Milano è la città più pet-friendly. Anche Roma e Napoli sul podio

Il 79% dei 9mila intervistati dall’Osservatorio Quattrozampeinfiera reputa Milano ‘l’ambiente ideale’ per gli animali domestici, contro il 75% a favore di Roma e il 52% di Napoli.
L’indagine svolta sulle abitudini dei possessori di animali da compagnia fornisce una panoramica dettagliata, e positiva, sulla relazione tra gli abitanti milanesi e i loro amici animali, evidenziando, al contempo, alcuni aspetti migliorabili da parte dell’Amministrazione comunale.

Il 78% degli intervistati dichiara di avere accesso ad aree per cani prossime all’abitazione, ma sottolineano la necessità di illuminare meglio, attrezzare e suddividere per taglia tali spazi.

Le restrizioni nei locali pubblici

Oltre il 51% segnala forti limitazioni alla presenza di cani nei locali pubblici. L’analisi condotta sui ristoranti rivela che solo il 45% degli intervistati li considera agibili, la richiesta ai ristoratori è quella di aprire le porte a tutti i nostri amici a quattro zampe. Ciò evidenzia la necessità di bilanciare la libertà degli animali con le esigenze della collettività.

La presenza di asili per cani è stata poi confermata solo dal 41% degli intervistati, suggerendo margini di miglioramento sull’implementazione di servizi dedicati alle emergenze e alle cure a breve termine. 
Per quanto riguarda l’igiene per gli animali, il 77% conferma di riuscire a reperire negozi di toelettatura nelle vicinanze, indicando una crescente offerta di servizi per la cura dei pet.

Mobilità urbana e accesso ai supermercati

Analogamente, il 91% dichiara di avere comodamente accesso ai servizi veterinari nelle proprie vicinanze, sottolineando come la salute degli animali domestici venga posta al primo piano nella comunità milanese.
Vengono richieste però sovvenzioni per le cure veterinarie in base al reddito, in modo da rendere più accurata possibile l’assistenza agli animali.

La mobilità urbana risulta agevole per oltre l’86% degli intervistati, che conferma di utilizzare i mezzi pubblici con il proprio cane da compagnia.
L’accesso ai supermercati, invece, è risultato molto limitato, solo il 18% conferma questa possibilità.
Il dato sottolinea le diverse politiche in atto nella GDO riguardo l’ingresso con animali domestici. La richiesta, quindi, è quella di consentire l’accesso a tutti senza limitazioni di taglia.

Le richieste alle amministrazioni, tre obiettivi per città amiche degli animali

L’indagine evidenzia la rilevanza della pet-friendliness urbana, e offre un quadro completo delle dinamiche tra gli abitanti di Milano e i loro animali domestici.

Le richieste comuni provenienti da intervistati di Milano, Roma e Napoli riguardano più aree per cani, l’installazione di fontanelle e cestini per le deiezioni, e aprire supermercati, musei e ristoranti a tutti i cani, indipendentemente dalla taglia. Questo, riporta Ansa, per promuovere l’inclusione e la partecipazione attiva degli animali nella vita cittadina.

La dittatura del corpo: come si vedono le donne?

Il corpo della donna è finalmente una sua proprietà o è ancora schiavo del ‘dover essere bella’ quale sintesi di una sudditanza politica e antropologica all’occhio e al desiderio maschile?
Di certo, in un mondo in cui il corpo è il centro di ogni interesse, apparire è un diktat ed essere sui social proietta il corpo in una dimensione terza.

Secondo l’indagine condotta da Eurispes, e realizzata con l’Associazione Filocolo, oltre un terzo delle donne intervistate (36,4%) riferisce un rapporto negativo con il proprio corpo. Le over65 valutano con maggiore frequenza il proprio corpo in maniera positiva (66%) rispetto alle più giovani (58,8%).
Per la maggioranza delle donne curare il proprio aspetto esteriore riveste comunque una certa importanza (74,5%), e per il 74,1% sentirsi bella è importante nel rapporto con sé stessa.

Quanto costa essere belle?

Per il 68,2% sentirsi bella influisce positivamente sull’umore e il 55,7% non esce di casa se non ha curato il suo aspetto esteriore. Tanto che una donna su 4 destina oltre 100 euro al mese alla cura della propria bellezza.
Poco meno della metà delle donne dedica poi oltre mezz’ora ogni giorno al proprio aspetto, mentre una su 5 più di un’ora. Un quinto, al contrario, riserva a questo impegno meno di 10 minuti.

Ma sentirsi bella è importante prima di tutto nel rapporto con gli altri (49,6%). Piacersi fa apparire più potenti (39,3%), essere considerata bella e ricevere apprezzamenti è importante (38,4%). Così, un quarto delle donne (25,3%) ammette di essersi sottoposta alla chirurgia estetica.

Il problema del peso e del tempo

Se il pensiero dell’invecchiamento del corpo angoscia il 41,1% delle donne, il peso corporeo è una parte importante del proprio aspetto esteriore (62,2%), e il 57,2% se potesse cambierebbe in parte il proprio corpo.

L’8,5% poi ha fatto esperienza di anoressia e il 7,6% di bulimia. Più comune la fame nervosa, il mangiare in modo compulsivo o fare abbuffate, sperimentata dal 22,9%.
Il 14,6% riferisce inoltre di episodi di fame notturna, il 12,1% di ortoressia nervosa (ossessione per il cibo sano e naturale). Più raro il picacismo, il disturbo che induce a mangiare cose non commestibili, come conseguenza di stati di malessere e nervosi (4%).

I giudizi degli altri

Alla larga maggioranza delle donne è capitato di ricevere giudizi sulla corporatura (72,8%), apprezzamenti per un avvenuto dimagrimento (69,4%) o incoraggiamenti a prendersi maggior cura del suo aspetto (66,9%), ma non mancano commenti negativi sull’aspetto esteriore (55%).

Il 63,8% delle donne prova invidia nei riguardi di donne ritenute più belle e il 52,9% senso di inadeguatezza rispetto ai modelli femminili proposti nei film, serie Tv o sui Social.
Il 64,6% delle donne è stata, inoltre, oggetto di apprezzamenti non graditi, come ad esempio il catcalling, mentre il 53,7% si è sentita inadeguata fisicamente in seguito a un rifiuto o alla fine di una relazione.

Natale 2023: gli italiani non rinunciano alle vacanze invernali

Durante le festività natalizie il 20% degli italiani, in aumento di 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno, sembra avere intenzione di concedersi un periodo di vacanza fuori casa.  E oltre la metà, il 64%, prevede di fare almeno un viaggio tra gennaio e marzo 2024.
Insomma, nonostante le difficoltà economiche dovute a rincari e inflazione la voglia di vacanza tra gli italiani non si ferma.

Ma come saranno le loro vacanze natalizie e invernali? Alla domanda risponde l’ultimo aggiornamento di Future4Tourism, l’indagine condotta da Ipsos che dal 2017 analizza ed esplora i trend del turismo nazionale e internazionale. 

Italia, meta prediletta da 8 italiani su 10

Inoltre, se circa otto persone su dieci durante le festività rimarranno in Italia, e per il 47% degli intervistati il Capodanno è la festività che si decide di includere prevalentemente nel proprio periodo di viaggio.
In aumento, poi, la quota di coloro che, pur facendo vacanze via da casa, non includeranno alcuna festività. Nel 2023 sono il 31%, +7 punti percentuali in confronto allo scorso anno.

Si torna a viaggiare d’inverno come prima della pandemia

Il 64% degli italiani e delle italiane prevede di fare almeno un periodo di vacanza tra gennaio e marzo 2024, riportando la percentuale dei vacanzieri ai livelli pre-pandemia: a novembre 2019 la quota di viaggiatori invernali era infatti pari al 63%.

Tra chi ha già deciso la destinazione, l’Italia perde consensi rispetto al passato più recente, pur rimanendo saldamente al primo posto nelle scelte di viaggio per il 62% dei vacanzieri (+6 punti percentuali rispetto all’inverno 2023).
Si ricomincia a viaggiare principalmente verso le mete europee (25%) e accresce l’interesse per le crociere (4%).

Sulla neve la strategia è contenere le spese

Relativamente alla tipologia di vacanza, i viaggiatori si suddividono quasi equamente tra coloro che preferiscono vacanze in città d’arte, al mare e in montagna, lago, o collina.
Inoltre, nonostante si registri una ripresa delle visite culturali, queste restano ancora lontane dal periodo pre-pandemico (45% delle scelte vs il 35% attuale) favorendo le destinazioni di mare e montagna.

Ma l’inverno per molti italiani e italiane significa trascorrere giornate sulla neve. Tra chi ha deciso di concedersi un periodo di vacanze sugli sci il 20% non modificherà le proprie abitudini rispetto agli scorsi anni, ma il restante 80% si vedrà costretto ad adottare strategie di contenimento della spesa. Come? Scegliendo località con prezzi degli impianti di risalita più contenuti (31%), riducendo le giornate di sci (27%) fino alla completa rinuncia, almeno per quest’anno (22%).

Con l’AI si potrebbe lavorare solo 4 giorni a settimana

L’Intelligenza artificiale potrebbe permettere a milioni di lavoratori di passare alla settimana lavorativa di quattro giorni entro il 2033? Uno studio del think tank Autonomy ha rilevato che gli incrementi di produttività previsti dall’introduzione dell’AI potrebbero ridurre la settimana lavorativa in Gran Bretagna da 40 a 32 ore per 28 milioni di lavoratori, e per 35 milioni negli Stati Uniti, mantenendo le medesime retribuzioni e prestazioni.

Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto introducendo modelli linguistici di grandi dimensioni, come ChatGPT, nei luoghi di lavoro, e che potrebbe contribuire a evitare la disoccupazione di massa e ridurre disagi psicofisici legati al disequilibrio tra lavoro e vita privata.

La tecnologia può migliorare benessere e pratiche lavorative

“In genere gli studi sull’AI e sui grandi modelli linguistici si concentrano esclusivamente sulla redditività o ‘sull’apocalisse occupazionale’ – dichiara Will Stronge, direttore della ricerca -, questa analisi cerca di dimostrare che quando la tecnologia viene impiegata al massimo delle sue potenzialità e viene rivolta a uno scopo preciso, può non solo migliorare le pratiche lavorative, ma anche l’equilibrio tra lavoro e vita privata”. 

Di fatto, grazie all’introduzione degli LLM l’88% della forza lavoro della Gran Bretagna potrebbe veder ridotto il proprio orario di lavoro di almeno il 10%. Le autorità locali di City of London, Elmbridge e Wokingham sono tra quelle che secondo Autonomy presentano il potenziale più elevato per i lavoratori, con il 38% o più della forza lavoro in grado di ridurre il proprio orario nel prossimo decennio.

Una proposta per la settimana lavorativa di 32 ore

Uno studio simile condotto negli Stati Uniti, sempre da Autonomy, ha rilevato che 128 milioni di lavoratori, il 71% della forza lavoro, potrebbero ridurre il proprio orario di lavoro di almeno il 10%.
In Stati come Massachusetts, Utah e Washington è stato riscontrato che un quarto o più dei lavoratori potrebbe passare a una settimana di quattro giorni grazie alle LLM.

“La nostra forza lavoro sta subendo cambiamenti sostanziali dovuti all’AI e l’automazione. Pertanto, sarà necessaria un’azione governativa per garantire che i guadagni di efficienza siano percepiti da tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore o dal livello di competenza”, spiega il deputato Mark Takano, che ha presentato al Congresso una proposta di legge sulla settimana lavorativa di 32 ore.

“Una solida strategia industriale basata sull’AI”

Lo studio di Autonomy ha lo scopo di suggerire ai datori di lavoro del settore pubblico e privato di sfruttare l’opportunità di diventare leader mondiali nell’adozione dell’AI per migliorare la vita di centinaia di milioni di lavoratori.

Il documento invita i responsabili politici ad agire in tale direzione, riporta AGI. “Penso che sarebbe davvero impressionante la costruzione di una solida strategia industriale basata sull’AI, con centri di automazione in cui sindacati, industria ed esperti di questa tecnologia si riuniscano per aumentare la produttività – sottolinea Stronge -; il che comporterebbe anche conseguenti miglioramenti per i lavoratori”.

Mutui, diminuiscono le richieste ma…

In una situazione economica non facile a livello globale, è interessante esplorare quale sia l’andamento dei mutui. In base alle ultime analisi effettuate dal Sistema di Informazioni Creditizie EURISC, si scopre che l’importo medio richiesto per i mutui in Italia ha raggiunto la cifra di 144.162 euro.
È interessante notare che 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso che superano i 15 anni. Questo dato indica la preferenza delle famiglie italiane per soluzioni di rimborso dilazionate nel tempo.

Oltre il 60% dei richiedenti ha fra i 25 e i 44 anni

Guardando all’età dei richiedenti, il 60,9% del totale è composto da persone tra i 25 e i 44 anni, mentre il 33,4% rientra nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni. Questo suggerisce che la richiesta di mutui è particolarmente diffusa tra i giovani e la fascia di età intermedia.

Tuttavia, nei primi nove mesi dell’anno, si è osservato un trend negativo nella domanda di mutui da parte delle famiglie italiane, con una diminuzione del 19,4%. Però, a partire dal mese di settembre, sono emersi segnali di ripresa, portando il calo a un più moderato -9,2% rispetto al periodo precedente. 

La situazione di mutui e surroghe? Dinamica 

Per comprendere appieno la situazione, è importante notare che a giugno le surroghe di mutuo sono diminuite del 17,3%, mentre i nuovi mutui erogati sono scesi del 24,9%. La situazione è dunque dinamica, con segnali di cambiamento nel corso dell’anno.

Inoltre, nei primi nove mesi dell’anno, l’importo medio richiesto per i mutui è rimasto sostanzialmente stabile, con una variazione dell’0,3%, che lo ha portato a un totale di 144.162 euro. Tuttavia, se si considera il solo mese di settembre, si è registrato un aumento dell’1,2%.

L’inflazione frena le richieste

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, ha sottolineato che negli ultimi mesi le richieste di finanziamento da parte delle famiglie italiane hanno subito un rallentamento dovuto all’inflazione e al contesto geopolitico.
Pertanto, la sostenibilità e la qualità del credito saranno temi cruciali per le banche nei prossimi mesi.

Le fasce di importo 

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nei primi nove mesi del 2023 le richieste di mutuo per importi tra 100.000 e 150.000 euro restano la preferenza principale delle famiglie italiane, rappresentando il 29,6% del totale.
La classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro è la seconda scelta, con il 25,9%, mentre quasi il 40% richiede importi fino a 100.000 euro, e solo una piccola percentuale (5,1%) supera i 300.000 euro. Questi dati riflettono le diverse esigenze e possibilità delle famiglie italiane quando cercano finanziamenti per l’acquisto di immobili.

Conti in tasca agli italiani: che aumenti ci saranno in autunno?

È tempo di fare i bilanci per molte famiglie italiane, soprattutto in vista di un autunno che si prospetta “caldo” dal punto di vista dei prezzi. Facile.it e Consumerismo No Profit hanno esaminato le principali voci di spesa familiare per comprendere quali siano aumentate di più nell’ultimo anno e quali potrebbero salire ulteriormente nei mesi a venire.

Assicurazioni e carburante

Nell’ultimo anno, il costo delle polizze auto e moto è notevolmente aumentato. Ad agosto 2023, per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia, in media, sono stati necessari 591,10 euro, il 26% in più rispetto al 2022, quando il premio medio era di 469,10 euro. La situazione è ancora peggiore per chi utilizza le due ruote; ad agosto 2023, il prezzo medio per una polizza moto è salito a 502,07 euro, ovvero 148 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2022 (+41%).
Oltre all’assicurazione, i costi del carburante stanno gravando sulle tasche degli automobilisti e dei motociclisti. A luglio 2023, i prezzi erano in aumento ma ancora inferiori rispetto all’anno precedente. Tuttavia, ad agosto e soprattutto a settembre, i prezzi alla pompa sono notevolmente cresciuti, con un aumento del 21% per l’auto a benzina e del 10% per il diesel rispetto all’anno precedente.

I costi della casa

I prezzi dell’energia elettrica e del gas hanno raggiunto il picco l’anno scorso durante l’estate, ma ad agosto 2023, nel mercato tutelato, sembrano essere relativamente bassi, con una diminuzione del 43% per l’elettricità e del 26,8% per il gas rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, le bollette rimangono elevate rispetto ai livelli pre-pandemia, e si prevede che possano aumentare ulteriormente nel quarto trimestre del 2023.
E per i mutui? Le rate sono cresciute notevolmente nell’ultimo anno, soprattutto per i mutui a tasso variabile. Un finanziamento medio a tasso variabile stipulato all’inizio dell’anno precedente ha visto un aumento della rata da 515 euro a settembre 2022 a 740 euro a settembre 2023, con un aumento di 225 euro (+44%). La notizia positiva è che i picchi sono ormai vicini alla fine, affermano gli analisti.

Il peso della spesa

Il costo del “carrello della spesa” è aumentato notevolmente negli ultimi due trimestri, con un incremento del 24,5% per i principali prodotti alimentari di consumo familiare. Per un nucleo familiare medio di 4 persone, ciò significa una spesa mensile di circa 480 euro, un aumento di oltre 1.100 euro rispetto al 2022.
In particolare, sono in costante aumento i prezzi dei prodotti ortofrutticoli, con incrementi medi del 20%. Alcuni prodotti, come le pere, le susine, le pesche e le mele, sono diventati particolarmente costosi. Questo si traduce in un aumento di circa 8 euro al mese per l’ortofrutta, su una spesa media settimanale di 40 euro.

Bonus colonnine elettriche 2023: chi può richiederlo e a quanto ammonta?

Rispetto al primo bonus colonnine elettriche voluto dal Ministero dello Sviluppo economico nel 2019 il nuovo decreto ha apportato alcune modifiche. Il bonus colonnine elettriche 2023 è il nuovo contributo erogato dal Ministero con Dpcm del 4 agosto 2022, e prevede un rimborso del costo sostenuto pari all’80%, mentre in precedenza ammontava al 50%. Inoltre, non si tratta più di una detrazione fiscale, ma di un contributo immediato. E se in precedenza il bonus colonnine elettriche era rivolto alle sole imprese oggi è destinato anche a privati cittadini e condomini.
In ogni caso, il Ministero ha destinato al bonus un fondo pari a 40 milioni di euro.

Non è più solo per le imprese: ora si rivolge anche a privati e condomini

Il nuovo bonus colonnine 2023 può essere infatti richiesto dalle seguenti categorie: privati che desiderano installare le colonnine di ricarica di veicoli elettrici nella propria abitazione e condomini che scelgono di installare gli impianti di ricarica di veicoli elettrici negli spazi comuni.
Non solo. Nel caso in cui il cittadino non si trovi in condizione di richiedere il bonus, la domanda può essere inoltrata anche dai condominiche decidono di provvedere all’installazione dei dispositivi di ricarica negli spazi comuni. Il valore di ogni colonnina per la ricarica è in media di 1.330 euro, quindi il contributo medio sarà di circa 1000 euro. Il privato riuscirà dunque a pagare solo una cifra di 300 euro per una colonnina.

Il contributo massimo va da 1.500 a 8.000 euro

Per fare un esempio pratico, nel caso di un condominio che installa circa 5 colonnine per un valore di circa 6.500 euro il suo ritorno economico potrebbe essere di oltre 5.000 euro. Il contributo massimo varia se la richiesta di installazione della colonna di ricarica arriva da privato o da condominio. Per l’installazione presso un’abitazione privata il contributo massimo è di 1.500 euro, mentre se è nelle parti comuni di un edificio condominiale il contributo massimo è di 8.000 euro.

Spese recuperabili per acquisto, posa e messa in opera

Rientrano nelle spese recuperabili nel caso di installazione di colonnine elettriche in casa privata o condominio, nella cifra dell’80%, l’acquisto delle colonnine, la posa delle colonnine, e la messa in opera delle stesse. Il contributo rimarrà valido non solo per l’anno in corso ma anche per il 2024 fino a esaurimento fondi. Sarà quindi valido per tutto il periodo 2023-2024, riporta Immobiliare.it, si potrà richiedere sulla piattaforma del Mise, non ancora attiva, e sarà erogato sotto forma di rimborso delle spese già sostenute e documentate.

Le skills più introvabili dalle imprese? Cybersecurity, sviluppo software e AI 

Lo ha scoperto la survey condotta dalla startup TimeFlow: le skills più introvabili dalle imprese sono quelle relative alle aree della cybersecurity, dello sviluppo software e programmazione, e in misura leggermente inferiore, del settore dell’Intelligenza artificiale. Uno skills gap negativo, ma solo per il 28% degli intervistati, mentre il restante 72% ritiene che una scarsa concorrenza sia un fattore di mercato positivo, in quanto accresce la probabilità di ricevere un lavoro. Inoltre, sono le imprese di maggiori dimensioni a non essere intimorite dall’aumento della concorrenza, e a vedere criticità nella situazione attuale. Al contrario, sono soprattutto le aziende di più piccole dimensioni, e meno propense a fare investimenti in marketing, a ritenere che il forte disallineamento tra domanda e offerta sia positivo. 

Python, React JS, Jackrabbit le competenze più cercate del Software Developer 

Per chi necessita di trovare un Software Developer da affiancare al proprio team interno, le competenze più difficilmente trovabili sul mercato sono Python (60%), React JS (20%) e Jackrabbit (20%). Le difficoltà più sentite, non ricevere cv in linea con le competenze richieste, e il disallineamento di Ral tra quella offerta e quella richiesta dai Developer. Durante il processo di selezione, vengono valutate positivamente le soft skills di teamwork (33%), puntualità/organizzazione del tempo (22%), attenzione al dettaglio, comunicazione efficace, problem solving, rapidità di apprendimento (11%).

Investire nella formazione o cercare personale all’estero?

In Italia è molto sentita la difficoltà nel trovare elevate competenze all’avanguardia, a causa dei rapidi avanzamenti tecnologici e della scarsità di offerta in determinati settori. A livello di strategie da adottare per superare tali criticità, il 33% ritiene si debba prevedere una maggiore standardizzazione, scalabilità e flessibilità dei sistemi e si debba investire nella formazione. Il 22% pensa che la strategia da adottare sia facilitare l’accesso a mercati esteri in cui sono disponibili competenze tecnologiche a prezzi più competitivi. L’11% vorrebbe automatizzare il più possibile il processo di selezione e ingaggio.

Una disparità ma anche un’opportunità di mercato

“Attraverso la nostra indagine, scopriamo che la carenza di professionisti specializzati, in settori come la cybersecurity, lo sviluppo software e l’Intelligenza artificiale e non solo, è una sfida con cui molte aziende si confrontano. Tuttavia, vediamo in questa disparità un’opportunità di mercato, poiché spinge le imprese a cercare fornitori di competenze tecnologiche sul mercato nazionale e internazionale attraverso nuovi canali – afferma Lorenzo Danese, ceo di TimeFlow -. La nostra mission è creare un futuro in grado di colmare il divario tra domanda e offerta di competenze IT, superando le sfide del mismatch e portando innovazione migliorando contestualmente la qualità di vita dei professionisti del settore”.

Whatsapp sempre più interattiva: arrivano i videomessaggi istantanei

Whatsapp diventa sempre più “social” e aggiunge nuove funzionalità per rendere più dinamica e interattiva la piattaforma. L’ultima novità? La possibilità di rendere più vivaci e accattivati le conversazioni grazie ai videomessaggi istantanei. La popolare app di chat, di proprietà del gruppo Meta, ha infatti iniziato a implementare la possibilità di registrare e condividere brevi video personali direttamente nelle chat. I videomessaggi istantanei, da inviare o ricevere, saranno disponibili per tutti nelle prossime settimane. Lo afferma un  post apparso in questi giorni sul blog di Whatsapp.

Più interazione nelle chat

“I messaggi vocali su WhatsApp hanno cambiato il modo di comunicare delle persone grazie alla possibilità di condividere la propria voce rapidamente e in sicurezza. È con grande entusiasmo – si legge nella nota della piattaforma – che annunciamo l’evoluzione di questa funzione nei nuovi videomessaggi istantanei”.
“I videomessaggi sono il modo per rispondere alle chat  in tempo reale con qualsiasi cosa tu voglia dire e mostrare in 60 secondi”, ha precisato WhatsApp nel suo annuncio. “Pensiamo che questa opportunità sia un modo divertente per condividere momenti con tutta l’emozione che deriva dal video, che si tratti di augurare buon compleanno a qualcuno, ridere di uno scherzo o portare buone notizie”. 

Si può anche registrare a mani libere

Un video pubblicato su Facebook da Mark Zuckerberg dimostra come funzionerà la registrazione e la condivisione di un messaggio video. Si può utilizzare la funzione di messaggio vocale esistente o toccare l’icona per cambiare e registrare video. Tenendo premuta l’icona della videocamera, si registra il video e si può anche scorrere verso l’alto per bloccare e registrare a mani libere. C’è un’opzione per passare alla fotocamera frontale, verificare quanto tempo è trascorso e scorrere verso sinistra per annullare. Probabilmente per distinguerli dai normali video, i messaggi video vengono visualizzati in forma circolare nelle chat. Lo si vede anche nella clip condivisa da Zuckerberg.

Protezione dei dati con crittografia end-to-end

I messaggi video sono protetti con crittografia end-to-end, precisa ancora la società. In una chat, i messaggi vengono riprodotti automaticamente in modalità silenziosa e solo con il touch si avvia il suono. I messaggi video rimarranno nella cronologia della chat fino a quando non saranno eliminati.

L’ultima delle nuove funzionalità della chat

Negli ultimi mesi, Meta si è concentrata sull’introduzione di nuove funzionalità su WhatsApp. E questa dei video è solo l’ultima. Sono infatti apparsi i canali per seguire con più facilità persone e brand, l’opzione per modificare i messaggi già inviati e la possibilità di utilizzare Whatsapp su più smartphone e di spostare i messaggi su un nuovo telefono.

Vacanze: brevi per il 43% degli italiani, il 37% resta a casa

Quest’anno molti italiani non andranno in vacanza, oppure opteranno per vacanze brevi, fino a quattro giorni. Con il boom dei prezzi le vacanze brevi allettano infatti il 43% degli italiani. E se il 37% non partirà il 20% continuerà a scegliere vacanze lunghe. In generale, l’attuale aumento dei prezzi spingerà il 72% degli italiani a fare meno vacanze rispetto a qualche anno fa, mentre per il 28% questo non avverrà.  L’aumento dei prezzi rispetto al passato è stato riscontrato anche nelle ricerche tra le strutture ‘a caccia’ delle meritate vacanze. È quanto dichiara il 78% degli intervistati dallo studio ‘Tableau de bord – L’indice di fiducia dei consumatori’, realizzato per Udicon, l’Unione per la difesa dei consumatori, dall’Istituto Piepoli. 

Qualità dei servizi, prezzi convenienti e sostenibilità

Ma quali sono i fattori considerati fondamentali quando si deve prenotare una vacanza? Soprattutto qualità dei servizi offerti (49%) e prezzo conveniente (34%). Il fattore del turismo sostenibile nella scelta della struttura dove soggiornare è importante per il 75% di quanti prenotano un viaggio, mentre non lo è per un altro 18%. Il 66% consulta le recensioni per scegliere la struttura in cui trascorrere le vacanze, ma per il 67% le aspettative restano deluse. E in generale, il 44% sceglie la vacanza da solo o attraverso il passaparola di parenti e amici, tramite portali internet (40%) o attraverso agenzie di viaggio e tour operator (23%).

Italiani poco fiduciosi per il futuro

La ricerca, oltre alle vacanze, ha messo in luce anche le prospettive degli italiani per i prossimi mesi.
Il 37% degli italiani è poco o per nulla fiducioso nel futuro. Tanto che il 66% pensa di riuscire a risparmiare poco o per nulla, mentre solo il 30% pensa di riuscire a mettere da parte molto o abbastanza denaro. Prospettive non positive anche sul lavoro: secondo il 41% il numero di persone disoccupate in Italia nei prossimi 6 mesi aumenterà, bruscamente o leggermente. Secondo l’indagine, che registra un calo di 6 punti percentuali dei ‘pessimisti’ rispetto alla precedente rilevazione, gli ottimisti, per i quali la disoccupazione diminuirà, leggermente o bruscamente, si attestano al 18% (+2% rispetto alla precedente rilevazione).

Come conquistare la fiducia dei consumatori?

Inoltre, secondo il 43% degli italiani la situazione economica generale del Paese peggiorerà nei prossimi 6 mesi, riferisce Adnkronos, mentre per il restante 18% la situazione migliorerà. E per il 30% a peggiorare sarà anche la condizione economica della propria famiglia.
“In questa fase economica difficile, è fondamentale prestare attenzione alle esigenze dei consumatori e promuovere la trasparenza, l’affidabilità e la qualità dei servizi turistici, con particolare riferimento alla sostenibilità ambientale – commenta Martina Donini, presidente di Udicon -. Le strutture ricettive che abbracceranno politiche sostenibili avranno sicuramente maggiori possibilità di guadagnare la fiducia dei consumatori. Invitiamo gli utenti a valutare criticamente le informazioni disponibili, comprese le recensioni online”.