno scorso.

A sentirsi preparata, invece, è la maggior parte degli under35 (54%), che per quanto riguarda l’uso di ChatGpt dichiara di averla usata almeno una volta nel 67% dei casi. Per chi ha età compresa tra 35-54 anni il numero si riduce al 36% tra e tra gli over55 al 23%.
Chat-Gpt rimane comunque l’app di AI più usata e più conosciuta. Tanto che l’hanno già conosciuta il 69%, e il 37% l’ha usata almeno una volta.

Mestieri destinati a essere sostituiti e mestieri “resistenti”

Sconosciute, invece, Microsoft Copilot (47% la conosce), gemini (41%) e Midjourney (30%). Anche in questo caso, queste applicazioni sono più conosciute dai giovani. 
Quanto al rapporto tra AI e lavoro, anche in questo caso i giovani sono più ottimisti: un under35 su tre si sente aiutato dai cambiamenti portati da queste tecnologie.

Un altro grande dibattito è quello emerso sui lavori che potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale.
Anche su questo tema, YouTrend ha interrogato il campione del sondaggio, e i risultati mostrano come i mestieri più sostituibili secondo gli italiani rimangano l’impiegato d’ufficio (per il 62% l’AI svolgerebbe i suoi compiti altrettanto bene), l’operario (53%) e il commesso (51%).
I meno sostituibili sono invece il camionista (25%), il medico (24) e l’imprenditore (23%).

Ricevere istruzioni dall’Intelligenza artificiale al lavoro?

Questo è uno degli scenari possibili nel prossimo futuro, anche se gli italiani, in merito (come sempre) si dividono. Il 45% sarebbe disposto a farlo, il 44% no.
Si riduce, inoltre, la percentuale di chi vede nel controllo e nella valutazione automatica un vantaggio per i lavoratori, con il dato in calo del 10% rispetto al 2023. Si arriva così a una parità, tra chi lo ritiene un vantaggio e chi uno svantaggio.

Cresce anche la percentuale di persone che ritengono che l’AI porterà a una diminuzione dei posti di lavoro, e circa la metà dei lavoratori non si sente né aiutata né minacciata dai cambiamenti portati dalle nuove tecnologie.

Sì a un’azienda pubblica europea. Basta che non sia italiana 

E qual è il livello di utilità dell’AI nel lavoro e nella vita quotidiana? Per disoccupati e pensionati l’AI non è utile nelle mansioni quotidiane. Per i lavoratori, invece, le percentuali evidenziano una sensibilità leggermente maggiore. Il 50% ritiene utile un affiancamento sul lavoro, ma il 46% è più negativo sotto questo aspetto.

In generale, il 59% degli intervistati è favorevole alla creazione di un’azienda pubblica europea che competa con le aziende americane del settore dell’AI, ma è un consenso che si riduce del 7% nel caso in cui l’azienda sia italiana e finanziata dallo Stato italiano.
Sul ruolo dello Stato, riferisce Adnkronos, oggi gli italiani sono ancora più nettamente a favore di un intervento per regolare lo sviluppo dell’AI rispetto a un anno fa (67%, +8%), anche se la frazione che considera anche di vietarne l’uso è stabile al 16%.