Milano Cortina 2026, per le PMI è un’occasione di crescita

Un evento sportivo può trasformarsi in un’occasione di sviluppo economico e sociale. È quanto emerge da un’indagine condotta da Ipsos per Visa, Official Payment Technology Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

Secondo lo studio, il 95% delle piccole e medie imprese del Nord Italia coinvolte nelle aree ospitanti si aspetta effetti positivi dall’appuntamento di Milano Cortina 2026, con il 64% che intravede ricadute concrete per la propria attività.

Opportunità diverse a seconda della geografia

Le aspettative cambiano a seconda della geografia. A Milano, oltre sette aziende su dieci puntano su una crescita della clientela locale e nazionale. Nelle località montane, invece, prevale l’idea di un afflusso più marcato di turisti internazionali: l’83% delle imprese crede che i Giochi saranno un potente strumento di visibilità.

Secondo Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, lo studio offre una fotografia preziosa dell’impatto che l’evento avrà sul tessuto imprenditoriale. Una “legacy” che non si limiterà ai due anni di preparazione e all’evento stesso, ma potrà proiettarsi nel tempo.

Tra investimenti e digitalizzazione

Quasi la metà delle imprese intervistate ha già investito o intende farlo in vista dei Giochi. Le priorità riguardano ristrutturazioni, personale, marketing e soprattutto innovazione digitale. Il 53% di chi ha pianificato spese punta infatti sui sistemi di pagamento, considerati strategici per accogliere un pubblico sempre più internazionale.

In media, le aziende hanno messo a budget il 14% del proprio fatturato per iniziative legate all’evento, con alberghi e ristorazione tra i settori più attivi.

I pagamenti digitali come volano di sviluppo

Più del 90% delle PMI ritiene che i visitatori utilizzeranno principalmente pagamenti elettronici. Lo scenario è chiaro: carte e sistemi contactless guideranno lo shopping, i trasporti e la ristorazione.

Visa, dal canto suo, sta lavorando per estendere la digitalizzazione nei territori coinvolti. “Abbiamo già introdotto i pagamenti contactless sui principali mezzi pubblici di Milano, Venezia e Verona, e presto lo faremo anche nelle altre aree dei Giochi” ha spiegato Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia.

Uno sguardo oltre il 2026

I benefici non si fermano al breve termine. Il 47% delle PMI prevede un aumento del fatturato anche dopo i Giochi, mentre il 39% immagina miglioramenti sul territorio in termini di infrastrutture e servizi.

Milano Cortina 2026, dunque, non sarà soltanto una vetrina sportiva globale, ma anche una leva di trasformazione per l’economia locale. Per le piccole e medie imprese italiane, la gara è già iniziata.

Intelligenza artificiale anche in cucina: l’AI va ai fornelli  

L’Intelligenza Artificiale entra sempre di più nella nostra quotidianità. E no, non è più confinata solo a settori come l’industria, la ricerca o la gestione della casa. L’IA entra infatti di prepotenza anche nelle nostre case, addirittura in cucina, terreno particolarmente sensibile per gli italiani, custodi di una tradizione gastronomica famosa in tutto il mondo.

Secondo una ricerca promossa da AEG, marchio premium di Electrolux Group, in occasione dell’ultimo Fuorisalone di Milano, il 73,68% degli intervistati ritiene che l’AI sia destinata a diventare una risorsa chiave nella cucina del futuro, a patto che sappia integrarsi con il patrimonio culinario del Paese.

Piace soprattutto il forno intelligente

Ma quali sono gli aspetti in cucina che gli italiani vorrebbero affidare all’Intelligenza Artificiale? Il sondaggio, condotto su circa 600 visitatori dell’AEG Design Hub durante la Design Week, ha messo al centro il forno, considerato alleato indispensabile per preparazioni complesse. I risultati parlano chiaro: quasi il 90% degli intervistati si è dichiarato interessato a soluzioni che sfruttano l’AI. In particolare, il 43,63% si è detto “molto interessato” e il 46,86% “abbastanza interessato”.

Tra le funzioni più desiderate emergono i suggerimenti di ricette basati sugli ingredienti disponibili (36,33%), il monitoraggio della cottura tramite app (28,52%) e la regolazione automatica di tempi e temperature (26,99%).

Tecnologia come supporto, non come sostituzione

Gli italiani, però, hanno un atteggiamento equilibrato. Dai dati raccolti si scopre che gli utenti non cercano un’automazione totale, ma un’assistenza che accompagni passo dopo passo senza sostituirsi completamente al cuoco. Solo il 31,92% degli intervistati si fiderebbe ciecamente di un forno in grado di gestire la cottura in autonomia, mentre la maggioranza (59,76%) preferisce mantenere un certo controllo sul risultato finale.

Questa tendenza si riflette anche nella voglia di sperimentare: il 59,93% apprezza l’idea di un forno capace di migliorare le ricette grazie all’intelligenza artificiale.

Le novità del settore

Le nuove soluzioni AEG rispondono proprio a queste esigenze. I forni della gamma si distinguono per la funzione AI TasteAssist: l’utente può inviare una ricetta tramite app e lasciare che l’elettrodomestico ne ottimizzi tempi e modalità di cottura, suggerendo anche quando sfruttare il vapore per preservare vitamine e sapore.

A completare l’offerta, l’interfaccia CookSmart Touch consente di accedere in modo semplice e immediato a programmi e consigli attraverso un display di ultima generazione, rendendo l’esperienza d’uso intuitiva e personalizzata.

Un futuro già presente

La ricerca dimostra che l’AI in cucina non è più un’ipotesi lontana, ma una realtà pronta a essere accolta con fiducia. AEG, forte di questi dati, continua a sviluppare tecnologie capaci di unire innovazione e tradizione, proiettando la cucina verso una nuova era in cui il digitale diventa alleato della creatività ai fornelli.

Smart city: come connettere cittadini, imprese e PA?

Nel 2023 gli investimenti pubblici in progetti smart in Italia hanno superato per la prima volta 1 miliardo di euro (Intesa Sanpaolo Innovation Center, 2025).
Tuttavia, il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne è escluso tende ad ampliarsi, rischiando di lasciare indietro ampie fasce della popolazione.

Lo sviluppo delle smart cities passa da un ecosistema digitale integrato e accessibile, capace di connettere cittadini, imprese e PA attraverso infrastrutture e servizi intelligenti. Il 78% delle amministrazioni che ha realizzato progetti smart ha ottenuto benefici pari o superiori alle aspettative, ma persistono forti criticità, diseguaglianze territoriali e culturali. 
Emerge dallo studio della Rome Business School “Sfide e opportunità delle smart cities tra transizione digitale, turismo e sostenibilità”.

Non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale

“Una smart city non è un traguardo tecnologico, ma un processo sociale e culturale: solo se saprà essere inclusiva, trasparente e partecipativa, l’innovazione potrà generare valore e benessere per tutti”, sottolinea Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.

Di fatto, sul fronte della connettività l’Italia rimane indietro rispetto alla media europea, con la copertura delle reti fisse ad alta capacità che raggiunge “solo” il 52,9% delle famiglie (78,8% media UE), mentre la fibra ottica fino alle abitazioni è disponibile per meno del 60% (63,9% UE). Questo gap infrastrutturale penalizza soprattutto le periferie e il Mezzogiorno, limitando l’efficacia dei sistemi urbani intelligenti.

La mobilità intelligente migliora la qualità della vita

Milano guida la digitalizzazione urbana, seguita da Bologna, Roma, Torino, Reggio Emilia, Genova, Bari, Firenze, Modena e Venezia (EY Smart City Index, 2025). 

La mobilità intelligente è considerata una leva strategica non solo per la riduzione delle emissioni, ma anche per il miglioramento della qualità della vita nei centri urbani. E la mobilità sostenibile è una delle aree più sviluppate nei progetti di smart city in Italia. Le soluzioni adottate vanno dal potenziamento dei mezzi pubblici elettrici all’introduzione di servizi di micromobilità e alla gestione digitale del traffico.
Milano, ad esempio, conta oltre 18.000 biciclette in sharing e circa 2.000 punti di ricarica per veicoli elettrici, mentre a Bologna sono attivi sistemi di sensoristica urbana per la regolazione dei flussi. 

Integrare identità urbana e sostenibilità

Tra le tendenze più recenti spicca l’integrazione tra smart city e turismo. Nelle città d’arte il turismo è tra i settori che maggiormente beneficiano delle tecnologie intelligenti. A Roma, dove il Colosseo ha superato 14 milioni di visitatori nel 2024, sono stati introdotti sistemi di prenotazione a fasce orarie, assistenti digitali e accessi regolati per ridurre il sovraffollamento in siti come la Fontana di Trevi.

La città, che nel 2024 ha registrato 22 milioni di arrivi, affronta le criticità con strategie innovative, come quelle previste dal piano “Roma Smart City”, che promuove un turismo sostenibile integrato con l’identità urbana. Le entrate della tassa di soggiorno vengono reinvestite in infrastrutture, trasporti ecologici e tutela del patrimonio.

Viaggiare in treno, per la Gen Z è un rito di passaggio

Viaggiare in treno è più di un semplice modo per spostarsi da un luogo all’altro: è parte del viaggio stesso.
Secondo il Travel Trend Report 2025 di Trainline, il 35% degli italiani apprezza la possibilità di osservare il paesaggio che scorre con un senso di calma e scoprendo “gemme” nascoste. A guidare questo cambiamento è la Gen Z: più di qualsiasi altra generazione il 79% dei giovanissimi è attratto dai viaggi internazionali in treno.

E ora che gli esami sono ufficialmente finiti inizia il viaggio che definisce una generazione. Con gli impegni di studio alle spalle i neodiplomati sono pronti ad abbracciare un nuovo capitolo della loro vita, pieno di indipendenza, avventura con l’emozione dell’ignoto.

Mindscape, l’equilibrio perfetto tra consapevolezza e bellezza del paesaggio

Oltre all’avventura, questa scelta riflette una crescente consapevolezza dell’impatto sul pianeta. Infatti, il 42% degli italiani, in particolare i viaggiatori più giovani (il 38% della Gen Z), cerca attivamente modi più sostenibili per viaggiare.
Con Trainline, l’estate del 2025 non sarà solo indimenticabile, sarà un’esperienza consapevole, una finestra sull’anima dell’Europa.

È così che prende forma la tendenza che guida i viaggiatori nel 2025, il Mindscape, un perfetto equilibrio tra mindfulness (consapevolezza del momento) e landscape (paesaggio). Una filosofia che definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.

Destinazione, le capitali d’Europa

Per i giovani viaggiatori, il viaggio in treno incarna tutti questi elementi, sia che si tratti di prendere il treno per Parigi, visitare alcune delle capitali più vivaci d’Europa, come Berlino e Madrid, o fare un Interrail attraverso più destinazioni.
La prenotazione tramite Trainline offre ulteriori vantaggi, inclusa la possibilità di utilizzare la Carta Giovani Nazionale per i viaggiatori dai 18 ai 35 anni. In questo modo, pianificare il viaggio di una vita non solo diventa facile e veloce, ma anche più accessibile ed economico.

Tra le mete consigliate dall’app c’è anche Barcellona, città vibrante che incanta con l’architettura visionaria di Gaudí, le spiagge dorate e una vita notturna effervescente. È un crocevia di culture, sapori e divertimento, perfetta per chi cerca un’esperienza completa tra arte, relax e socialità.

L’ideale per un viaggio indimenticabile

Berlino è invece il luogo ideale per chi cerca ispirazione e un’atmosfera cosmopolita mentre Siviglia è perfetta per un viaggio dedicato alla storia, alla cultura e alla passione spagnola. E se Amsterdam è la meta perfetta per un viaggio all’insegna della scoperta e della spensieratezza Budapest offre un mix unico di eleganza imperiale e modernità. 

Una città portuale dinamica e multiculturale, con un’atmosfera vivace, mercati colorati e un’ottima cucina è Marsiglia, l’ideale per chi cerca un’esperienza autentica e un assaggio della vita mediterranea.
Ma un’altra città affascinante, con il suo Ponte Carlo, il Castello e un’atmosfera fiabesca è Praga, nota anche per la vivace vita notturna e i prezzi accessibili. Perfetta per un viaggio post-Maturità.

Italiani e investimenti: 2 milioni scommettono sulle criptovalute

Qual è il rapporto fra gli italiani e gli investimenti finanziari, considerando le nuove possibilità per far crescere (si spera) i propri risparmi? Tra le nuove tendenze spicca sicuramente il boom delle criptovalute. Secondo una ricerca commissionata da Facile.it e condotta da mUp Research, circa 2 milioni di cittadini hanno scelto di puntare su valute digitali per far crescere i propri risparmi.

Cripto: il digitale conquista i più giovani

La fascia d’età più attratta da questo tipo di investimento è quella tra i 25 e i 34 anni, dove la propensione è del 53% superiore alla media. Il Nord Est si conferma una delle aree più ricettive, con un’adesione del 33% sopra la media nazionale.

Inoltre, l’interesse degli uomini per le criptovalute è decisamente più marcato rispetto a quello delle donne: investe in cripto quasi il 7% dei maschi, contro il 2,9% delle signore.

Polizze, fondi e titoli: gli strumenti più diffusi

Se si guarda al complesso degli strumenti utilizzati, emerge che 21 milioni di italiani hanno almeno un investimento attivo. Le polizze vita risultano le più diffuse (16,4%), in particolare tra i 45 e i 54 anni. A seguire troviamo i fondi pensione (15,5%), apprezzati dai 35-44enni.

Tra le scelte più comuni figurano anche i fondi comuni d’investimento (14,7%) e i titoli di Stato (14,5%), prediletti soprattutto dagli over 65. Il conto deposito è un’altra opzione popolare (15,3%), soprattutto nel Nord Est. Infine, circa 4,7 milioni di italiani scelgono di investire direttamente in azioni.

Chi investe di più? Età, area geografica e differenze di genere

Gli investimenti sono più diffusi tra gli individui dai 45 ai 64 anni, che rappresentano oltre la metà degli investitori. A livello territoriale, la maggiore concentrazione si registra nel Nord Ovest, dove il 59% degli intervistati dichiara di avere somme investite.

Il divario tra uomini e donne resta importante: investe infatti il 61% degli uomini, ma solo il 42% delle donne.

Motivazioni e criticità nella gestione del denaro

La ragione principale per cui si investe? Per il 37% degli italiani, l’obiettivo è semplicemente far rendere il denaro. Seguono motivazioni legate alla sicurezza futura, come creare un fondo per emergenze o assicurarsi una pensione integrativa. In molti casi, le scelte finanziarie sono orientate al benessere dei figli: quasi 2 milioni di persone investono per lasciare un’eredità, e 1,8 milioni per sostenere la formazione dei propri figli.

C’è però chi resta fuori dal mondo degli investimenti per mancanza di competenze: è il caso del 15% degli intervistati, con un picco vicino al 30% tra i giovani sotto i 34 anni.

Verso una maggiore consapevolezza finanziaria

“Risparmio e investimento devono andare di pari passo per garantire tranquillità economica nel tempo”, sottolinea Maurizio Pescarini, amministratore delegato di Facile.it. Proprio per facilitare l’accesso a strumenti semplici e comprensibili, il portale ha lanciato una nuova sezione dedicata al confronto di prodotti finanziari, supportata da esperti in grado di orientare anche i meno esperti.

Allarme dipendenza digitale: bambini e adolescenti sempre più fragili

La tecnologia permea ogni aspetto della vita quotidiana, offrendo strumenti straordinari. Ma accanto ai vantaggi emergono effetti collaterali inquietanti, specie tra i più giovani.

La cronaca recente racconta casi allarmanti: un quindicenne ricoverato in Piemonte per una crisi d’astinenza da smartphone e una bambina a Roma che si è lanciata dalla finestra dopo che le era stato tolto il cellulare. Segnali evidenti di un disagio che ha radici più profonde e che chiama in causa famiglia, scuola e istituzioni.

Un decalogo per genitori ed educatori

Per affrontare questa crescente emergenza, l’Intergruppo Parlamentare Prevenzione e Riduzione del Rischio, presieduto dall’onorevole Gian Antonio Girelli, ha promosso un’iniziativa che coinvolge esperti, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni. Il risultato è un decalogo pratico, pensato per guidare genitori ed educatori nell’educazione digitale dei ragazzi. Ecco i dieci punti fondamentali:

  1. Essere un esempio positivo: gli adulti devono usare la tecnologia in modo equilibrato, mostrando ai figli come gestirla con consapevolezza.
  2. Stabilire regole condivise: definire limiti di tempo e spazi senza schermi, coinvolgendo i figli nella definizione delle regole.
  3. Offrire alternative reali: proporre sport, letture, attività creative e momenti di noia costruttiva per ridurre il tempo online.
  4. Evitare l’uso dei dispositivi come consolazione: non usare tablet o smartphone per calmare o distrarre i bambini.
  5. Tutela dei momenti relazionali: pasti, sonno e tempo in famiglia vanno protetti dalla presenza degli schermi.
  6. Adeguare l’uso all’età: nessuno schermo prima dei 2 anni; accesso ai social solo dopo i 12 anni e sempre con supervisione.
  7. Non anticipare i social media: l’ingresso precoce nei social comporta rischi emotivi e relazionali.
  8. Sorveglianza attiva: conoscere le app utilizzate, discutere con i figli di ciò che vedono online.
  9. Riconoscere segnali di allarme: isolamento, irritabilità, dipendenza dal dispositivo vanno osservati e affrontati con l’aiuto di un esperto.
  10. Agire insieme come comunità: famiglie, scuola, sanità e istituzioni devono collaborare per una crescita digitale sana.

Parlano gli esperti: la connessione non sostituisce la relazione

Durante la conferenza stampa di presentazione, il professor Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Roma 1, ha lanciato un monito: “Quella che chiamiamo dipendenza da smartphone è solo la punta dell’iceberg. I bambini sviluppano legami emotivi guardando negli occhi, non negli schermi. Se questi momenti vengono sostituiti dalla connessione digitale, le conseguenze si manifestano nell’adolescenza, con problemi affettivi, isolamento e disagio emotivo”.

Un patto educativo per il futuro

“Serve una cultura digitale condivisa, per evitare che la tecnologia si trasformi in una minaccia”, ha affermato l’on. Girelli. “Non possiamo più ignorare il problema. Dobbiamo educare, prevenire e intervenire con strumenti concreti”.

Il decalogo è un primo passo per ritrovare il giusto equilibrio tra tecnologia e relazioni umane, tra connessione e consapevolezza.

Mangiare fuori: nel 2024 spesi “solo” 85 miliardi, meno del pre-Covid 

Da oltre dieci anni la spesa per il cibo in Italia è sostanzialmente uguale. I consumi alimentari totali nel 2024 ammontano a 234 miliardi di euro, di cui 150 miliardi per il solo consumo domestico, che nei due anni del Covid (2020-2021 ha segnato il record di 157 miliardi. Il  livello degli attuali consumi alimentari ci riporta quindi ai numeri del 2015.

Nel 2024 per la ristorazione fuori casa gli italiani hanno speso una media di 3.264 euro a famiglia, raggiungendo 85 miliardi di euro, sotto i livelli del 2018 (87 miliardi) e 2019 (88 miliardi).
Emerge dai dati elaborati da TEHA in occasione della 9a edizione del Forum Food&Beverage di Bormio.

Come recuperare terreno rispetto ai livelli pre-crisi?

“Alla base di questa stagnazione – dichiara Valerio De Molli, ceo e Managing Partner di TEHA – c’è una dinamica che distingue l’Italia da tutti gli altri Paesi OCSE: è l’unico Paese dove i salari reali medi sono diminuiti dal 2000, con una variazione annua negativa dello 0,2%, mentre la media OCSE registra un aumento dello 0,7%. A ciò si aggiunge la crescita dell’inflazione, in particolare quella alimentare, che ha raggiunto un massimo storico del +13,8% a ottobre 2022”.

La ripresa dei consumi interni rappresenta perciò una condizione fondamentale per il rilancio economico. La domanda interna sostiene il 60% del Pil, di cui i consumi alimentari costituiscono una parte fondamentale.
Per le imprese dell’agroalimentare, “diventa cruciale recuperare terreno rispetto ai livelli pre-crisi – aggiunge Benedetta Bioschi, partner TEHA – e innescare un circolo virtuoso di crescita sostenuta dalla domanda”. 

I “redditi” più alti spendono oltre 800 euro al mese

L’impatto dell’inflazione non è uniforme e colpisce in modo più severo le famiglie con redditi più bassi.
Nel 2023, il 78% della spesa delle famiglie con reddito più basso è assorbito da spese incomprimibili, il 25% in più rispetto alle famiglie con reddito più alto.

Questa polarizzazione si riflette chiaramente nelle abitudini alimentari. Le famiglie del ‘quinto quintile’ spendono in media 806 euro al mese per l’alimentazione in casa, accettando una spesa maggiore pur di acquistare la stessa tipologia di prodotto, mentre quelle del primo quintile si fermano a 372 euro. 

Meglio cucinare in casa

La differenza è ancora più forte nel consumo fuori casa, che rappresenta il 43,1% della spesa alimentare per i redditi più alti e appena il 12,5% per i più poveri.
Allo stesso tempo, emerge una tendenza marcata a cucinare in casa-

Oltre il 90% del campione aumenterà questa abitudine, non solo per contenere la spesa, ma anche come risposta al bisogno di controllo e qualità del cibo.
E tre italiani su 10 manterranno o aumenteranno l’abitudine di ordinare cibo attraverso le app di delivery.

Business Travel: ad aprile 2025 più spesa, ma meno valore

Il BTT di Uvet GBT è un indice numerico che fotografa l’andamento mensile del settore del Business Travel, il mercato dei viaggi d’affari.
L’indice si rapporta alla corrispondente estrazione dati del 2019 considerando quest’ultima sempre a valore 100.

Secondo il BTT (Business Travel Trend), l’indice mensile sui dati del Business Travel in Italia, realizzato da Gruppo GBT con il Centro Studi Promotor (CSP), nel mese di aprile 2025 si registra una lieve flessione, che raggiunge quota 106, con un calo di 2 punti rispetto allo stesso mese del 2024.
Sempre nello stesso periodo, il numero di transazioni diminuisce di 5 punti, mentre la spesa media aumenta di 4 punti.

Dazi USA fanno contrarre il volume d’affari

Negli ultimi cinque anni il mercato del Business Travel in Italia ha mostrato la dimensione dell’impatto dovuto alla crisi pandemica. Inoltre, le settimane successive all’annuncio del presidente USA Donald Trump riguardo all’introduzione di nuovi dazi su scala globale, hanno dato il via a quella che si profila come una vera e propria ‘guerra commerciale mondiale’.

E se la Cina sembra essere il principale bersaglio delle misure statunitensi, anche l’Unione Europea risulta coinvolta in un’escalation dagli esiti imprevedibili.
Di conseguenza, anche il settore Business Travel registra una contrazione del volume d’affari.

Nonostante gli scenari sfavorevoli il BTT Travel Value si mantiene costante

Nel mese di aprile 2025 anche la presenza di numerose festività ha accentuato la contrazione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nonostante questi scenari, il BTT Travel Value progressivo si mantiene costante rispetto al valore dello scorso mese, attestandosi nuovamente a quota 103.

L’attribuzione  di ‘100’ ai dati 2019 rappresenta un punto di partenza convenzionale per il BTT, una sorta di unità di misura di base adottata per esprimere gli andamenti mensili attuali e per il prossimo futuro.
L’analisi di un valore (numero transazioni, spesa globale o spesa media per transazione) in viaggi d’affari sintetizzata con indice 109, ad esempio, indica, un incremento del 9% rispetto al suo corrispettivo.

Il periodo pre-pandemia come termine del confronto

L’indicazione periodica del BTT, nel tempo, delinea un trend correlato all’andamento dell’economia.
Il BTT è quindi la sintesi di un comportamento rispetto a una scala che per convenzione è stata costruita sul periodo pre-pandemia, all’interno di un cluster omogeneo e rappresentativo del mercato dei viaggi d’affari.

L’abitudine alla sua consultazione dirà in qualsiasi momento se il Business Travel sta andando ‘meglio’ o ‘peggio’, sia in rapporto all’indice 100 sia rispetto al mese o l’anno precedente.

PMI e burocrazia: un peso insopportabile da 80 miliardi l’anno

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, la complessità delle norme, e spesso, l’impossibilità pratica di applicarle, rappresentano un ‘dramma’ insopportabile, che costa alle Pmi 80 miliardi l’anno. Un risultato riconducibile, in particolare, a un livello di digitalizzazione dei servizi pubblici ancora troppo basso.
Di conseguenza, a pagare il conto sono le aziende. Che sottraggono tempo e risorse economiche all’attività produttiva. 

La burocrazia è un fardello che ‘schiaccia’ le Pmi e soprattutto le microimprese, costrette a destreggiarsi tra moduli da compilare, documenti da produrre, timbri da apporre, e file interminabili agli sportelli pubblici per ottenere una semplice informazione. Senza contare che i tempi medi per il rilascio di permessi e autorizzazioni da parte della PA restano tra i più elevati d’Europa.

Tempi di risposta e costi “patologici”

Nonostante la nostra PA presenti punte di eccellenza, la macchina dello Stato nel suo complesso funziona mediamente con difficoltà, soprattutto in molte regioni del Mezzogiorno, dove l’inefficienza costituisce un tratto caratteristico. 
Non solo. A preoccupare cittadini e imprese sono i tempi di risposta e i costi della burocrazia, diventati una patologia non più sopportabile. 

La semplificazione del quadro normativo è un’operazione necessaria da perseguire per alleggerire il peso della burocrazia normativa. All’inizio del mese di aprile è stato approvato un disegno di legge che prevede l’abrogazione di oltre 30.700 norme emanate tra il 1861 e il 1946.
Una volta approvata definitivamente, questa misura ridurrà del 28% lo stock di norme vigenti.

Personale impiegato solo per espletare gli obblighi di legge

Anche dal confronto con gli altri Paesi europei emerge che la nostra PA sconta differenziali di inefficienza.
Secondo un’indagine condotta dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI), il 90% delle imprese italiane impiega personale per adempiere agli obblighi normativi. In Francia il dato è all’87%, in Germania all’ 84% e in Spagna all’ 82%. La media UE si è stabilizzata all’86%.

Tuttavia, il dato più preoccupante è riconducibile al fatto che in Italia il 24% degli imprenditori impiega oltre il 10% del personale per espletare le formalità richieste dalla legge. Un dato che scende al 14% in Francia e in Spagna e all’11% in Germania. Per una media UE pari al 17%.  

Sud italiano ultimo in Europa per efficienza

Secondo la periodica indagine condotta nel 2024 dall’Università di Göteborg sulla qualità istituzionale delle Pubbliche Amministrazioni presenti nelle 210 regioni dell’Unione Europea, i risultati delle realtà territoriali italiane sono state molto modeste.

La CGIA segnala che la prima regione d’Italia è il Friuli Venezia Giulia, al 63° posto a livello europeo. Seguono la provincia Autonoma di Trento (81°), la Liguria (95°) e la Provincia Autonoma di Bolzano (96°).
Male le regioni del Sud: Puglia al 195° posto, Calabria al 197°, Molise al 207° e Sicilia al 208°.
Nella UE la regione più efficiente è la finlandese Åland. Maglia nera, la realtà bulgara di Severozapaden.

Birra sostenibile: la rivoluzione green è guidata dalla Gen Z

La sostenibilità guida le preferenze di oltre tre consumatori di birra su quattro, coinvolgendo trasversalmente tutte le generazioni. Ma è la GenZ a mostrare una sensibilità superiore rispetto a Millennials e GenX.

Le differenze generazionali indicano i giovani tra 18 e 27 particolarmente attenti a packaging ecologico (43%), salute e sicurezza sul lavoro (24%), mentre i Millennials si concentrano sull’utilizzo di energia pulita (37%).
La GenX pone invece maggiore enfasi sulla tutela del suolo (56%) e sulla produzione locale e stagionale (47%). Emerge dall’indagine condotta da BVA Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB) di AssoBirra.

I driver di scelta per l’acquisto

Il 40% dei GenZ dichiara di aver consapevolmente acquistato birra da aziende impegnate nella sostenibilità, a fronte del 29% dei Millennials e del 25% della GenX.
In generale, oltre la metà dei consumatori si dice disposta a pagare fino al 10% in più per una birra sostenibile. La GenZ si distingue nuovamente, con il 27% che si spinge a investire anche il 20% in più, confermandosi la generazione che ha maggiormente rivisto le proprie abitudini d’acquisto in chiave green.

Tra i principali driver di scelta spiccano l’agricoltura sostenibile (42%) e il packaging ecologico (37%).
Quest’ultimo tema riscuote particolare attenzione tra i più giovani, mentre la Gen X mostra un forte interesse per la provenienza delle materie prime, con un picco del 50% a favore dell’agricoltura sostenibile.

Rilevanti le fonti rinnovabili per la produzione

In crescita anche la sensibilità verso l’uso di energia rinnovabile, come quella solare o eolica, indicata dal 32% della GenZ come fattore rilevante nella scelta del prodotto.
I social media si confermano poi il canale d’informazione preferito (75%) per conoscere le iniziative sostenibili dei brand di birra, superando la televisione (56%) tra le fonti di riferimento per tutte le fasce generazionali.

I consumatori di tutte le generazioni concordano inoltre sull’importanza che le aziende produttrici di birra adottino pratiche sostenibili e siano in grado di comunicarle in modo trasparente ed efficace.
Tra tutte, la GenX risulta la più sensibile a questo tema. Il 41% considera infatti fondamentale l’impegno concreto delle aziende (33% GenZ, 27% Millennials).

La coerenza nella comunicazione aziendale

Nel complesso, il 77% dei consumatori ritiene credibile che un’azienda birraria possa adottare pratiche sostenibili.
Solo il 59% però percepisce un’effettiva coerenza tra queste azioni e l’immagine che il brand comunica.

Su questo fronte, i Millennials si dimostrano i più fiduciosi (67%), mentre la GenZ appare più scettica, con solo il 52% che riconosce un allineamento tra valori dichiarati e comportamenti reali.
Nonostante la crescente attenzione alla sostenibilità, il 65% degli intervistati non conosce il significato dei termini ‘greenwashing’ o ‘ecologismo di facciata’. La GenZ si conferma la più informata: il 44% ne ha già sentito parlare, ma solo il 58% è in grado di definire questi termini correttamente.