Il 2026 porta un bagno di realtà: gli italiani si affacciano sull’anno nuovo poco entusiasti e disillusi
Gli italiani che si affacciano sul 2026 sembrano immergersi in un ‘bagno di realtà’ dove conflitti bellici, diseguaglianze sociali, climate change sono moneta corrente e influenzano l’economia.
L’istantanea scattata da due survey dell’Ufficio Studi Coop non lascia dubbi. Se preoccupazione è la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno appena arrivato (37%), tra gli opinion leader intervistati la maggioranza (43%) utilizza il sostantivo ‘turbolenza’ per descrivere lo scenario 2026 e il 34% sceglie ‘instabilità’ (‘stabilità’ 1%).
Un’instabilità che orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari come in forte ribasso o soggetti a contrazione.
Non manca però la voglia di resistere: il 25% degli italiani si attacca disperatamente all’ottimismo. E il 24% chiama in causa addirittura curiosità e fiducia.
Lo scenario internazionale ammanta di negatività le aspettative
Più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative.
L’impressione è di essere in un contesto confuso ed erratico con improvvise imprevedibili accelerazioni, i cui comandi paiono affidati a pochi leader mondiali, Netanyahu, Putin e Trump, su cui pesano giudizi fortemente negativi (80%).
Così è anche per il mercato del lavoro (lo ‘vede nero’ il 43%, solo l’11% associa positività), per il fattore sicurezza (47% negativo, 8% positivo), l’accesso ai servizi sanitari (48% vs 9%) e non si fanno sconti neanche allo stato dell’economia italiana (percezione negativa 42%, 21% positiva) e i rischi dei cambiamenti climatici (negativi 50%, 20% positivi).
Un’Italia ripiegata su sé stessa
Comprensibile quindi attendersi un 2026 ancora difficile, con l’Italia che torna fanalino di coda dell’Europa.
Gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità. Oltre a utenze e bollette (+22%) il timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (+10%) e il cibo (+9%).
È un’Italia delle piccole cose dove la wish list per il nuovo anno si riempie di frugalità rinunciataria e dove sono soprattutto i ’vorrei ma non posso’ a dare il senso di un Paese raggomitolato nella dimensione familiare.
Trasferirsi all’estero, cambiare lavoro, dedicarsi di più alla propria formazione rimangono quindi anche nel 2026 i sogni nel cassetto dei più giovani.
L’era del cinismo e della realizzazione personale
D’altronde la disillusione fa rima con la tranquillità, ma anche con un maggiore cinismo. Nel 2026 gli italiani sacrificano comportamenti ispirati a integrità e ideali, ma anche a generosità e altruismo, con i primi che scendono in due anni del 4% e i secondi del 9%, in nome di un disincantato benessere individuale.
Infatti, se ’tranquillità e armonia’ sale del 5% la ricerca di ‘realizzazione e successo’ personale del 10% in due anni.
Le più determinate per questo spostamento sul ‘sé’ sono le giovani donne. Il 26% delle 18-29enni punta sul successo. Sono il 10% in più rispetto alla media.








