I rapporti sociali allungano la vita: senza amici ci si ammala di più

Uno studio anglo-cinese pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’ conferma l’effetto-scudo dell’amicizia sulle malattie, e spiega da cosa dipende.
Il segreto sta in un set proteico che contraddistingue le persone isolate. Se la loro salute è peggiore è proprio per colpa di queste ’proteine della solitudine’ collegate, ad esempio, allo stress, al colesterolo alto, alla resistenza insulinica, all’aterosclerosi e allo sviluppo di tumori.

Insomma, avere amici allunga la vita. Poter contare su un’ampia rete di affetti, familiari e non, riduce il rischio di cardiopatie, ictus, diabete e rafforza il sistema immunitario che protegge dalle infezioni.
Al contrario, chi ha poche relazioni sociali si ammala di più e ha più probabilità di andare incontro a una morte prematura.

Le proteine della solitudine

Calcolando i punteggi di isolamento sociale (vivere da soli, avere pochi contatti con gli altri e un basso coinvolgimento in attività di gruppo) e di solitudine (sentirsi soli), gli studiosi hanno potuto individuare le proteine presenti a livelli maggiori nelle persone socialmente isolate o sole, e capire in che modo sono correlate a una salute più scadente.

Al netto di fattori quali età, sesso e background socioeconomico, sono state identificate 175 proteine associate all’isolamento sociale e 26 legate alla solitudine, con una sovrapposizione dell’85%.

Molte di queste proteine vengono prodotte in risposta a infiammazioni, infezioni virali e come reazione immunitaria, oltre a essere correlate a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e morte precoce. Gli scienziati hanno anche trovato 5 proteine specifiche per la solitudine.

Tutta colpa dell’Adm

Una delle proteine della solitudine è l’Adm, che svolge un ruolo nella risposta allo stress e nella regolazione di ormoni dello stress e ormoni sociali (come l’ossitocina, il cosiddetto ‘ormone dell’amore’, antistress e alleato del buonumore).

Gli scienziati hanno rilevato una forte associazione tra l’Adm e il volume dell’insula, centro cerebrale che presiede alla capacità di percepire cosa sta accadendo all’interno del nostro corpo: maggiori i livelli di Adm, minore il volume di quest’area.

Concentrazioni più alte di Adm sono state collegate anche a un volume inferiore del caudato sinistro, regione coinvolta nei processi emotivi, di ricompensa e sociali. Infine, livelli maggiori di Adm sono stati associati a un rischio più alto di morte precoce.

“L’isolamento sociale è un problema di salute pubblica”

Un’altra proteina della solitudine, l’Asgr1, è correlata al colesterolo alto e un maggior rischio di malattie cardiovascolari, riferisce Adnkronos. Altre ancora svolgono un ruolo nello sviluppo della resistenza insulinica, anticamera del diabete, nell’incrostazione delle arterie, alla base dell’aterosclerosi, e nella progressione del cancro.

“Sempre più persone di tutte le età riferiscono di sentirsi sole – commenta Barbara Sahakian, Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Cambridge -. Ecco perché l’Organizzazione mondiale della Sanità ha descritto l’isolamento sociale e la solitudine come un problema di salute pubblica globale. Dobbiamo trovare modi per affrontare questo problema crescente e mantenere le persone connesse per aiutarle a rimanere in salute”.

Live shopping, come integrare social media e commercio digitale

Tra le nuove soluzioni per integrare i social media e l’e-commerce, una delle più innovative è certamente il live shopping. Lo rivela la ricerca “Live Shopping: la rivoluzione dell’e-commerce”, condotta da Nielsen per la app di live social commerce, che evidenzia il crescente interesse degli italiani verso questa nuova modalità di acquisto online.

Lo studio ha coinvolto oltre 2.000 persone tra i 18 e i 44 anni che acquistano online e seguono influencer, analizzando come la sinergia tra social ed e-commerce stia modificando le abitudini di consumo in Italia.

L’e-commerce piace soprattutto per la comodità 

Il digitale è diventato essenziale per il settore retail. L’e-commerce è apprezzato soprattutto per la comodità (67%), la possibilità di confrontare recensioni e prezzi (63%) e l’ampia scelta di prodotti (51%). Restano però alcune criticità: quasi metà degli acquirenti (49%) lamenta discrepanze tra prodotti e descrizioni online, mentre il 44% dubita dell’affidabilità delle recensioni.

Ci sono poi altre barriere all’ulteriore diffusione di questa modalità di acquisto. Gli italiani temono la complessità della politica di reso (31%), i costi di spedizione elevati (45%) e i pericoli legati all’uso della carta di credito (30%).

L’influenza dei social media sugli acquisti

I social media giocano un ruolo chiave nelle decisioni d’acquisto. Quasi tutti gli intervistati (93%) riconoscono che queste piattaforme influenzano il processo di shopping: dalla scoperta di nuovi prodotti (78%) al monitoraggio di trend (66%) e alla consultazione di recensioni (63%).

Tuttavia, il 48% delle potenziali conversioni non si concretizza, spesso per motivi come l’oblio del prodotto (17%), la difficoltà nel reperirlo (13%) o un’esperienza frustrante (1%).

Il successo dei contenuti live

I contenuti live stanno guadagnando popolarità. Il 46% degli intervistati ha incrementato la fruizione di live negli ultimi 12 mesi, apprezzandone l’intrattenimento (33%), il senso di comunità (35%) e l’interazione diretta con creator (39%). La spontaneità dei presentatori è particolarmente gradita dai giovani (42% nella fascia 18-24 anni).

Il futuro dello shopping è live

La ricerca evidenzia l’interesse verso il live shopping: il 58% degli intervistati ne è consapevole e quasi la metà (49%) si dice disposto a provarlo. Le live consentono di superare i limiti dell’e-commerce tradizionale, mostrando i prodotti in modo realistico (36%) e offrendo un’esperienza d’acquisto immediata e affidabile.

In sintesi, rivoluziona lo shopping online, combinando intrattenimento e semplicità, restituendo all’e-commerce un’umanità che lo avvicina sempre più all’esperienza fisica. Commenta Simone Giacomini, fondatore di Bazr: “Uniamo l’autenticità delle live alla comodità dell’acquisto immediato, trasformando lo shopping in un’esperienza interattiva e sicura”.

Previsioni occupazionali: aumentano le assunzioni, ma non si trovano i profili “giusti” 

Le imprese italiane prevedono circa 356mila assunzioni nel mese di dicembre, con un incremento dell’1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, pari a 3.410 nuove posizioni. Nel trimestre dicembre 2024-febbraio 2025, le assunzioni supereranno 1,3 milioni, segnando un aumento dell’1,2%. Tuttavia, il 48,9% dei profili ricercati, corrispondenti a 174mila posizioni, risultano difficili da reperire, soprattutto per la mancanza di candidati qualificati (32,2%).

Le imprese dei servizi trainano la domanda
Le imprese del settore dei servizi trainano la domanda di lavoro, con oltre 268mila assunzioni a dicembre (+3,5% rispetto al 2023) e 927mila nel trimestre (+4,7%). Tra queste, il turismo e il commercio registrano i maggiori incrementi, grazie alla stagione invernale e alle festività natalizie: 76mila nuove posizioni nel turismo (+8,1%) e 59mila nel commercio (+4,6%).

Dall’altro lato, l’industria sembra segnalare il passo: sono previste 87mila assunzioni a dicembre (-6,1%) e 381mila nel trimestre (-6,4%). Le imprese manifatturiere contano su 57mila assunzioni nel mese e 256mila nel trimestre, mentre il settore delle costruzioni prevede 30mila e 125mila nuove posizioni rispettivamente.

Tipologie di contratti e mismatch tra domanda e offerta
Il contratto a tempo determinato rimane la formula più utilizzata, e rappresenta il 56,1% delle assunzioni totali (200mila contratti). Seguono i contratti a tempo indeterminato (81mila) e l’apprendistato. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro penalizza diversi settori. Le maggiori difficoltà si riscontrano nel settore metallurgico (64,2%), nelle costruzioni (63,2%) e nella meccatronica (57,7%).

Tra i profili più richiesti e difficili da trovare emergono ingegneri, tecnici della salute, saldatori, operatori estetici e addetti alla ristorazione.

A “caccia” di giovani e lavoratori stranieri
A dicembre, 68mila posizioni (19,1% del totale) sono riservate a lavoratori immigrati, soprattutto nei servizi operativi, nella logistica e nel settore edile. Inoltre, oltre 103mila assunzioni (29%) sono rivolte a giovani sotto i 30 anni, con opportunità maggiori nei settori finanziario, commerciale e informatico.

A livello geografico, il Nord Est presenta il più alto tasso di difficoltà nel reperire personale qualificato (54%), seguito dal Nord Ovest (49,4%), dal Sud e Isole (46%) e dal Centro (45,7%). Questi dati sottolineano la necessità di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro su tutto il territorio nazionale.

Brevetti: in Italia l’innovazione si fa di più in provincia

Non sono le grandi città a guidare la crescita delle domande italiane di brevetto pubblicate nel 2023 dall’EPO (European Patent Office), bensì le province, soprattutto del Nord Italia.
Lo conferma l’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec.

Sebbene Milano sia da sempre in pole position per numero di brevetti italiani in Europa, nel 2023 registra una lieve flessione del 3,82%, con 698 brevetti pubblicati rispetto ai 726 del 2022.
Bologna, con 26 brevetti in più, e Torino, in leggero aumento (+3), mantengono saldamente la seconda e terza posizione nella classifica per provincia, mentre Roma mostra un lieve rallentamento (-8 brevetti) nella sua capacità innovativa.
Altra storia se si allarga l’osservazione a tutto il territorio italiano, dove le province segnano aumenti anche a due cifre nel numero di brevetti.

Sono 4.780 le domande italiane pubblicate dall’EPO nel 2023

Ad esempio, considerando solo le province che hanno pubblicato almeno 40 brevetti, sebbene su numeri contenuti, si riscontrano variazioni a due cifre per Alessandria, Monza, Rimini, Ancona, Bari, Modena, Novara, Lucca, Mantova, Chieti, Vicenza, Varese, Udine e Verona.

Il quadrò è quello di una realtà variegata, quindi, tanto più importante in un momento in cui la capacità innovativa del nostro Paese ha mantenuto una crescita moderata, ma costante. Sono, infatti, 4.780 le domande italiane pubblicate dall’EPO lo scorso anno, lo 0,13% in più del 2022.

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto in testa

“Tra il 2015 e il 2023 – commenta il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – l’Italia ha mantenuto un trend di crescita costante (+33% rispetto al 2015), superando stabilmente le 4.500 domande per il secondo anno consecutivo. Nel 2023, di fatto, si conferma il risultato dell’anno precedente ma emerge una novità: sono in crescita le nuove domande di brevetto che utilizzano tecnologie ‘verdi’, oggi particolarmente importanti per sostenere la transizione ecologica del nostro sistema produttivo”. 

Determinante, comunque, l’apporto delle regioni settentrionali del Paese, dove si registrano variazioni positive per il Nord Ovest (+1,67%) e  il Nord Est (+1,44%). Mezzogiorno (-3,79%) e Centro (-5,62%) registrano un leggero rallentamento.
Il bilancio delle regioni vede comunque in testa Lombardia (1.484 brevetti), Emilia Romagna (829) e Veneto (668), tutte con valori in incremento rispetto all’anno precedente. 

In quali ambiti cresce la ricerca?

La parola d’ordine sono le tecnologie green, alle quali nel 2023 sono attribuibili 371 domande di brevetto pubblicate dall’EPO, a fronte delle 290 del 2022.
L’innovazione ‘verde’ passa per le Energie Alternative (+53%), l’Immagazzinamento di Energia (+39%) e i Trasporti (+30%). In crescita anche alcuni ambiti che utilizzano le KET, tecnologie abilitanti ad alta intensità di conoscenza, in particolare, quelle legate alla manifattura avanzata e alla micro e nano elettronica. 

Tra i campi tecnologici, risulta in aumento la capacità di brevettazione italiana nell’ambito delle Tecniche industriali e trasporti, il segmento più diffuso con 1.477 domande di brevetto italiano in Europa nel 2023, la Meccanica e illuminazione (543) e l’Elettricità (404).

Black Friday: previsti oltre 2 miliardi spesi online

Nei giorni compresi tra il Black Friday e il Cyber Monday, gli italiani spenderanno online oltre 2 miliardi di euro (+9% rispetto al 2023). E gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 10 volte il fatturato di un giorno medio, equivalente al doppio rispetto al 2023.

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm, della School of Management del Politecnico di Milano, le categorie merceologiche più interessate saranno Abbigliamento, Beauty, Enogastronomia, Giocattoli, Informatica ed Elettronica, ma anche esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.

Netcomm però evidenzia un trend decrescente per l’Elettronica (-14%), che se un tempo rappresentava una delle categorie più performanti oggi registra un calo delle vendite in favore di acquisti in altre categorie merceologiche.

Da sconti e promozioni a offerte speciali e omaggi

Le iniziative di sconto più comuni si suddividono equamente tra sconti applicati all’intero catalogo e sconti riservati a una selezione di prodotti. Non mancano promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico, come le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli. Ma alcuni merchant scelgono di arricchire le proprie offerte con ulteriori vantaggi, come l’inserimento di omaggi, l’abbassamento della soglia minima del carrello per beneficiare della spedizione gratuita, o la creazione di bundle di prodotti da acquistare insieme.

“La maggior parte dei merchant manterrà una politica di sconti in linea con quella dell’anno passato – spiega Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -: su determinati prodotti i risparmi per il consumatore potranno superare anche il 30%. Per quanto riguarda le abitudini di acquisto, ci aspettiamo che quasi la totalità degli e-shopper acquisti online, beneficiando di un risparmio medio di circa 20 euro ogni 100 spesi”.

Quasi 38 milioni di pacchi in giro per l’Italia

“Il picco di vendite derivante dal Black Friday non è più limitato a una sola giornata, ma si è esteso a 10 giorni, dove il venerdì e la domenica precedenti al Black Friday e il Cyber Monday sono addirittura le giornate con il più alto numero di acquirenti e volume di spesa -aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È in questa finestra temporale che gli italiani concentreranno i loro acquisti online più significativi, rimasti quasi come ‘congelati’ in vista del Natale. Stimiamo che i pacchi in circolazione nei prossimi giorni saranno circa 38 milioni, oltre il +13% rispetto allo scorso anno”.

I merchant potenziano le attività di back-end

Negli ultimi anni, i merchant hanno riconosciuto l’importanza di potenziare le proprie attività di back-end per affrontare le sfide del periodo promozionale.

Gli interventi più comuni includono un rafforzamento delle operazioni di preparazione ed evasione degli ordini, nonché un incremento delle attività dedicate al customer care. Inoltre, molti merchant evidenziano la necessità di adeguare le proprie infrastrutture informatiche in collaborazione con i provider, per garantire che le piattaforme e-commerce siano in grado di gestire efficacemente i picchi di traffico.
Miglioramenti che oltre a ottimizzare l’esperienza del cliente, contribuiscono a garantire un processo di vendita più fluido e senza frizioni.

Mutui: i consigli per superare le 5 paure più diffuse tra gli italiani

Spesso, di fronte al timore di non avere i requisiti per poter accedere a un mutuo, e di conseguenza, ricevere una risposta negativa da parte dell’istituto di credito, si rinuncia a inoltrare domanda. Di fatto, nel 2023 le compravendite immobiliari sono calate del 10%, e molti italiani hanno rinunciato ad acquistare una casa. Oltre alle motivazioni oggettive, come l’aumento dei tassi e dell’inflazione, la riduzione delle risorse economiche, a volte si tratta di motivazioni psicologiche. Per questo, Facile.it condivide le 5 risposte alle altrettante paure più diffuse degli aspiranti mutuatari.

La prima, è appunto quella di non riuscire a ottenere il mutuo nel caso la banca rifiuti la richiesta. E il consiglio è non fermarsi alla prima banca: ogni istituto di credito applica politiche diverse in materia di concessione del finanziamento, quindi è sempre bene confrontare le offerte di più banche.

Fisso, variabile, misto o con cap?

La scelta del tasso (fisso, variabile, misto, con cap, ecc.) può sembrare complessa. La prima considerazione è che, in assoluto, non esistono soluzioni giuste o sbagliate, la scelta va presa in funzione delle caratteristiche di ciascuno. Sebbene al momento attuale i tassi fissi siano nettamente più vantaggiosi rispetto a quelli variabili, non è detto che in futuro le cose non possano cambiare.

Qualora si dovesse cambiare idea dopo aver sottoscritto il finanziamento, o dovessero cambiare le condizioni di mercato, si può sempre provare a rinegoziare il mutuo tramite un accordo con la propria banca o a surrogare, spostandolo presso un altro istituto di credito.

Il dilemma della durata 

La durata del mutuo è un aspetto a cui fare molta attenzione perché determina il peso della rata mensile e gli interessi che graveranno sul finanziamento. Anche in questo caso, non esiste una scelta giusta o sbagliata in assoluto. Il consiglio è identificare la soluzione più adatta alle proprie esigenze, tenendo in considerazione che all’aumentare della durata del mutuo, gli interessi complessivi cresceranno e le rate mensili caleranno, viceversa, più sarà corto il finanziamento, meno interessi si pagheranno, ma l’esborso mensile sarà più alto.
Come per la scelta del tasso, rimane valida la possibilità di rinegoziare o surrogare il finanziamento, variando così la durata.

Se la rata lievita considerare la surroga, o una polizza in caso di imprevisti

La possibilità che la rata cambi durante il piano di ammortamento riguarda solo il tasso variabile. Di fronte a un aumento importante del peso della rata le soluzioni sono due: allungare il piano di finanziamento o provare a cambiare banca, cercando soluzioni più convenienti attraverso la surroga.

Ma poiché le banche non sono obbligate a concedere una rinegoziazione o la surroga, bisogna evitare di bussare all’istituto di credito quando si è già con l’acqua alla gola.
Può anche accadere che nel corso del piano di ammortamento si presenti un evento inaspettato, come un licenziamento. Diverse banche offrono insieme al mutuo servizi accessori, come la possibilità di sospendere il rimborso delle rate per un periodo determinato. Oppure, si può valutare la sottoscrizione di una polizza che tuteli in caso di perdita di lavoro, infortunio o decesso.

Smart working in Italia: un modalità di lavoro che piace alle grandi aziende

Nel 2024, il lavoro da remoto continua a mantenere una presenza significativa in Italia, nonostante la fine delle normative che ne incentivavano l’adozione. I dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano rilevano che 3,55 milioni di italiani lavorano ancora in modalità smart, una cifra quasi stabile rispetto ai 3,58 milioni del 2023.

Questo modello si consolida soprattutto nelle grandi aziende, coinvolgendo quasi due milioni di lavoratori (+1,6% rispetto all’anno precedente), mentre risulta in calo nelle piccole e medie imprese (PMI), dove i dipendenti smart sono scesi a 520mila.

Prospettive per il 2025

Per il prossimo anno, si prevede un incremento del 5% dei lavoratori da remoto, che potrebbe portare il numero totale a 3,75 milioni. Le grandi imprese continueranno a guidare questa espansione, seguite dalla Pubblica Amministrazione (PA). Le PMI, invece, mostrano minor apertura verso l’aumento di dipendenti in smart working.

Gli aspetti più apprezzati dai lavoratori 

I lavoratori in smart working sembrano apprezzare tale modalità: il 73% si opporrebbe a un eventuale ritorno in sede. Il 27% dei lavoratori sarebbe disposto a cambiare azienda per mantenere la flessibilità, e un altro 46% cercherebbe di convincere il datore a mantenere questa opzione.

In alternativa, i lavoratori richiederebbero orari più flessibili o un aumento salariale del 20% per compensare la perdita di flessibilità.

Nuove forme di lavoro flessibile 

Sempre più organizzazioni stanno esplorando modelli innovativi di flessibilità, tra cui la settimana corta, adottata da meno del 10% delle aziende ma con un crescente interesse. Questo modello mira a migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro e ad aumentare la soddisfazione dei dipendenti.

Un’altra pratica emergente è l’’International Smart Working’, presente nel 29% delle grandi imprese, che consente di lavorare da remoto anche dall’estero.

La riorganizzazione degli spazi 

Per supportare lo smart working, molte grandi aziende (78%) stanno riorganizzando gli spazi per renderli flessibili e più funzionali, una scelta condivisa in misura minore anche da PA e PMI. Cresce inoltre l’attenzione verso soluzioni che promuovono il benessere fisico e mentale dei dipendenti, sebbene siano ancora poche le iniziative in termini di sostenibilità e inclusività negli spazi di lavoro.

Il ruolo dei manager 

L’atteggiamento dei manager è fondamentale per l’adozione del lavoro agile. Nelle grandi imprese, il 53% dei responsabili promuove attivamente lo smart working, mentre nelle PMI e nella PA questa quota scende rispettivamente al 27% e al 35%.

L’adozione di una strategia efficace di smart working, condivisa da manager e lavoratori, si rivela essenziale per migliorare le prestazioni aziendali e il benessere generale.

A ottobre 2024 le imprese prevedono 489mila assunzioni

A delineare lo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: a ottobre i lavoratori ricercati dalle imprese con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato sono 489mila, +17mila rispetto a quanto programmato nello stesso periodo nel 2023 (+3,7%).

In particolare, l’industria programma complessivamente 141mila entrate (-8mila, -5,6%), di cui  91mila (-2,7%) da parte delle imprese del manifatturiero e oltre 50mila (-10,6%) quelle delle costruzioni.
Più positive le previsioni di assunzione delle imprese dei servizi, con una crescita dell’8% sull’analogo mese del 2023 (+26mila). 

Domanda in flessione per le micro-imprese

A offrire maggiori opportunità lavorative sono turismo, con 90mila richieste, e commercio (79mila), seguito dai servizi alle persone (oltre 62mila).

Sempre nel mese di ottobre 2024 si registra una flessione della domanda di lavoro per le micro-imprese (-1,3mila, -0,9%). Al contrario, sono positive le previsioni delle imprese con oltre 10 dipendenti (+19mila, +5,9%).
Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (276mila unità, 56,4% del totale), a cui seguono i contratti a tempo indeterminato (94mila). 

Difficile da reperire il 49,3% del personale richiesto

La difficoltà di reperimento, che complessivamente riguarda il 49,3% delle ricerche di personale, raggiunge il picco del 66,2% per gli operai specializzati e del 52,4% per le professioni tecniche.

Tra le figure di più difficile reperimento, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (79,0%) e fabbri ferrai costruttori di utensili (76,8%). Tra le professioni tecniche particolarmente difficili da reperire i tecnici in campo ingegneristico (65,5%) quelli della salute (59,5%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire 96mila ingressi programmati nel mese di ottobre pari al 19,6% del totale contratti.

Circa 157mila posizioni riservate agli under 30

Il 32% delle assunzioni programmate a ottobre è rivolta a giovani under 30, per un totale di circa 157mila posizioni a essi riservate.
Le maggiori opportunità di impiego per i giovani sono offerte dai servizi finanziari e assicurativi, dove il 48,6% delle assunzioni programmate sarà coperto da giovani, dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (45,9%), dal commercio (40,5%), dai servizi di alloggio e ristorazione (40,2%) e dalle industrie chimico-farmaceutiche, plastica e gomma (39,4%).

A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole (+25mila). Pressoché stabile la domanda di lavoro delle imprese del Centro (-410 assunzioni), mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Ovest (-4mila) e del Nord Est (-3mila).

Consumi: il 48% degli italiani cambia dieta per motivi sostenibili

L’Italia si distingue per essere uno dei paesi più orientati alla sostenibilità.
Il 36 % degli italiani (erano il 53 % nel 2022) ritiene che entro 20 anni sarà impossibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo. Nel frattempo, quasi la metà dei consumatori italiani che cambia le proprie abitudini alimentari lo fa a causa di preoccupazioni ambientali. 

È quanto rileva una nuova ricerca globale promossa da Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione non profit che protegge gli oceani promuovendo la pesca sostenibile.
La ricerca è stata pubblicata in occasione della quarta edizione delle Settimane della Pesca Sostenibile, una campagna nata per ricordare l’importanza del consumo sostenibile di prodotti ittici.

Gli italiani mangerebbero più pesce se fossero sicuri di non danneggiare gli oceani

Se il 48% degli italiani ha cambiato dieta rispetto a due anni fa per motivi ambientali, a livello globale la percentuale si ferma al 43%.
Il cambiamento maggiore nella dieta si è verificato nelle carni rosse, come manzo e agnello. A livello globale, il 39% degli intervistati ha confermato di averne ridotto il consumo negli ultimi due anni, mentre in Italia la percentuale sale al 57%.

Inoltre, il 46% dei nostri concittadini ha mangiato più verdure e il 12% più pesce rispetto a due anni fa.
Guardando al futuro, il 27% degli intervistati globali e il 38% dei consumatori italiani sarebbero disposti a mangiare più pesce se avessero la sicurezza di non causare danni agli oceani.

La maggiore preoccupazione ambientale è il cambiamento climatico

A livello globale, il cambiamento climatico è la principale preoccupazione che riguarda l’ambiente (51%), seguito dal timore per eventi estremi e distruzione di boschi e foreste.

Anche nel nostro Paese la prima preoccupazione ambientale riguarda il cambiamento climatico (56%), seguito però dai danni causati da inquinamento e spazzatura versati in fiumi e torrenti (43%), ed eventi estremi (43%).
Molto alta anche la preoccupazione per lo stato degli oceani: il 91% degli intervistati globali e il 94% di quelli italiani si dice preoccupato per la loro sorte.

Crolla l’ottimismo sulla possibilità di salvare i mari da danni irreversibili

Diminuisce la percentuale di italiani che ritiene che entro 20 anni sarà possibile salvare gli oceani dai danni irreparabili causati dall’uomo (dal 53% del 2022 al 36% di oggi), mentre cresce la quota di chi ritiene improbabile che la propria specie ittica preferita possa essere disponibile tra 20 anni (dal 33% al 50%).

A fianco di questo quadro poco rassicurante, la ricerca rileva anche un buon livello di empowerment e attenzione alla sostenibilità da parte degli italiani. L’Italia si classifica terza tra tutti i Paesi interessati dall’indagine per importanza data a questo tema.

Cybersecurity: solo il 30% delle organizzazioni gestisce la sicurezza h24

A livello globale, nel settore della sicurezza informatica permangono ancora carenze fondamentali.
Lo evidenzia il rapporto condotto da Trend Micro, dal titolo ‘Underfunded and unaccountable: How a lack of corporate leadership is hurting cybersecurity’. In pratica, solo una minoranza di organizzazioni è in grado di garantire una gestione continua della sicurezza. Ovvero, soltanto il 36% delle aziende dispone di personale adeguato per garantire una copertura di sicurezza informatica ininterrotta.

Un dato che sottolinea la difficoltà di molte realtà aziendali nel mantenere standard di sicurezza elevati 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La ricerca, condotta da Sapio Research nel 2024, ha coinvolto 2.600 decision maker IT in tutto il mondo, di cui 100 nel nostro Paese.

Ancora poche realtà sono conformi a quadri normativi consolidati

Questa carenza nella sicurezza può avere ripercussioni significative sul grado di protezione dagli attacchi informatici, sempre più sofisticati e frequenti.
Ma se il 35% delle aziende impiega tecniche di attack surface management per valutare i rischi, solo il 34% risulta conforme a quadri normativi consolidati, come il NIST (National Institute of Standards and Technology).

Si tratta di lacune che riflettono una generale mancanza di risorse e strategie adeguate per fronteggiare le minacce in modo efficace. E che lasciano molte organizzazioni vulnerabili a potenziali falle di sicurezza.

La sicurezza non è un problema per i vertici aziendali

Tuttavia, una delle rivelazioni più allarmanti dello studio riguarda la percezione della sicurezza informatica da parte dei vertici aziendali come un compito marginale.

Di fatto, riporta Adnkronos, quasi la metà degli intervistati, il 48%, lamenta un disinteresse da parte dei responsabili. Tale disattenzione si traduce in una mancanza di direttive chiare e di investimenti adeguati nella sicurezza, compromettendo l’efficacia delle misure di protezione adottate.

Un approccio integrato rafforzerebbe la resilienza dell’organizzazione

“È importante che i Chief Information Security Officer (CISO) comunichino i rischi informatici con chiarezza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione e coinvolgendo attivamente i Consigli di Amministrazione – afferma Alessandro Fontana, Country Manager di Trend Micro Italia -. Per affrontare al meglio queste sfide, le aziende dovrebbero prendere in considerazione l’adozione di una soluzione integrata. Tale soluzione non solo deve proteggere l’intera superficie di attacco, ma anche permettere un monitoraggio dei rischi in tempo reale e una gestione automatizzata delle criticità. Questo approccio rafforza notevolmente la resilienza dell’organizzazione. Ed è inoltre cruciale che la piattaforma sia integrabile con soluzioni di terze parti, per garantire una protezione completa e una gestione più fluida della sicurezza”.